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i segnali positivi ci sono

Gualtieri: «Sicurezza, diritti e legalità, il lavoro che non può più aspettare»

Il segretario generale della CISL Magna Grecia richiama la necessità di più formazione e controlli, maggiori risorse per gli organi ispettivi

Pubblicato il: 20/08/2026 – 9:03
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CATANZARO Sicurezza e contrasto al lavoro nero, qualità dell’occupazione: sono questi i temi al centro dell’intervista a Daniele Gualtieri, segretario generale della CISL Magna Grecia. Un confronto che parte dalle morti ancora troppo frequenti nei luoghi di lavoro e dalla necessità di rafforzare formazione, controlli e prevenzione, per affrontare anche le criticità del lavoro irregolare e dello sfruttamento, particolarmente presenti nei settori del turismo, della ristorazione, dei servizi, dell’agricoltura e dell’edilizia. Per Gualtieri, sicurezza, legalità e qualità del lavoro devono procedere insieme, attraverso una strategia condivisa che coinvolga istituzioni, imprese, lavoratori e territorio.

Segretario, partiamo dall’emergenza di questo periodo: gli incendi che stanno colpendo il territorio. Che situazione state osservando e cosa chiede la CISL alle istituzioni?

Le immagini arrivate nei giorni scorsi, soprattutto dall’area centrale della Calabria, restituiscono la fotografia di una crisi di eccezionale gravità, comune a gran parte delle regioni del Sud, strette tra un caldo fuori norma e roghi che in molti casi presentano una matrice dolosa evidente. Il primo pensiero va a chi sta lavorando senza sosta per difendere persone, case, aziende agricole, infrastrutture e patrimonio boschivo: Vigili del Fuoco, Calabria Verde, Protezione Civile, forze dell’ordine e i tanti volontari in campo da giorni, spesso in condizioni difficilissime. A loro va la nostra gratitudine più sincera e il pieno sostegno. Non possiamo però limitarci a rincorrere l’emergenza. Gli elementi che stanno emergendo, con inneschi studiati e incendi appiccati deliberatamente, ci impongono di dire che chi devasta il territorio compie un atto criminale contro l’intera comunità, mettendo a rischio vite umane e colpendo agricoltura, turismo e imprese. Va riconosciuto che negli ultimi anni la Regione ha cambiato passo, con una linea di tolleranza zero, droni e un rafforzamento dei presidi operativi. Ma questa emergenza dimostra che serve fare molto di più: la tecnologia da sola non basta, occorre investire con decisione sul presidio umano del territorio, con un piano di assunzioni che realizzi finalmente quel ricambio generazionale da tempo annunciato ma mai attuato, insieme a un vasto piano di prevenzione — cura dei boschi, pulizia delle aree di interfaccia, manutenzione della viabilità rurale e delle fasce parafuoco — utile anche a contrastare il dissesto idrogeologico che puntualmente si manifesta dopo il passaggio del fuoco. Il punto, in fondo, non è soltanto come si spengono gli incendi, ma chi resta a controllare quei territori nei mesi in cui il fuoco ancora non c’è. Il presidio umano è fondamnetale. Può una regione con oltre 600 mila ettari di superficie boschiva permettersi di intervenire solo quando le fiamme sono già divampate? Da tempo, insieme alla FAI CISL, chiediamo un piano pluriennale di investimenti sulla forestazione, costruito su professionalità qualificate e su un modello multifunzionale che tenga insieme prevenzione, protezione della biodiversità e produzione sostenibile di legname e biomasse, a sostegno di una filiera capace di creare lavoro nella bioeconomia circolare. Difendere il patrimonio naturale vuol dire difendere il lavoro e la sicurezza delle comunità: una responsabilità che deve unire istituzioni, forze sociali e cittadini. Il tempo dell’attesa è finito, bisogna agire.

Continuano a susseguirsi drammatici incidenti sul lavoro, e nei mesi estivi si aggiunge il tema dello sfruttamento della manodopera legato al turismo. Qual è la vostra proposta?

Serve una strategia condivisa che metta al primo posto la formazione continua per lavoratori e datori di lavoro, puntando sulla qualità dei percorsi formativi e su una verifica reale della loro efficacia, il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza e dei contratti, il rafforzamento dei controlli nei cantieri e nei luoghi di lavoro — anche attraverso più assunzioni di personale ispettivo — e la costruzione di una cultura della sicurezza che coinvolga scuole, imprese, lavoratori e intera comunità. Solo con coordinamento e lavoro di squadra si possono prevenire tragedie come quelle che purtroppo continuano a verificarsi: la sicurezza va intesa come investimento, non come costo. Sicurezza, legalità e qualità del lavoro sono, del resto, tre facce della stessa medaglia: non si può rafforzare l’una trascurando le altre. A questo si collega il tema del lavoro nero e dello sfruttamento della manodopera, in particolare nei mesi estivi legati al turismo: va rivolto un plauso sincero a Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza per l’impegno costante nel contrasto a fenomeni che generano una concorrenza sleale, alterano il mercato e penalizzano chi investe in legalità e sicurezza. Bisogna proseguire su questa strada, rafforzando il personale destinato ai controlli e il coordinamento tra gli enti preposti, senza però trascurare la prevenzione e la diffusione della cultura della legalità: solo un’azione coordinata può contrastare in modo strutturale il sommerso. Nel turismo, nella ristorazione, nei servizi e negli appalti occorre poi intervenire anche sulla qualità del lavoro. Contratti regolari, formazione continua, una corretta organizzazione dei turni, il contrasto ai cambi di appalto al massimo ribasso e la valorizzazione delle professionalità sono strumenti indispensabili per prevenire sfruttamento, precarietà e lavoro irregolare. Dove il lavoro è stabile, qualificato e rispettato, cresce anche il livello di sicurezza. E questi fenomeni, va detto, non riguardano solo i settori del turismo e dei servizi: li abbiamo riscontrati anche in agricoltura e in edilizia. La CISL Magna Grecia continuerà a sostenere ogni iniziativa che promuova lavoro regolare, sicurezza e dignità in tutta l’area centrale della Calabria.

Buone notizie invece dall’Università Magna Graecia, con l’accreditamento del nuovo corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria. Cosa rappresenta per il territorio?

Una notizia di straordinaria importanza, non solo per l’Ateneo ma per l’intero sistema scolastico, e il risultato di un percorso in cui, come CISL Magna Grecia, CISL Scuola e CISL Università, abbiamo creduto e lavorato con convinzione negli ultimi anni. Già nel 2022 avevamo posto con forza il tema, denunciando la crescente carenza di docenti nella scuola dell’infanzia e primaria; anche quando il primo iter autorizzativo si è concluso negativamente non abbiamo mai smesso di sostenere le ragioni dell’Ateneo, confrontandoci costantemente con il rettore Giovanni Cuda. L’accreditamento dell’ANVUR conferma oggi quella visione, e va il nostro apprezzamento al Rettore e a quanti hanno lavorato per raggiungere questo traguardo. Un risultato che ci auguriamo sia un punto di partenza: l’Università deve saper leggere i cambiamenti del tessuto economico e sociale e anticipare i fabbisogni professionali, ampliando e qualificando la propria offerta per formare competenze coerenti con le esigenze del mercato del lavoro e dello sviluppo del territorio. È la strada giusta per dare nuove opportunità ai giovani e rafforzare il ruolo dell’Ateneo come leva di crescita per l’area centrale della Calabria.

Di recente avete promosso un convegno dedicato alla sanità. Qual è stato il senso di questa iniziativa?

La sanità ha bisogno di una visione che tenga insieme prossimità, prevenzione, innovazione e valorizzazione del capitale umano. Per questo abbiamo voluto un’occasione di confronto che mettesse allo stesso tavolo chi governa il sistema sanitario, le istituzioni, il mondo accademico e le rappresentanze dei lavoratori: solo attraverso il dialogo e la condivisione delle responsabilità si può costruire una sanità più vicina ai cittadini, capace di rispondere ai bisogni dei territori e di rafforzare la fiducia tra persone e servizi. Dal convegno è nata anche una proposta operativa: abbiamo presentato una piattaforma elaborata dalla CISL a partire dall’analisi dei bisogni reali dei territori di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, orientata a rafforzare la medicina di prossimità, ridurre le liste d’attesa, contrastare la mobilità sanitaria verso altre regioni e valorizzare il personale. Nasce dall’ascolto quotidiano di persone che raccontano liste d’attesa interminabili, viaggi fuori regione per curarsi, anziani che faticano ad accedere ai servizi. Il rilancio della sanità non può limitarsi a costruire nuove strutture: bisogna riempirle di professionisti, competenze e servizi. È una condizione essenziale anche per contrastare lo spopolamento e dare un futuro alla Calabria. Non accettiamo che ci siano territori penalizzati, come sta accadendo a Vibo Valentia: bisogna garantire pari dignità a tutti i territori. Serve più coinvolgimento, più partecipazione, più ascolto delle comunità locali: nessuna provincia dell’area centrale della Calabria può restare indietro nel diritto alla salute. Accanto agli investimenti infrastrutturali esiste poi una priorità altrettanto importante, che riguarda il modello organizzativo che accompagnerà questa trasformazione. Le nuove strutture, da sole, non producono automaticamente servizi migliori: per funzionare hanno bisogno di strumenti integrati, di responsabilità diffuse e condivise, di una governance stabile capace di mettere in relazione professionalità diverse attorno a obiettivi comuni. La sanità territoriale richiede competenze nuove e modalità di lavoro differenti rispetto al passato.

Proprio sulle nuove strutture, è arrivata la notizia dello stanziamento di un miliardo di euro per i nuovi ospedali calabresi

È una notizia di straordinaria importanza per il futuro della sanità regionale. Sono risorse che aprono finalmente una fase nuova e che devono tradursi rapidamente in cantieri, servizi migliori e condizioni di lavoro più efficaci per chi ogni giorno opera negli ospedali. Per Catanzaro, in particolare, sono disponibili complessivamente 500 milioni di euro: 300 per il nuovo ospedale e altri 200 per la Cittadella della Salute. Una dotazione di assoluto rilievo che rende ancora più urgente una decisione definitiva: oggi non ci sono più alibi, le istituzioni devono scegliere la soluzione che offre le maggiori garanzie sanitarie, organizzative ed economiche, senza disperdere competenze, professionalità e investimenti pubblici già realizzati. Il nostro territorio non può permettersi di perdere altro tempo su opere che incidono direttamente sul diritto alla salute.

Parliamo della fuga dei giovani dal Mezzogiorno: tra il 2019 e il 2026 il Sud avrebbe perso oltre 313 mila under 35, con Crotone e Catanzaro tra le province più colpite. Come legge questi numeri?

Sono dati che preoccupano e che nessuno può permettersi di ignorare. Ma dobbiamo evitare due errori: usare numeri che raccontano fenomeni strutturali per alimentare polemiche politiche, e continuare a descrivere il Mezzogiorno solo attraverso le sue debolezze. Lo spopolamento giovanile nasce da dinamiche economiche e demografiche di lungo periodo, che non si invertono in pochi anni. Allo stesso tempo la Banca d’Italia certifica che nel 2025 il PIL calabrese è cresciuto dell’1,1%, sopra la media sia del Mezzogiorno sia nazionale, con le esportazioni in aumento del 10,8% e investimenti sostenuti da incentivi e ZES Unica. Anche lo SVIMEZ conferma che il Sud cresce più del Centro-Nord per il quarto anno consecutivo: +9,5% negli ultimi quattro anni contro il 6,6%, investimenti pubblici PNRR cresciuti dell’88% e occupazione in aumento più che nel resto del Paese, con un buon incremento del lavoro stabile e dell’occupazione femminile. Non significa che i problemi siano risolti, ma sarebbe un errore non cogliere questi segnali: ora vanno consolidati e trasformati in occupazione stabile e ben retribuita per i giovani.

Quali politiche hanno contribuito a questa inversione di tendenza?

Importanti scelte hanno rimesso il Mezzogiorno al centro delle politiche di sviluppo: gli investimenti del PNRR, gli incentivi alle imprese e soprattutto la ZES Unica, tra gli strumenti più efficaci per attrarre investimenti e rafforzare la competitività del Sud. In due anni la ZES Mezzogiorno ha generato 20 miliardi di investimenti privati, con un impatto economico stimato in 55 miliardi e circa 60 mila nuovi posti di lavoro. Anche la Calabria offre segnali incoraggianti: tra il 2024 e il 2025 sono arrivate circa 1.700 domande di credito d’imposta per oltre un miliardo di investimenti, mentre dal gennaio 2024 al maggio 2026 sono state rilasciate 64 autorizzazioni uniche che hanno attivato quasi 628 milioni di investimenti e la previsione di 945 nuovi posti di lavoro. Numeri che dimostrano quanto semplificazione amministrativa e incentivi possano rendere più competitivo il territorio, anche se da soli non bastano.

Cosa manca per rendere questa crescita davvero strutturale?

Serve un’integrazione molto più stretta tra politiche nazionali e territoriali. Gli strumenti statali stanno creando condizioni favorevoli, ma il territorio deve fare la sua parte: politiche industriali locali, programmazione delle aree produttive, valorizzazione delle filiere strategiche. Turismo, agroalimentare, industria, logistica, portualità e interportualità sono le grandi opportunità dell’area centrale della Calabria, a cui si aggiunge il lavoro sulle aree industriali portato avanti da ARSAI, fondamentale per migliorare le infrastrutture produttive e favorire l’insediamento di nuove imprese. Parallelamente le aziende devono compiere un salto di qualità negli investimenti in innovazione e competenze: sono le due leve su cui si gioca la competitività dei prossimi anni.

Eppure le imprese lamentano di non trovare personale qualificato. Come si spiega questo paradosso?

È il grande paradosso del nostro tempo: da un lato i giovani se ne vanno, dall’altro molte imprese non trovano le professionalità di cui hanno bisogno. È il cosiddetto “skill mismatch”, il disallineamento tra competenze disponibili e competenze richieste dal mercato. Per noi è un tema prioritario: abbiamo promosso percorsi di alternanza scuola-lavoro con diversi istituti del territorio e avviato un confronto stabile con Università, associazioni datoriali e imprese, perché nessuno può affrontare questa sfida da solo. Dobbiamo costruire percorsi formativi legati ai bisogni reali del territorio: gli ITS dimostrano che una formazione tecnica di qualità garantisce sbocchi occupazionali immediati, e anche l’Università deve rafforzare il legame con il mondo produttivo. Università e imprese non possono restare due mondi separati: devono diventare un unico ecosistema capace di anticipare i cambiamenti. Ma la formazione da sola non basta: servono imprese che investano sull’innovazione e una contrattazione che valorizzi davvero la professionalità, perché il capitale umano resta il principale fattore competitivo di un territorio.

L’intelligenza artificiale sta cambiando il mercato del lavoro. Un territorio come il vostro, dove il settore dei call center pesa molto sull’occupazione privata, rischia di subirne l’impatto?

È una questione da affrontare con grande responsabilità, senza allarmismi ma senza sottovalutare quanto sta accadendo. Nel settore dei call center, che qui occupa migliaia di lavoratori, l’intelligenza artificiale sta già trasformando l’organizzazione del lavoro: molti servizi di assistenza clienti vengono automatizzati, mentre cresce la domanda di figure più qualificate, capaci di gestire processi complessi e supervisionare i sistemi di IA, offrendo un valore che la sola tecnologia non può dare. È un fenomeno che riguarda molti settori, ma per il nostro territorio ha un peso particolare, trattandosi di un comparto che negli ultimi anni ha garantito lavoro a migliaia di persone. Per questo serve monitorare costantemente gli effetti dell’IA sul lavoro, coinvolgendo università, enti di ricerca, imprese e parti sociali, per individuare sia le professioni più esposte sia quelle con maggiori prospettive. Non si tratta di difendere ogni mansione così com’è oggi, ma di accompagnare i lavoratori nella transizione investendo su formazione continua, reskilling e upskilling. Se governiamo questo cambiamento può diventare un’opportunità; se lo subiamo, rischia di aggravare le fragilità di territori come il nostro.

C’è poi il nodo delle retribuzioni e della qualità del lavoro

Ed è un tema centrale. In alcune zone della Calabria centrale, penso a Vibo Valentia e Crotone, cresce la voglia dei giovani di avviare un’attività imprenditoriale: un segnale positivo, che dimostra la volontà di investire nella propria terra. Ma restano tanti altri giovani che partono comunque per cercare un impiego dipendente altrove. Significa che non basta creare occupazione, bisogna migliorarne la qualità: retribuzioni adeguate, percorsi di crescita, stabilità e sicurezza, condizioni che rendano conveniente restare. Per questo consideriamo importante aver collegato gli incentivi alle assunzioni all’applicazione dei trattamenti economici previsti dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative: è una misura che chiedevamo da tempo, perché il salario giusto non si stabilisce per legge ma attraverso una buona contrattazione, che fissa quel confine di dignità sotto il quale c’è solo sottosalario e sfruttamento. Per i giovani non si tratta solo di trovare un lavoro, ma di poter costruire un progetto di vita: senza affrontare il tema delle retribuzioni continueremo a formare competenze che altri territori saranno pronti a valorizzare al posto nostro.

Quanto contano i servizi nel trattenere giovani e imprese?

Moltissimo: un territorio non diventa attrattivo solo grazie agli incentivi. Servono infrastrutture moderne, collegamenti efficienti, una sanità che funzioni, scuole di qualità e servizi per le famiglie: strade, ferrovie, porti, aeroporti, interporti, ma anche ricettività alberghiera per far crescere davvero il turismo. Quando una famiglia o un’impresa sceglie dove vivere o investire, valuta la qualità complessiva del territorio: per questo le politiche di sviluppo devono procedere insieme al rafforzamento dei servizi essenziali.

Resta il tema della povertà

Sì, e non va guardato solo dal punto di vista economico. Esiste una povertà educativa che rischia di compromettere il futuro di un’intera generazione: abbiamo ancora troppi giovani che non studiano e non lavorano. Contrastare la dispersione scolastica, sostenere le famiglie e rafforzare le opportunità formative significa investire sullo sviluppo del territorio. Se vogliamo davvero ridurre i divari, dobbiamo tenere insieme crescita economica, inclusione sociale e diritto alla formazione. Ma il sindacato, per essere davvero utile, deve andare oltre la tutela tradizionale e provare a dare ascolto e risposte alle diverse fragilità e vulnerabilità che attraversano il nostro territorio. Per questo siamo impegnati, a partire dalle aree più disagiate, a garantire strutture e servizi capaci di rispondere a questi bisogni: nel prossimo mese daremo concretezza a questo percorso con alcune iniziative importanti.

Per concludere: qual è il messaggio che la CISL Magna Grecia rivolge oggi a istituzioni e mondo produttivo?

Questa è una fase in cui tutti devono assumersi le proprie responsabilità. I segnali positivi ci sono, ora serve un salto di qualità, rafforzando la collaborazione tra istituzioni, imprese, università, scuola, parti sociali e mondo della ricerca. La partecipazione, valore storico della CISL che oggi trova anche un riconoscimento sul piano legislativo, resta il metodo più efficace per affrontare questa sfida: lo sviluppo non si costruisce contrapponendo gli attori del territorio, ma condividendo responsabilità e obiettivi comuni. Se sapremo fare sistema — investendo su competenze, innovazione, infrastrutture, sanità, qualità del lavoro e contrattazione — l’area centrale della Calabria potrà ridurre progressivamente il divario con le zone più sviluppate del Paese. I primi segnali ci sono: adesso abbiamo il dovere di trasformarli in una crescita stabile, capace di trattenere i nostri giovani e di far tornare anche chi oggi ha scelto di costruire altrove il proprio futuro. (redazione@corrierecal.it)

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