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umanizzazione della sanità

Cure palliative, il piano della Regione Calabria per una rete più vicina ai pazienti

Entro il 2026 si punta a 84 posti hospice e a un aumento del 20% dell’assistenza domiciliare oncologica. L’obiettivo è garantire cure tempestive

Pubblicato il: 05/09/2026 – 15:04
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CATANZARO Accompagnare le persone affette da malattie gravi e non guaribili, alleviando il dolore e gli altri sintomi e garantendo la migliore qualità di vita possibile, non significa soltanto assisterle nella fase terminale. Le cure palliative sono un insieme di cure e servizi sanitari, psicologici e assistenziali rivolti ai malati e alle loro famiglie, che possono essere avviati anche precocemente nel corso della malattia e affiancarsi alle terapie. Possono essere erogate a domicilio oppure in strutture dedicate, gli hospice, quando è necessario un livello di assistenza più intenso. È proprio sulla rete delle cure palliative che il Piano di rientro della sanità calabrese fotografa una delle situazioni più critiche. Gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), sia quelli utilizzati per la valutazione principale sia gli altri indicatori di monitoraggio, mostrano infatti valori «decisamente al di sotto dell’atteso», si legge nel Piano di rientro. Il problema, secondo il documento regionale, riguarda complessivamente la rete territoriale: dalla disponibilità degli hospice all’assistenza domiciliare, fino alla presa in carico precoce dei pazienti.

Hospice: mancano 24 posti

Il dato più evidente riguarda i posti letto. La Calabria dovrebbe disporre di 90 posti hospice, secondo lo standard indicato dal Piano, mentre nel 2016 ne erano stati programmati 84. Oggi, però, quelli effettivamente attivi – emerge dal Piano di rientro – sono soltanto 60, il 40% in meno rispetto alla dotazione attesa. Il Piano indica quindi come priorità il completamento della rete fino ad almeno 84 posti letto entro la fine del 2026, prevalentemente attraverso la conversione di strutture già esistenti. Ma non basta aumentare i posti. Il documento sottolinea infatti che un utilizzo più efficiente delle strutture già disponibili, con un tasso di occupazione dell’85%, consentirebbe di assistere circa 600 pazienti in più ogni anno. In questo modo gli hospice potrebbero accogliere circa il 23% delle persone decedute ogni anno per tumore.

L’obiettivo: portare le cure a casa

Una parte importante della strategia riguarda però l’assistenza domiciliare. Il Piano evidenzia una forte eterogeneità nell’organizzazione delle cure palliative nelle diverse province e propone di rifondare la rete, coinvolgendo oncologi, infermieri, distretti sanitari e Centrali operative territoriali. L’obiettivo è garantire una presa in carico precoce, appropriata e tempestiva, sia attraverso l’assistenza domiciliare integrata (ADI) sia negli hospice. Particolare attenzione viene riservata proprio alle cure palliative domiciliari, che dovrebbero essere disponibili in modo omogeneo su tutto il territorio regionale. Il documento segnala inoltre la necessità di verificare la qualità dei dati, compresi quelli relativi ai pazienti calabresi assistiti fuori regione.

Più pazienti oncologici assistiti

Il Piano punta ad aumentare il numero di pazienti oncologici presi in carico a domicilio: l’obiettivo è un incremento del 20% entro la fine del 2026 e di un ulteriore 15% entro il 2027. La Regione ritiene che, mettendo a regime la dotazione degli hospice, utilizzando meglio i posti esistenti e aumentando e classificando correttamente i pazienti oncologici assistiti a domicilio, sia possibile raggiungere il target NSG del 35% dei deceduti per tumore assistiti dalla rete delle cure palliative. Una rete più efficiente permetterebbe inoltre di destinare gli hospice anche ad altre categorie di malati terminali.

L’attenzione ai bambini

Un capitolo specifico riguarda le cure palliative pediatriche, rivolte soprattutto a bambini e ragazzi con patologie croniche non oncologiche e bisogni assistenziali molto elevati. In questo caso la casistica regionale risulta «dispersa e poco numerosa». Il Piano chiede quindi di tenere conto anche di questi pazienti nella programmazione dei nuovi posti hospice, prevedendo letti dedicati.

Un nuovo coordinamento regionale

Per superare le differenze tra le province, il Piano propone inoltre di individuare una figura professionalmente esperta con un ruolo di riferimento regionale. Dovrà aggiornare le indicazioni regionali e coordinare il coinvolgimento dei centri oncologici, delle COT e dei distretti. La sfida indicata dal Piano è dunque quella di passare da una rete frammentata a un sistema capace di garantire cure palliative precoci e tempestive, senza lasciare che l’assistenza dipenda dal luogo di residenza del paziente. La prima scadenza è fissata alla fine del 2026, con il completamento della dotazione a 84 posti hospice e l’incremento del 20% dei pazienti oncologici assistiti a domicilio. Entro la fine del 2027 dovranno essere raggiunti un ulteriore incremento del 15% dell’assistenza domiciliare e l’allineamento degli indicatori NSG. Per la sanità calabrese, il messaggio del Piano è netto: la rete delle cure palliative deve diventare una componente strutturale dell’assistenza territoriale, capace di garantire continuità di cura e dignità ai malati e alle loro famiglie. (a. c.)

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