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Caro vita, Catanzaro tra le città più convenienti d’Italia: 474 euro per il paniere

L’indagine del Codacons fotografa una forte differenza tra le città italiane. A Milano il paniere di 20 prodotti alimentari e 13 servizi costa quasi 693 euro

Pubblicato il: 05/09/2026 – 16:47
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ROMA Milano si conferma la città più cara d’Italia anche nel 2026. Secondo l’indagine del Codacons sulla base dell’Osservatorio prezzi del Mimit su un paniere composto da 20 prodotti alimentari e 13 servizi di largo utilizzo quali dentisti, cinema, bar, veterinari ecc, vivere nel capoluogo lombardo costa quasi il doppio di Napoli. La spesa per il paniere esaminato dal Codacons costa a Milano quasi 693 euro, a Bolzano 652 euro, ad Aosta e Bologna poco più di 640 euro. Napoli risulta la città più economica: la spesa per gli stessi beni e servizi si attesta infatti a 402 euro circa, il 42% in meno rispetto a Milano. Seguono i 464 euro di Palermo e i 474 euro di Catanzaro. Per acquistare frutta, verdura, carne, pesce, e altri generi alimentari inseriti nel paniere la spesa è di poco superiore ai 200 euro 6 città (Milano, Bolzano, Trieste, Bologna, Genova e Firenze), scende a circa 170 euro a Bari e Palermo, e cala a 154 euro a Pescara, 149 euro a Catanzaro, 140 euro a Napoli. Per i servizi invece le differenze si fanno più nette: servono 491 euro circa a Milano e 452 euro ad Aosta e Bolzano, contro i 292 euro di Palermo e i 262 euro di Napoli. Per lavare l’auto la spesa varia da un minimo di 8,50 euro di Ancona a un massimo di 21 euro a Bolzano, mentre se si necessita di un dentista per una otturazione conviene risiedere a Palermo, dove bastano 71 euro contro i 176 euro di Aosta. Le abitudini di acquisto si modificano anche grazie all’esplosione del commercio elettronico ma questo cambia volto alle città e soprattutto spinge risorse al di fuori delle economie locali. Secondo uno studio della Confesercenti tra il 2019 e il 2025, l’aumento delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali di e-commerce e la riduzione dei punti vendita fisici hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, “delocalizzando” circa 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie. In sei anni sono sparite 111mila imprese di commercio al dettaglio e questo, secondo l’associazione, “ha indebolito i sistemi territoriali. Secondo le stime Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità. Quando invece la stessa spesa si sposta sui grandi marketplace online internazionali, circa 70 euro escono dal territorio. Meno acquisti nella rete fisica «significano quindi – conclude l’associazione – una quota maggiore di consumi che non alimenta più l’economia locale».

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