Caporalato, la gip di Castrovillari non convalida il fermo: liberi i dieci pakistani indagati
Sono accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Ritenuto insussistente il pericolo di fuga e non attuale quello di reiterazione
CASTROVILLARI Non sono stati convalidati i fermi disposti dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nell’ambito dell’operazione anti-caporalato “Master”. La gip del Tribunale di Castrovillari, Carmen Lodovica Bruno, ha rigettato la richiesta di applicazione delle misure cautelari nei confronti dei dieci cittadini pakistani coinvolti nell’inchiesta e ha disposto l’immediata remissione in libertà, «ove non detenuti per altra causa».
Gli indagati sono accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre che di reati connessi alla gestione dei flussi migratori. La decisione della giudice non entra nel merito delle contestazioni, ma riguarda la sussistenza dei presupposti necessari per il fermo e per l’applicazione di misure cautelari.
Nel corso dell’udienza di convalida, gli avvocati Andrea Garofalo e Andrea Ponzo, entrambi del foro di Castrovillari, hanno contestato in particolare la sussistenza dei presupposti previsti dall’articolo 384 del codice di procedura penale per procedere al fermo. La difesa ha insistito sulla necessità che il pericolo di fuga sia concreto, attuale e specificamente riferibile alla posizione del singolo indagato, sostenendo che non possa essere ricavato automaticamente né dalla gravità delle accuse, né dalla cittadinanza straniera, né dalla semplice possibilità di raggiungere un altro Paese.
Secondo i legali, inoltre, non sarebbero emerse condotte riconducibili a un concreto progetto di fuga. Al contrario, la difesa ha evidenziato quelli che ha definito elementi di stabile radicamento sul territorio.
La decisione della gip
Le argomentazioni difensive hanno trovato riscontro nel provvedimento della gip. Pur riconoscendo la gravità del quadro indiziario prospettato dall’accusa, la giudice ha ritenuto insussistente il pericolo di fuga. Tale rischio, secondo la decisione, deve infatti essere fondato su circostanze concrete e riferibili al singolo indagato e non può essere «meramente presunto sulla base del titolo di reato».
La gip ha inoltre escluso l’attualità del pericolo di reiterazione. A incidere sulla valutazione sono stati, in particolare, il significativo tempo trascorso dai fatti e l’assenza di elementi recenti che potessero indicare una persistente operatività degli indagati nel settore dell’intermediazione illecita del lavoro.
Un altro elemento riguarda la competenza del giudice. La gip, rilevato che alcune delle fattispecie contestate rientrano nella competenza del giudice distrettuale, ha dichiarato – secondo quanto riferito dal collegio difensivo – la propria incompetenza funzionale, disponendo la trasmissione degli atti al pubblico ministero per quanto di competenza.
La soddisfazione della difesa
Al termine dell’udienza gli avvocati Garofalo e Ponzo hanno espresso soddisfazione per il provvedimento, sottolineando come la decisione riaffermi la necessità di una verifica rigorosa dei presupposti previsti dalla legge prima di limitare la libertà personale.
Per i difensori, dunque, la pronuncia conferma che la gravità delle contestazioni, da sola, non può essere sufficiente a giustificare una misura restrittiva, dovendo essere valutata la situazione concreta e individuale di ciascun indagato.
L’inchiesta “Master” resta ora al centro del procedimento della Dda di Catanzaro. La decisione della gip riguarda il fermo e le misure cautelari e non equivale a una pronuncia di merito sulle accuse contestate ai dieci cittadini pakistani. Gli atti saranno trasmessi al pubblico ministero per gli ulteriori adempimenti di competenza. (redazione@corrierecal.it)
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