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il tempo delle scelte

Pd Calabria, Orlando squarcia il velo sulla crisi

La diagnosi dell’ex ministro certifica una crisi politica e organizzativa che non può più essere rinviata. Per recuperare consenso serviranno contenuti, radicamento e una nuova capacità di iniziativa

Pubblicato il: 03/08/2026 – 10:00
di Clemente Angotti
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Il problema c’è ed è inutile negarlo. O, magari, fare finta di nulla tentando di spostare l’attenzione su altro. Il Pd in Calabria è ormai da tempo in preda ad una situazione di crisi che rischia di pregiudicarne seriamente il futuro. Non lo ha detto un avversario o un osservatore interessato, ma a sostenerlo – allargando l’orizzonte per indicare ‘una difficoltà del partito in alcune regioni d’Italia e la necessità di procedere ad una riorganizzazione’ – è stato all’incirca un mese fa uno dei big del partito a livello nazionale, più volte ministro ed esponente di primo piano del partito, Andrea Orlando, responsabile nazionale delle politiche industriali dei dem, intervenuto a Lamezia Terme ad un incontro sul tema “La sfida della sinistra, giustizia sociale, Mezzogiorno e sviluppo”. E in quella circostanza, l’ex titolare di dicasteri di peso come Ambiente, Giustizia e Lavoro, ha in qualche modo contribuito a squarciare il velo su una situazione di difficoltà, se non di crisi vera e propria, che attraversa il maggiore partito di opposizione e forza politica guida della coalizione che si oppone al centrodestra. E questo malgrado il contesto attuale appaia piuttosto favorevole per il fronte progressista di cui il Pd è magna pars: vedasi la vicenda del referendum contro l’istituzione dei sottosegretari che segna certamente un punto politico di peso a favore dell’opposizione a Occhiuto. Circostanza nella quale l’esecutivo guidato dal vicesegretario nazionale di Fi si è visto respingere dal Tar della Calabria anche l’istanza di sospensione immediata dell’ordinanza dell’ufficio centrale con cui si imponeva l’indizione immediata della consultazione. Intendiamoci: le questioni che agitano da tempo il Pd calabrese dall’interno rimangono tuttavia sostanzialmente tali.

Partito in difficoltà

E proprio in tal senso è stato chiesto a Orlando dai cronisti se, a suo giudizio, potrà essere sufficiente un cambio programmatico o una modifica degli assetti. “Non sta a me esprimere questa valutazione – si è schermito l’ex ministro, oggi consigliere regionale della Liguria – quello che posso dire è che il tema esiste”. Insomma, il tema affrontato anche in Calabria negli ultimi mesi da vari esponenti dem e commentatori in relazione alle performance tutt’altro che esaltanti per il partito e di conseguenza per tutto il centrosinistra o campo largo che dir si voglia, nelle ultime scadenze elettorali: regionali di ottobre, amministrative di maggio e giugno ad eccezione della parentesi referendaria, non è campato in aria ma ha una sua consistenza e chiama in causa uno sforzo in grado di indicare soluzioni praticabili. Soluzioni che sono più che necessarie se si ha in animo di essere pronti ad affrontare altre importanti e decisive prove. “C’è una difficoltà del partito in alcune regioni d’Italia – ha sostenuto ancora Orlando ampliando l’orizzonte del suo ragionamento – e noi vogliamo dare il nostro contributo per provare da affrontarla. Le scelte sugli assetti saranno una conseguenza. Intanto è molto importante discutere dei contenuti e stimolare una ricostruzione organizzativa, che considero il vero problema: va rafforzata la capacità di iniziativa del partito”.

Un’alternativa credibile

E’ necessario, dunque, e la cosa non sfugge, riflettere seriamente e adoperarsi per superare le difficoltà che si parano davanti. Il rischio è infatti quello che si allarghi ancora di più il fossato che si è venuto a creare tra il centrosinistra (e il Pd che di questa parte è il partito pilota) e la società calabrese. Soprattutto, ma non solo con quella parte di elettorato di area che c’è, esiste come è stato dimostrato da diverse situazioni: non ultima, lo scorso giugno, a Catanzaro, la presentazione del movimento guidato dall’ex consigliere regionale Francesco Pitaro capace di mobilitare, ad onta di temperature africane, centinaia e centinaia di persone tra cui molti piddini e di chiamarli a dare un contributo attraverso dei tavoli tematici di confronto ed elaborazione. E’ chiaro che un’alternativa credibile deve essere l’orizzonte su cui costruire una proposta in grado di attirare tanti cittadini delusi e demotivati. Ora che in qualche modo il velo è squarciato sarebbe bene, per il Pd, mettere tutte le carte in tavola, cercando di separare le aspettative e le speranze di futuro individuali dalle prospettive di un partito che rischia, stando così le cose, di perdere ulteriore peso rispetto al panorama politico calabrese. (redazione@corrierecal.it)

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