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la ’ndrangheta reggina alla sbarra

Dalle ‘ndrine della Locride al Nord Italia: il processo “Millennium” approda in aula

Dalle roccaforti dell’Aspromonte e della Piana di Gioia Tauro fino alle ramificazioni in Piemonte e Lombardia. Sedici imputati in ordinario a Locri

Pubblicato il: 10/09/2026 – 7:00
di Mariateresa Ripolo
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LOCRI Dalle roccaforti storiche dell’Aspromonte e della piana di Gioia Tauro fino alle ramificazioni operative radicate in Piemonte e Lombardia, con veri e propri avamposti insediati nei centri di Volpiano e Buccinasco. Prende il via questa mattina, nell’aula del Tribunale collegiale di Locri presieduto dal giudice Alda Vitale, il dibattimento scaturito dalla maxi-inchiesta “Millennium”. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ha ricostruito la capacità strategica delle ‘ndrine di proiettare il proprio modello organizzativo ben oltre i confini regionali. La macchina giudiziaria entra ora nel vivo con l’inizio del dibattimento questa mattina, rispetto al quale la Dda reggina ha già provveduto a depositare la propria lista formata da testimoni e consulenti tecnici. La giornata odierna segna infatti la prima udienza per i sedici imputati giudicati con la formula ordinaria.

L’inchiesta

Il materiale probatorio raccolto dagli investigatori compone un mosaico nitido delle sinergie operative tra i tre mandamenti tradizionali – Centro, Ionico e Tirrenico – confermando la piena operatività dei “locali” di Platì, Sinopoli, Locri, Melicucco e Natile di Careri. Un assetto dinamico, attraversato anche da sotterranee “fibrillazioni” e momenti di frizione tra storici clan, come la consorteria dei Barbaro “Castani” di Platì e quella degli Alvaro di Sinopoli. L’accusa delinea l’esistenza di sottoarticolazioni dotate di una spiccata operatività transnazionale, concepite per la gestione sistematica del narcotraffico. Tali strutture venivano coordinate da soggetti definiti “cerniera”, figure intranee all’organizzazione incaricate di garantire la fluidità delle operazioni tra la Calabria e i presidi in Piemonte e Lombardia.
Nel quadro dei ruoli di comando tracciato dalla Procura antimafia emerge la figura di Giuseppe Barbaro (classe ’56), ritenuto promotore e vertice decisionale dell’organizzazione sia nell’ambito unitario che nel territorio di Platì, con direttrici d’influenza estese al Torinese e al Milanese. Sul versante locrideo viene indicato quale elemento apicale Cosimo Cordì, garante delle strategie operative della cosca e dei rapporti di alleanza con gli altri clan, mentre il locale di Melicucco avrebbe avuto in Carmelo Costa il proprio “capo società”, punto di riferimento per l’indirizzo delle attività illecite e il reinvestimento dei proventi del traffico di droga.
Le contestazioni mosse a vario titolo spaziano dall’associazione di tipo mafioso al narcotraffico internazionale, fino alle estorsioni, al sequestro di persona a scopo estorsivo e allo scambio elettorale politico-mafioso. A comparire da oggi davanti al collegio giudicante saranno Antonio Barbaro (cl. ’90), Rosario Barbaro, Leonardo Capogreco, Domenico Caruso, Vincenzo De Masi, Francesco Ietto, Andrea Maiorana, Salvatore Mangiaruga, Santo Modaffari, Maria Romeo, Francesco Sansalone, Antonio Sciarrone, Bruno Sergi, Michele Sergi, Domenico Zappia (cl. ’74) e Domenico Zucco.

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