Giovinazzo saluta Crotone: «Decapitati i vertici delle locali di ’ndrangheta. Qui lascio parte del mio cuore»
Dopo quasi quattro anni il comandante provinciale dei Carabinieri lascia il Crotonese per diventare capo di Stato maggiore della Legione Calabria. «Siamo stati contadini della legalità». Il ricordo d…
CROTONE «A Crotone lascio un territorio caratterizzato da un grande popolo, dotato di grandissima generosità e di una grandissima voglia di libertà». È un saluto che mescola il bilancio dell’attività investigativa e il legame personale costruito con il territorio quello del colonnello Raffaele Giovinazzo, che dopo quasi quattro anni lascia il comando provinciale dei Carabinieri di Crotone per assumere l’incarico di capo di Stato maggiore della Legione Carabinieri Calabria. Nel tracciare il bilancio della sua esperienza crotonese, Giovinazzo parte dal rapporto costruito dall’Arma con la comunità. «In questo territorio l’Arma ha operato in mezzo ai cittadini, cercando di evitare che ci fossero porte chiuse all’ascolto delle istanze della gente. L’Arma è stata in mezzo ai giovani e ha potuto constatare anche la loro voglia di affrancarsi dalla criminalità organizzata e da quella diffusa».
«Decapitati i vertici delle locali»
Poi il passaggio sul contrasto alla ’ndrangheta. Per Giovinazzo il percorso intrapreso dal territorio «è irreversibile». E rivendica il lavoro investigativo svolto negli ultimi anni: «Sono stati decapitati i vertici di tutte le locali di ’ndrangheta del territorio e non solo. Sono state inflitte di recente importanti condanne e alcune operazioni sono passate in giudicato». Un lavoro che il colonnello descrive attraverso un’immagine già utilizzata nei giorni scorsi durante la sua ultima uscita pubblica a Mesoraca: quella dei «contadini della legalità». «Abbiamo arato e seminato questo terreno per renderlo produttivo, per far germogliare dei frutti. E sono sicuro che i frutti che produrrà questo territorio saranno eccezionali, frutto della genialità di questo popolo». Una metafora che Giovinazzo aveva utilizzato anche parlando dei presidi culturali da difendere e far crescere nei territori liberati dagli spazi occupati dalla criminalità organizzata.
«Qui lascio una parte del mio cuore»
Nel commiato c’è poi spazio per una dichiarazione molto più personale. «Lascio una parte del mio cuore a questa terra. Permettetemi anche di sentirmi cittadino di questa provincia. Non pagherò le tasse perché andrò in un’altra provincia», scherza Giovinazzo, «però penso e voglio che voi mi consideriate uno di voi». Al suo successore lascia un territorio complesso, ma anche, sottolinea, una grande opportunità. «Lavorare a queste latitudini non è facile, però avrà una grande opportunità: conoscere le dinamiche di questa gente, le dinamiche di questi giovani e poterli accompagnare in questo percorso di crescita».
La 106, il porto e il rischio delle infiltrazioni
E proprio guardando al futuro, Giovinazzo individua nelle grandi infrastrutture una delle prossime sfide sul fronte della legalità. Cita la Statale 106 e il porto di Crotone, destinato nelle sue parole a sviluppare non soltanto la navigazione turistica e crocieristica, ma anche i collegamenti con la Puglia e la Grecia. «Saranno queste le sfide più importanti da seguire: accompagnare queste opere infrastrutturali per evitare che ci possano essere tentativi di infiltrazione». Un compito che, aggiunge, il suo successore saprà affrontare «con professionalità e competenza».
Cutro, «lì ho capito cos’è l’essere umano»
Ma c’è un episodio che più di tutti sembra aver segnato i suoi anni a Crotone. È la strage di Steccato di Cutro del 26 febbraio 2023. «Mi viene sempre difficile parlare di quella mattina, di quella notte», racconta Giovinazzo. «Forse è stato, in 35 anni di carriera, l’evento con il quale ho maggiormente compreso cos’è l’essere umano, cos’è la disperazione, cosa spinge donne, bambini e anziani a mettersi su un barcone, affrontare il mare e il freddo e arrivare su una spiaggia che neanche potevano immaginare di toccare, completamente bagnati, zuppi di gasolio e di cherosene». Tra le vittime del naufragio furono 34 i minori, secondo il bilancio successivamente consolidato. È però anche la reazione della comunità a essere rimasta impressa nella memoria del comandante. «Guardando gli uomini e le donne di Cutro che sono accorsi a dare il loro sostegno, ho capito che a Cutro non c’è solo la ’ndrangheta, non c’è soltanto la cosca Grande Aracri, non c’è soltanto l’operazione Aemilia, ma c’è una grande voglia di riscatto».
Il ricordo più bello
Alla fine, però, quando gli viene chiesto quale sia il ricordo più bello che porterà con sé, Giovinazzo non sceglie un’operazione investigativa, un arresto o un risultato professionale. «Il ricordo più bello è un incontro che ho fatto con un ragazzo, un figlio adottivo che ha dei problemi di autismo. È venuto a trovarmi in caserma, fa il portiere, si chiama Vicky, gioca a calcio e ama l’Arma dei Carabinieri». E aggiunge: «La semplicità e il cuore di questo ragazzo mi hanno colpito in profondità, e altrettanto l’amore che il padre adottivo ha per lui». Quattro anni dopo il suo arrivo a Crotone, dunque, Giovinazzo lascia il comando provinciale. Nel novembre 2022 vi era arrivato in circostanze particolarmente dolorose, dopo la morte del suo predecessore e compagno di corso Gabriele Mambor. Ora il percorso prosegue a Catanzaro, ai vertici della Legione Calabria. Ma una parte, come dice lui stesso, «del cuore» resta nel Crotonese. (g.curcio@corrierecal.it)
LE REAZIONI
Giovinazzo lascia Crotone, Gualtieri: «Un punto di riferimento autorevole, costruito un rapporto di fiducia»
Caruso, il plauso a Giovinazzo per il nuovo incarico nell’Arma
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
