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LA NUOVA INCHIESTA

Omicidio Maria Chindamo, otto nuovi indagati. La Dda: «Agirono per agevolare la cosca Mancuso» – I NOMI

Nuovi accertamenti su sangue, Dna e reperti della scena del crimine. Esami sulla fresa agricola, sulle scarpe e sui mozziconi di sigaretta

Pubblicato il: 09/09/2026 – 20:57
di Giorgio Curcio
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CATANZARO Otto nuovi indagati nell’inchiesta sull’omicidio di Maria Chindamo, l’imprenditrice scomparsa il 6 maggio 2016 a Limbadi e il cui corpo non è mai stato ritrovato. È quanto emerge dall’avviso di accertamenti tecnici non ripetibili firmato il 26 agosto dal sostituto procuratore distrettuale Annamaria Frustaci nell’ambito del procedimento coordinato dalla Dda di Catanzaro.

I nomi

Nel nuovo atto risultano indagati Giovanni Capone, classe 1980; Vincenzo Arcieri, classe 1946; Francesco Arcieri, classe 1983; Tommaso Biondo, classe 1960; Antonino Biondo, classe 1997; Sasho Emilov Dimitrov, classe 1980; Davide Errigo, classe 1994; Nicolae Lurenthiu Gheorghe, classe 1989.

L’ipotesi della Dda

Secondo la contestazione riportata nell’avviso, gli otto, in concorso con Vincenzo Punturiero, deceduto, con Salvatore Ascone (per il quale si procede separatamente), e con altri soggetti allo stato ignoti, avrebbero concorso a cagionare la morte di Maria Chindamo. Per la Procura il delitto sarebbe stato premeditato, pianificato e portato a compimento e sarebbe stato commesso «al fine di agevolare l’attività della cosca Mancuso», indicata nell’atto come articolazione territoriale della ’ndrangheta. Agli indagati viene inoltre contestato, sempre in concorso, di avere distrutto e occultato il cadavere dell’imprenditrice. Una nuova fase investigativa che passa adesso soprattutto dalla prova scientifica e da una serie di reperti raccolti nel corso delle indagini sulla scomparsa della donna.

Il sangue sulla fresa agricola

Tra gli elementi sui quali saranno effettuati nuovi accertamenti figura una fresa agricola già sottoposta a sequestro. L’obiettivo degli investigatori è procedere all’estrapolazione di eventuali tracce di Dna e alla successiva comparazione con i campioni già presenti nel fascicolo. Sul mezzo erano state individuate diverse tracce di sostanza ematica umana. Una era stata rilevata sul terriccio adeso a uno dei bulloni della lama fresante, un’altra sulla superficie di uno dei dadi di ancoraggio e una terza sul terriccio presente su un altro bullone. Tra i reperti figurano inoltre due larve di insetti rinvenute all’interno di una toppa di terreno rimasta attaccata a una delle lame della fresa.

Le scarpe con tracce ematiche, i mozziconi e il Dna

Particolare attenzione viene riservata anche a un paio di scarpe ginniche marca Legea, sequestrate presso un’abitazione rurale situata sul terreno di proprietà di Maria Chindamo e indicata nell’atto nella disponibilità di Sasho Emilov Dimitrov. Le analisi effettuate nell’immediatezza avevano evidenziato sulle scarpe la presenza di sostanza ematica umana, risultata positiva al test presuntivo. Ed è proprio attorno ai reperti collegati a Dimitrov che emerge un altro elemento scientifico rilevante riportato nell’avviso. Due mozziconi di sigaretta, rinvenuti sulla «scena criminis» il 6 maggio 2016, erano già stati sottoposti ad analisi per l’estrapolazione del Dna. Con una nota dell’11 giugno 2026, il Reparto investigazioni scientifiche di Messina ha comunicato che il profilo genetico ottenuto risultava riferibile al Dna di Sasho Emilov Dimitrov. La Procura ha quindi disposto un nuovo accertamento sugli stessi mozziconi, questa volta finalizzato a verificare l’eventuale presenza di tracce ematiche.

Le tracce sul Mitsubishi Pajero

Gli accertamenti riguarderanno anche un Mitsubishi Pajero sul quale erano state rilevate tracce di presumibile sostanza ematica. Una era stata individuata sullo schienale del sedile posteriore sinistro, mentre un’altra era stata rilevata nella parte inferiore dell’autovettura, nella zona in cui sono presenti i fori dei condotti di scarico del pianale. Gli investigatori torneranno inoltre sulla Dacia Duster appartenuta a Maria Chindamo, ancora sottoposta a sequestro e sulla quale, secondo la Procura, devono essere compiuti ulteriori e mirati accertamenti.

La cintura spezzata e la Fiat 500

Nell’elenco dei reperti figura anche una cintura per pantaloni da donna in cuoio nero, spezzata in due parti, rinvenuta il primo giugno 2016 durante le operazioni di ricerca compiute presso l’azienda di Vincenzo Arcieri. Nuovi esami sono previsti infine su una Fiat Cinquecento intestata a Gregorio Ozimo e indicata nella disponibilità di Giovanni Capone, sequestrata il 17 dicembre 2025.

Gli accertamenti al Ris di Messina

Le operazioni avranno inizio nei laboratori del Ris di Messina e rappresentano un nuovo e delicato passaggio dell’inchiesta, a oltre dieci anni dalla scomparsa di Maria Chindamo. L’obiettivo è verificare se, attraverso le analisi biologiche e le comparazioni genetiche sui reperti raccolti nel corso delle indagini, possano emergere ulteriori elementi utili a ricostruire quanto accadde la mattina del 6 maggio 2016 e ciò che sarebbe avvenuto successivamente al corpo dell’imprenditrice.  (g.curcio@corrierecal.it)

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