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Catanzaro, personalità e blackout. Cosenza, la riga che non si riesce a tirare

Il ko delle Aquile a Vicenza parla di una squadra ancora da costruire, quella dei Lupi a Cerignola una realtà che fatica persino a definire cosa costruire. Stasera tocca al Crotone

Pubblicato il: 24/08/2026 – 10:31
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Dopo la pausa estiva, con la prima giornata di campionato, torna Crema & Amarezza. E torna senza sorriso, alla luce delle sconfitte esterne del Catanzaro, battuto dal Vicenza, e del Cosenza, sconfitto dall’Audace Cerignola. Questa sera, alle 21, toccherà al Crotone scendere in campo: allo Scida arriverà il Foggia.

Catanzaro, personalità e blackout

È ancora presto, forse persino ingeneroso, per emettere sentenze sul nuovo Catanzaro di Giorgio Gorgone. La sconfitta di Vicenza racconta soprattutto una squadra ancora in costruzione. Per buona parte della gara il Catanzaro ha avuto personalità, idee e persino un certo dominio. Finché hanno retto gambe e testa, i giallorossi sono sembrati avere la partita in pugno. La splendida invenzione di D’Alessandro e il gol di Verrengia sono la fotografia di una squadra che, almeno per lunghi tratti, ha mostrato qualità e coraggio. Poi, però, il calcio presenta il conto. E a Vicenza lo ha presentato tutto insieme. Gorgone, senza riuscire a nascondere il suo rammarico, non ha mai nascosto di avere tra le mani un Catanzaro profondamente diverso da quello arrivato a un passo dalla Serie A. Sono partiti, anche inaspettatamente, giocatori importanti, alcuni dei quali colonne della scorsa stagione, e ricostruire non significa semplicemente sostituire undici uomini con altri undici: significa ricreare automatismi, gerarchie, certezze. Significa dare un’identità a una squadra che, oggi, inevitabilmente non può ancora averla pienamente. Anche il mercato dovrà fare la sua parte. Gli innesti già arrivati e quelli attesi dovranno aumentare qualità, profondità e competitività. Perché una cosa è ripartire, un’altra è pretendere di farlo dimenticando da dove si viene.

Crema: i segnali migliori sono nel gioco e nella personalità mostrati prima del cedimento. Il Catanzaro, per larghi tratti, è sembrato una squadra più matura dell’avversario. E certe giocate, come quella di D’Alessandro sono indizi di qualità.
Amarezza: i gol subiti su palla inattiva e una partita apparentemente controllata consegnata all’avversario in pochi minuti sono invece il campanello d’allarme. Non una condanna, ma un promemoria piuttosto rumoroso.

Cosenza, la riga che non si riesce a tirare

A forza di annunciare righe da tirare, prima o poi bisognerebbe anche avere qualcosa da mettere in ordine. A Cosenza, invece, la riga resta sospesa, come tutto il resto. Dopo l’esordio di campionato, il campo ha semplicemente tolto un po’ di trucco alle parole: la squadra, com’era facile attendersi, è fragile, il progetto sfocato e il futuro avvolto in quella nebbia che da anni accompagna ogni discorso sul calcio cosentino. Coppitelli chiede tempo, Lucioni predica serenità, il mercato resta aperto. Tutto legittimo. Ma c’è una differenza sostanziale tra costruire una squadra e chiedere agli altri di credere che la costruzione sia effettivamente (ri)cominciata. E definire il Cosenza una squadra «sbarazzina» capace soprattutto di essere «fastidiosa», non fa altro che svelare un ridimensionamento che i tifosi hanno già percepito con ben altra chiarezza. Il problema, ormai, non è soltanto ciò che accade nei novanta minuti ma è ciò che manca intorno ai novanta minuti. Manca una casa, manca il pubblico, manca una prospettiva condivisa. Manca persino quella normalità che dovrebbe essere il minimo sindacale per una società professionistica.

Crema: dopo una contestazione durissima, che ha certificato la rottura ormai insanabile con il duo Guarascio-Scalise, e un’intera estate trascorsa a chiedere il cambio di proprietà, a sperare persino nella nascita di una seconda squadra nei campionati minori e a esultare per lo stadio Marulla tolto al club, quando tutto lasciava intendere che quest’anno non avrebbero riempito gli spalti neanche in trasferta, i gruppi del tifo organizzato sono tornati al loro posto. A Crotone e Cerignola erano presenti. La passione, evidentemente, non è stata smantellata insieme alla squadra.
Amarezza: si può tirare una riga sul mercato, sui risultati, persino sulle responsabilità di una stagione. Ma non si può tirare una riga sul rapporto con una città fingendo che quella riga non esista. Il calcio a Cosenza è oggi ai suoi minimi storici: senza stadio, senza entusiasmo, senza consenso. E chi dovrebbe accorgersene continua, ostinatamente, a guardare dall’altra parte. (f.v.)

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