Calabria, la mappa della dialisi negata: da Reggio a Vibo un’unica emergenza
A Reggio mancano 29 posti, pazienti costretti a spostarsi da un ospedale all’altro. Il coordinatore Fintred Puntillo: «Pronti a tornare in piazza»
REGGIO CALABRIA Un medico che si ammala e otto pazienti costretti, nel giro di poche ore, a trovare un altro centro e soprattutto un modo per raggiungerlo. Un guasto all’impianto di osmosi inversa che riduce le postazioni disponibili. E poi una carenza di 29 posti rene a Reggio Calabria, già riconosciuta formalmente dall’Asp, che continua a spingere i pazienti verso Melito Porto Salvo, Scilla e, in alcuni casi, oltre lo Stretto. Sono episodi diversi, ma per la Fintred Calabria raccontano una stessa fragilità: quella di una rete nefrodialitica nella quale l’emergenza rischia ormai di essere diventata la regola e nella quale il costo delle inefficienze finisce sulle spalle di chi non può permettersi di fermarsi. Perché la dialisi non è una prestazione sanitaria che può essere rinviata. È una terapia salvavita, da effettuare tre volte alla settimana. E quando un centro non riesce a garantire il servizio, il problema non dovrebbe diventare quello del paziente che deve cercarsi un’alternativa. «Un paziente dializzato non può essere chiamato ogni volta a trovare da solo un medico sostitutivo, un’automobile, un familiare disponibile, un posto in un altro centro o, addirittura, un’altra Regione», denuncia Francesco Puntillo, coordinatore regionale della Fintred Calabria. È il punto da cui parte una denuncia che non riguarda soltanto le ultime emergenze di Nicotera e Crotone, ma una questione che, secondo la Federazione, si trascina da anni.
Da Nicotera a Crotone, fino al caso Reggio
A Nicotera l’assenza del medico ha comportato lo spostamento di otto pazienti verso Tropea. A Crotone, invece, un grave guasto all’impianto di osmosi inversa ha determinato una temporanea riduzione delle postazioni. «Sono episodi diversi ma rivelatori dello stesso problema: una rete sanitaria essenziale non può dipendere dalla capacità dei pazienti di trovare autonomamente una soluzione quando qualcosa si rompe o viene meno», sostiene Puntillo. La vicenda più significativa resta però quella reggina. Qui il problema non è un guasto temporaneo né una sostituzione da organizzare. È una carenza strutturale di posti rene.
L’Asp di Reggio Calabria ha riconosciuto la mancanza di 29 posti nel territorio comunale. Nel frattempo, ai pazienti viene chiesto di spostarsi verso altri centri della provincia. E per qualcuno la soluzione è arrivata addirittura dall’altra parte dello Stretto. «La carenza di posti rene non viene risolta: viene semplicemente trasferita sulle gambe dei pazienti», afferma Puntillo. Una frase che sintetizza il paradosso denunciato dalla Federazione: il posto che manca a Reggio viene cercato altrove, ma a muoversi sono persone sottoposte a una terapia salvavita, tre volte ogni settimana.
Il nodo irrisolto da oltre dieci anni
Ll dossier, inoltre, non è nuovo. FIintred denuncia da oltre un decennio le difficoltà della rete nefrodialitica nell’area reggina e il continuo rimpallo tra Regione e Asp. Un passaggio istituzionale importante si era registrato il 30 gennaio 2025, quando la questione era arrivata in Commissione di Vigilanza della Regione Calabria. In quella sede l’allora direttore generale del Dipartimento Tutela della Salute, Tommaso Calabrò, aveva assunto, a nome del presidente della Regione, l’impegno a predisporre un DCA per superare definitivamente l’impasse. Quel provvedimento, però, secondo Fintred non è mai arrivato. «Da oltre un decennio assistiamo a un rimpallo di responsabilità tra Asp e Regione, mentre il problema rimane irrisolto e il costo delle decisioni non assunte viene sostenuto dai pazienti», sostiene Puntillo. E il risultato, aggiunge la Federazione, è che «nel frattempo i dializzati hanno continuato a viaggiare».
L’appello al nuovo sindaco
Ora Fintred chiama in causa anche il nuovo sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro. L’associazione non gli attribuisce competenze che non ha: la programmazione della rete sanitaria è regionale. Ma Palazzo San Giorgio, secondo la Federazione, può comunque esercitare un peso istituzionale e portare la questione all’attenzione della Regione. «Ci sono cittadini dializzati che non possono curarsi nella propria città», è il dato dal quale parte l’appello. La richiesta è quindi che anche questa emergenza entri nell’agenda istituzionale della nuova amministrazione comunale. Non soltanto aeroporti, rifiuti, Reggina o grandi questioni cittadine, ma anche una realtà meno visibile, fatta di pazienti che ogni settimana devono organizzare viaggi e spostamenti per poter ricevere la terapia. «Se necessario, torneremo in piazza». Ed è soprattutto sulla mobilitazione che Puntillo alza il tono e ricorda di aver già portato i pazienti in piazza per rendere visibile una condizione che, troppo spesso, resta confinata nelle stanze degli uffici e nei documenti amministrativi. E ora l’associazione fa sapere di essere pronta a farlo nuovamente. «Se per essere ascoltati dobbiamo portare i pazienti in piazza, siamo pronti a farlo», afferma Puntillo.
Vibo Valentia: un solo nefrologo per quattro presìdi
Una prospettiva che arriva mentre, proprio in questi giorni, a Vibo Valentia i pazienti dializzati sono scesi in piazza per protestare contro i disagi e chiedere risposte. Se a Reggio il problema è la carenza strutturale di posti, nel Vibonese la crisi ha un altro volto: quello della carenza di personale medico specializzato, arrivata a un punto tale da mettere a rischio la tenuta stessa del servizio. Il detonatore è stato un episodio avvenuto nei giorni scorsi a Nicotera: l’assenza per malattia dell’unico nefrologo in servizio ha costretto una trentina di pazienti a spostarsi verso il presidio di Tropea, a circa trenta chilometri di distanza, per non saltare la seduta di dialisi. Il giorno seguente, secondo quanto denunciato, un altro paziente sarebbe stato rimandato a casa dall’ospedale di Nicotera per la stessa ragione: nessun medico disponibile. È bastato questo per far scattare la mobilitazione dell’Aned, l’Associazione Nazionale Emodializzati, Dialisi e Trapianto, che ha organizzato una protesta davanti ai cancelli dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Il presidente nazionale dell’associazione, Pasquale Scaramozzino, insieme alla segretaria regionale Maria Larosa, ha chiesto un intervento diretto e immediato al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. I numeri portati dall’Aned restituiscono la dimensione del problema: su otto nefrologi previsti in organico all’Asp di Vibo Valentia, ne risultano effettivamente in servizio solo tre, tra malattie, aspettative e prepensionamenti anticipati. Un numero del tutto insufficiente a coprire i sei turni settimanali distribuiti tra Vibo, Tropea, Serra San Bruno e Nicotera. Per tenere in piedi la rete, a Serra San Bruno il servizio viene garantito da un medico già in pensione richiamato in servizio, mentre a Tropea si fa ricorso a un medico di medicina generale. Il risultato è che ciascuno dei tre nefrologi rimasti finisce per coprire due turni consecutivi.
La pazienza sta finendo
Due vicende distinte, dunque, ma con un elemento comune: la pazienza dei pazienti sta finendo. A Reggio, intanto, restano quei 29 posti rene mancanti. Restano gli spostamenti verso altri centri. Restano i viaggi oltre lo Stretto. E resta un provvedimento annunciato nel 2025 che, denuncia Fintred, non ha ancora visto la luce. «La sanità deve organizzarsi prima che il problema arrivi al paziente», insiste Puntillo. Perché il rischio, avverte la Federazione, è che l’emergenza continui a essere gestita come una questione logistica: trovare un medico, un posto, un’auto, un centro disponibile. Ma per chi deve fare dialisi tre volte alla settimana, non si tratta di logistica. Si tratta di poter continuare a vivere nella propria città senza essere costretto a trasformare la terapia in una trasferta permanente. «La dialisi non è una prestazione sanitaria qualunque: è una terapia salvavita», ribadisce Puntillo. Ed è proprio su questo punto che Fintred promette di non arretrare.
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