L’ultimo «ciao» a don Mazzi, oltre mille ai funerali
Un girasole sulla bara e l’abbraccio della comunità Exodus
Un girasole appoggiato sulla bara di legno chiaro, il lungo applauso all’arrivo del feretro e le voci dei suoi ragazzi. Milano ha dato l’ultimo saluto a don Antonio Mazzi, il fondatore della comunità Exodus morto venerdì 31 luglio all’età di 96 anni. Oltre un migliaio di persone ha gremito la basilica di Sant’Ambrogio per le esequie celebrate nel giorno del lutto cittadino proclamato dal Comune. Non una cerimonia formale, ma una liturgia scandita dalla musica, dalle testimonianze e dalle parole degli educatori e dei giovani provenienti dalle diverse realtà di Exodus. All’uscita dalla basilica sono risuonate “L’Aquila reale”, inno della Fondazione composto da Franco Mussida, e “Io vagabondo” dei Nomadi, una delle canzoni più amate dal sacerdote.

Il «ciao» grande come il Vangelo
Il filo dell’omelia pronunciata da don Massimiliano Parrella è stato racchiuso in una sola parola: «Ciao». Un saluto che, nella vita di don Mazzi, rappresentava l’apertura verso il detenuto, il tossicodipendente e chiunque avesse smesso di credere nel proprio futuro. «Il tuo ciao non chiude una storia, ma ne apre infinite altre», è stato ricordato durante la celebrazione. Ai partecipanti è stata distribuita anche la “preghiera del ciao”, considerata una sorta di testamento spirituale del fondatore di Exodus. Don Mazzi desiderava che proprio quelle quattro lettere fossero scritte sulla sua tomba. Sul sagrato, molti ragazzi indossavano magliette con alcune delle frasi simbolo del sacerdote: «C’è un tempo per nascere e un tempo per rinascere» e «Riservato a chi ha una tremenda voglia di vivere». Presenti anche le corone inviate dai Pooh e dalla Curva Sud del Milan.
Don Ciotti: «Speranza, giustizia e accoglienza»
Tra i presenti il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia, don Luigi Ciotti, Giorgio Gori, Guido Bertolaso, il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, Urbano Cairo e Lele Mora. Don Ciotti ha ricordato Mazzi come un uomo capace di unire «speranza, giustizia e accoglienza» e di portare la propria testimonianza cristiana tra le persone in difficoltà: «Dio non abita nei tabernacoli d’oro, dobbiamo cercarlo nelle strade». Il sindaco Sala ha annunciato che sosterrà la proposta di iscrivere don Mazzi al Famedio, il pantheon dei milanesi illustri, ma ha indicato come priorità la prosecuzione del lavoro della Fondazione: «Per onorarlo bisogna aiutare Exodus ad andare avanti». Dopo l’ultimo applauso, il feretro ha lasciato Sant’Ambrogio diretto al tempio crematorio di Lambrate. Don Mazzi riposerà in forma privata nel cimitero dell’Opera don Giovanni Calabria, presso l’Abbazia di Maguzzano, nel Bresciano, il luogo in cui aveva studiato da ragazzo. (redazione@corrierecal.it)
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