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La decisione del plenum

DDA Reggio, l’autunno dei nuovi equilibri: Lombardo verso la DNA

Il possibile approdo del procuratore aggiunto alla Direzione nazionale antimafia aprirebbe una nuova fase per la Procura guidata da Borrelli

Pubblicato il: 08/09/2026 – 7:00
di Paola Suraci
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REGGIO CALABRIA L’autunno giudiziario della DDA di Reggio Calabria potrebbe aprirsi con un passaggio destinato a incidere sugli equilibri dell’ufficio. È quello legato a Giuseppe Lombardo, per il quale la Quinta Commissione del Csm ha espresso all’unanimità una proposta per l’incarico di procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia. La partita non è ancora formalmente chiusa, perché manca il passaggio definitivo in Plenum. Il Consiglio si riunirà già il 9 settembre, ma la pratica di Lombardo non figura nell’ordine del giorno e non è attesa nelle prossime sedute già calendarizzate. La proposta della Quinta Commissione resta dunque sul tavolo, in attesa del passaggio decisivo,
ma la proposta apre già una prospettiva destinata a incidere sugli equilibri della Procura. Perché Lombardo non è soltanto uno dei magistrati che hanno lavorato più a lungo sulle dinamiche della ’ndrangheta reggina. Prima dell’insediamento di Giuseppe Borrelli, nel luglio 2025, ha retto la Procura come facente funzioni, assumendo la responsabilità dell’ufficio in una fase particolarmente delicata. Tornato al ruolo di aggiunto con l’arrivo del nuovo procuratore capo, ha continuato a seguire la fascia jonica e una parte rilevante delle attività investigative dell’ufficio. Se il Plenum dovesse confermare la proposta della Quinta Commissione, Lombardo si troverebbe quindi a trasferire a Roma un’esperienza maturata sul campo e una conoscenza profonda di quella che, negli ultimi anni, ha smesso di essere soltanto la ’ndrangheta dei territori.

La mafia che conta i soldi

È soprattutto sul terreno economico che si comprende la possibile rilevanza del passaggio alla DNA. La lettura di Lombardo della ’ndrangheta è da tempo concentrata sulla forza del denaro criminale, sulla capacità delle cosche di accumulare ricchezze, spostarle attraverso circuiti internazionali e trasformarle in strumenti di penetrazione nell’economia legale. Il tema non è più soltanto capire chi controlla un territorio. È capire chi controlla i capitali, dove vengono trasferiti, chi li reinveste e quali rapporti economici riescono a costruire. In una riflessione sull’evoluzione della ’ndrangheta, Lombardo ha parlato di una criminalità capace di assumere i tratti di una sorta di “blockchain criminale”, proprio per descrivere la dimensione reticolare e globale dei suoi affari. E sulle criptovalute aveva già lanciato un allarme preciso: le organizzazioni mafiose guardano anche a questi strumenti, perché il loro obiettivo è sempre lo stesso, muovere e trasformare il denaro.

La pista dei Bitcoin

Un episodio investigativo risale già all’inchiesta European ’ndrangheta connection. Nel ricostruire i rapporti tra le cosche della Locride e i narcotrafficanti sudamericani, gli investigatori si trovarono davanti anche alla proposta di utilizzare Bitcoin per il pagamento della cocaina. La transazione non si concluse attraverso la criptovaluta, ma l’episodio raccontava già allora la disponibilità dei gruppi criminali a sperimentare strumenti finanziari diversi da quelli tradizionali. È la stessa capacità di adattamento che negli anni successivi è emersa sul fronte delle comunicazioni criptate. Con Eureka, una delle più importanti operazioni internazionali contro la ’ndrangheta, la decifrazione delle comunicazioni attraverso criptofonini ha permesso agli investigatori di ricostruire rapporti, forniture di droga e collegamenti tra diversi Paesi. Tecnologia e denaro finiscono così sullo stesso terreno. La ’ndrangheta continua a utilizzare i vecchi strumenti del potere mafioso, ma nel frattempo si appropria delle tecnologie e dei circuiti finanziari della globalizzazione. Seguire il denaro È questa probabilmente una delle sfide più importanti che attendono l’antimafia nei prossimi anni. Le grandi organizzazioni criminali non hanno bisogno di trasformare ogni euro illecito in contante. Possono reinvestirlo, schermarlo attraverso società e prestanome, trasferirlo oltre confine, inserirlo nell’economia legale. E possono guardare anche agli strumenti finanziari digitali. Per questo, nella prospettiva di Lombardo, la lotta alla ’ndrangheta passa necessariamente dalla capacità di seguire il denaro. È un patrimonio di competenze che potrebbe diventare particolarmente utile alla DNA, dove la dimensione territoriale delle singole DDA deve necessariamente incontrarsi con una visione nazionale e internazionale. La proposta del Csm, del resto, arriva dopo una carriera segnata da indagini che hanno avuto come filo conduttore non soltanto le cosche, ma anche i rapporti con i poteri economici, i circuiti finanziari, i professionisti e le relazioni che consentono ai capitali mafiosi di uscire dalla dimensione criminale e diventare investimento.

A Reggio la macchina non può fermarsi

Nel frattempo, a Reggio Calabria, la macchina investigativa continuerà a lavorare. La Procura guidata da Borrelli arriva all’autunno dopo una stagione caratterizzata da importanti operazioni e dalla necessità di approfondire i nuovi assetti della ’ndrangheta emersi dalle indagini. L’operazione Epicentro 2, in particolare, ha riportato al centro del dibattito giudiziario la struttura delle cosche reggine e i rapporti tra le diverse articolazioni territoriali. La DDA ha parlato di una possibile “confederazione tra le cosche”, mettendo in evidenza anche il ritorno di rituali, doti e cariche interne all’organizzazione. Ma gli arresti sono soltanto l’inizio del percorso giudiziario. Restano da sviluppare i diversi filoni investigativi, da ricostruire i rapporti tra gli indagati, da seguire i patrimoni e da verificare l’eventuale esistenza di ulteriori livelli di comando e di collegamento.

La squadra di Borrelli

L’eventuale partenza di Lombardo arriverebbe, comunque, in una Procura che nel frattempo ha rafforzato la propria squadra. Con Borrelli al vertice, la struttura degli aggiunti comprende Walter Ignazitto, Stefano Musolino e Rosa Raffa, quest’ultima insediatasi a luglio dopo la nomina deliberata dal Csm. Lombardo resta al momento responsabile della fascia jonica. Se il Plenum dovesse dare il via libera al trasferimento alla DNA, toccherà quindi a Borrelli ridisegnare l’assetto delle deleghe e garantire la continuità dei procedimenti. Non si tratterebbe di ricominciare da zero. Le inchieste restano alla Procura, i fascicoli restano aperti e il lavoro investigativo prosegue, anche se alcune responsabilità dovranno essere riorganizzate.

Da Reggio alla DNA

Per Lombardo, invece, sarebbe un cambio di prospettiva. Dalla Procura distrettuale che per anni ha osservato la ’ndrangheta direttamente dal suo epicentro, alla struttura nazionale chiamata a favorire il coordinamento tra le diverse DDA. E il bagaglio che porterebbe con sé non sarebbe fatto soltanto di conoscenza delle famiglie e delle dinamiche criminali calabresi. Ci sarebbe soprattutto l’esperienza maturata nel tentativo di leggere la ’ndrangheta attraverso i suoi affari: la droga come fonte di liquidità, il denaro come strumento di potere, le imprese come possibile terreno di reinvestimento, le relazioni internazionali come moltiplicatore della forza criminale, la tecnologia come nuova frontiera per comunicare e spostare risorse. È questo il punto che rende la possibile nomina alla DNA particolarmente significativa. A Reggio potrebbe cambiare l’assetto della squadra. A Roma, invece, Lombardo potrebbe portare una conoscenza costruita nel cuore della ’ndrangheta. E mentre la Procura di Borrelli si prepara a un nuovo autunno di indagini, il vero fronte resta quello indicato da anni dagli investigatori: non soltanto arrestare gli uomini delle cosche, ma arrivare ai soldi, ai loro percorsi e al potere economico che quei soldi sono in grado di generare.


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