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INCHIESTA AQUARIUM

’Ndrangheta, droga e affari della cosca Maiolo. Chiuse le indagini per 16 persone – NOMI

La Dda di Catanzaro ricostruisce una rete di narcotraffico ritenuta funzionale agli interessi della cosca Maiolo, con il «centro decisionale» nelle Preserre vibonesi e collegamenti in diverse regioni…

Pubblicato il: 05/09/2026 – 19:10
di Giorgio Curcio
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CATANZARO Sono 16 le persone destinatarie dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta “Aquarium”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, su un presunto sistema di narcotraffico che, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe stato funzionale agli interessi della cosca Maiolo, attiva nelle Preserre vibonesi. L’atto è stato firmato dal sostituto procuratore Andrea Giuseppe Buzzelli e dal procuratore Salvatore Curcio.

I nomi

Gli indagati sono Gianni Bellò, Francesco Carè, Domenico Fortuna, Domenico Fusca, Angelo Maiolo, Antonio Maiolo, Carlo Maiolo, Francesco Maiolo, Dritan Mici, Gaetano Montera, Nicola Antonio Papaleo, Giovanni Maiolo, Pietro Parisi, Stefano Terremoto, Ciro Trezzi e Francesco Zoccoli.
Il nucleo principale della contestazione riguarda 14 persone, alle quali la Procura attribuisce, con ruoli differenti, la partecipazione a un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

L’inchiesta

Secondo la Dda, il sodalizio sarebbe stato finalizzato all’importazione, al trasporto, alla detenzione e alla commercializzazione di ingenti quantitativi di droga, soprattutto marijuana ma anche cocaina e hashish. L’organizzazione viene descritta dagli inquirenti come di «matrice ’ndranghetistica» e funzionale agli interessi della cosca Maiolo, operante nei comuni di Acquaro, Dasà e Arena e nei territori limitrofi. Proprio quest’area delle Preserre vibonesi avrebbe rappresentato, sempre secondo l’accusa, il «centro decisionale» del gruppo.La rete, però, avrebbe avuto una dimensione ben più ampia. La Procura colloca infatti basi logistiche per il deposito, lo stoccaggio e la custodia dello stupefacente anche in Lazio, Piemonte e Abruzzo, oltre che in Calabria, con canali di distribuzione estesi sul territorio nazionale. Nell’avviso viene sottolineato anche l’utilizzo di sistemi di comunicazione telefonica e telematica dotati di sofisticate tecnologie di criptografia.

I capi d’accusa

Al vertice del presunto sodalizio la Dda colloca Angelo Maiolo, indicato come «promotore, organizzatore, capo e finanziatore» dell’associazione e considerato, nell’impostazione accusatoria, l’«apice indiscusso» della struttura dedita al narcotraffico, anche durante i periodi di detenzione. A Maiolo vengono attribuiti compiti decisionali nella pianificazione degli affari, nell’individuazione dei fornitori e dei soggetti incaricati del trasporto e della vendita della droga e perfino nella determinazione dei prezzi di rivendita. Ruoli organizzativi vengono invece contestati a Nicola Antonio Papaleo, Ciro Trezzi, Francesco Maiolo, Francesco Carè, Antonio Maiolo, Gaetano Montera e Domenico Fusca, ritenuti dalla Procura soggetti di fiducia di Angelo Maiolo e coinvolti nella pianificazione degli acquisti, dei trasporti, delle cessioni e nella custodia dello stupefacente. Stefano Terremoto, Pietro Parisi e Gianni Bellò vengono indicati come presunti fornitori di consistenti quantitativi di droga, soprattutto marijuana e cocaina, mentre Giovanni Maiolo, Carlo Maiolo e Domenico Fortuna avrebbero avuto, secondo l’accusa, ruoli di finanziamento, supporto, custodia della droga, reclutamento dei corrieri e ricerca degli acquirenti.

Il metodo mafioso e lo spaccio di droga

La Procura contesta inoltre l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, sostenendo che le condotte sarebbero state finalizzate a favorire la ’ndrina Maiolo, inserita nel «locale di Ariola», articolazione di ’ndrangheta operante nelle Preserre e in particolare nei territori di Acquaro, Arena e Dasà. L’associazione, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stata operativa almeno dal 2015. Numerosi gli episodi di traffico e cessione ricostruiti nell’avviso. Tra questi figurano una presunta cessione di un chilo di cocaina a un soggetto pugliese, 18 chili di marijuana per un valore indicato in 74mila euro, un ulteriore carico da almeno 20 chili, 32 chili prelevati nei pressi di un distributore dismesso vicino Nettuno e 50 chili di marijuana che sarebbero stati acquistati per 70mila euro e successivamente stoccati nel Pescarese.
Tra le contestazioni più rilevanti compare anche la presunta disponibilità, attribuita ad Angelo Maiolo, di 450 chili di marijuana, oltre all’offerta in vendita di 10 chili di cocaina. Dritan Mici compare nelle contestazioni relative ad alcuni specifici episodi di droga, mentre Francesco Zoccoli è coinvolto in un episodio relativo a una partita da 10 chili di marijuana: i loro nomi non figurano, invece, tra quelli indicati nel capo associativo principale. (g.curcio@corrierecal.it)

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