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Cemento sulle coste

Mattoni e speculazione “vista mare”: la piaga dell’abusivismo che sfregia la Calabria

Migliaia di illeciti tra spiagge e demanio marittimo. Le coste calabresi nella morsa di villaggi, lidi e strutture fuorilegge: l’impatto della criminalità e le ultime operazioni

Pubblicato il: 02/09/2026 – 7:00
di Mariateresa Ripolo
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L’assalto al demanio marittimo e la conquista abusiva di metri di spiaggia rappresentano una piaga che continua a deturpare le coste italiane. L’abitudine consolidata di edificare “vista mare” senza autorizzazioni, aggredendo il suolo pubblico a fini speculativi o di fruizione esclusiva, imperversa su molti tratti di litorale, dove villaggi vacanze, seconde case e lidi illegali proliferano a ridosso del bagnasciuga in violazione di leggi e tutela ambientale. Un fenomeno ben delineato all’interno dell’ultimo dossier Mare Monstrum di Legambiente, basato sui dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto.
Il ciclo illegale del cemento nelle regioni costiere costituisce il 30,2% dei reati totali contro il patrimonio marittimo nazionale. Nel corso del 2025 le forze dell’ordine hanno accertato 6.189 illeciti penali, con una media di 17 reati al giorno, 6.485 persone denunciate, 7 arresti e 653 sequestri penali. Sul fronte amministrativo le infrazioni contestate sono state 11.012, per un numero pari di sanzioni irrogate. Nonostante la gravità delle cifre, i dati nazionali evidenziano un netto ridimensionamento rispetto alla precedente rilevazione: si registra un calo del 40,1% per i reati contestati, del 40,9% per i denunciati, del 12,5% per gli arrestati e del 37,3% per i sequestri, mentre gli illeciti amministrativi risultano quasi dimezzati (-52,1%).

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La Calabria quarta in Italia

Nella graduatoria nazionale del cemento illegale la Campania si riconferma al primo posto, assorbendo il 18,8% dei reati (1.166 illeciti, 1.386 denunciati e 197 sequestri), seguita dalla Puglia con 953 reati e dalla Sicilia con 806. La Calabria sale di una posizione nella classifica generale e si piazza al quarto posto, precedendo il Lazio, la Sardegna, la Liguria e la Toscana.
L’incidenza del crimine ambientale lungo i litorali resta marcata nelle aree del Mezzogiorno: nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa – Calabria, Campania, Puglia e Sicilia –  si concentra quasi il 57% di tutti i reati contestati in Italia e delle relative persone denunciate, oltre a superare il 53% delle infrazioni amministrative. Come rimarcato da Legambiente nel dossier, «se le demolizioni sono il deterrente migliore per scongiurare il nuovo abusivismo, le mancate demolizioni sono – ancora oggi – l’incentivo perfetto per costruire illegalmente».

I sequestri nel Cosentino: abusi a Guardia Piemontese e Paola

I controlli delle autorità lungo le coste calabresi – viene rilevato nel report – hanno portato alla luce diversi episodi di occupazione e speculazione demaniale. A Guardia Piemontese, nel Cosentino, i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Cetraro hanno apposto i sigilli a un’area demaniale e protetta di 8.000 metri quadrati adiacente a un villaggio turistico in località “Macchia”. Gli accertamenti hanno evidenziato la presenza di opere edilizie realizzate in assenza delle autorizzazioni necessarie per ampliare i servizi del complesso: un pozzo, un serbatoio idrico, una porzione di area pavimentata, docce, arredi urbani e un impianto di illuminazione attivo. Il titolare dell’attività è stato denunciato per abusivismo edilizio e invasione di terreno demaniale.
Sempre sulla costa tirrenica cosentina, a Paola, la Procura della Repubblica ha disposto il sequestro preventivo di manufatti riconducibili a un’attività di ristorazione situata in prossimità della fascia costiera. Le strutture risultavano edificate in un tratto sottoposto a vincolo paesaggistico, ambientale e sismico. L’operazione è stata condotta dal personale dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Cetraro insieme ai Carabinieri della Compagnia di Paola.

A Crotone il caso del Marine Park Village a Punta Scifo

Una delle vicende più rilevanti sul fronte del contrasto al cemento abusivo riguarda il villaggio turistico “Marine Park Village”, realizzato nell’area di Punta Scifo a Crotone. La costruzione del complesso turistico aveva causato «lo sbancamento di un’intera collina, con una piscina, basamenti in cemento armato per 79 bungalow e un manufatto di 400 metri quadrati che avrebbe dovuto diventare il ristorante».
Nel febbraio del 2017 la Procura della Repubblica di Crotone aveva disposto il sequestro bloccando i cantieri. Nel gennaio del 2023 il Consiglio di Stato ha respinto in via definitiva i ricorsi della proprietà, confermando la legittimità delle ordinanze di demolizione emesse dal Comune. Ad agosto 2025 è arrivato il via libera definitivo all’abbattimento, seguito dall’aggiudicazione dei lavori alla ditta edile ad ottobre e dall’avvio dei cantieri di demolizione nel marzo 2026. L’intervento, del costo complessivo stimato in 347.921 euro, viene coperto in parte dal fondo previsto dal Ministero delle Infrastrutture e in parte dal bilancio del Comune di Crotone, che avvierà le azioni legali per recuperare dalle proprietà le somme anticipate.

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