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Il Cosenza tra la «barca da tenere a galla» di Coppitelli e il «campionato tranquillo» di Lucioni

Dopo lo sfogo di Catania domani il tecnico tornerà a parlare in una nuova location: la sede legale del club. Farà un passo indietro o manterrà la linea?

Pubblicato il: 10/09/2026 – 10:39
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COSENZA Domani Federico Coppitelli tornerà a parlare. Salvo che, come accaduto l’ultima volta, al suo posto non compaia a sorpresa il direttore sportivo Fabio Lucioni. Nel Cosenza di queste settimane, del resto, anche una conferenza stampa è diventata materia per interrogativi.
La vigilia della sfida di sabato allo Scida di Crotone contro la Cavese porta con sé anche un cambio di location: per la prima volta la conferenza si terrà nella sede legale del Cosenza Calcio, in via Conforti. Ma il luogo, questa volta, interessa meno di chi occuperà la sedia davanti ai giornalisti e, soprattutto, di cosa avrà da dire.
Coppitelli, imitando i suoi predecessori sulla panchina rossoblù dopo uno sfogo, farà un passo indietro rispetto alle dichiarazioni di Catania oppure manterrà la linea? È la domanda inevitabile, perché tra il tecnico del 14 agosto e quello visto al Massimino sembra essere trascorso molto più di un mese.
Quel giorno, attraverso i canali ufficiali del club, Coppitelli parlava di un Cosenza che non disposto a disputare «un campionato banale», di una squadra che si stava costruendo «competitiva e credibile» e capace di «dare soddisfazioni e fare bene». Aveva ammesso la chiusura di un ciclo, ma aveva anche escluso che fosse in corso uno smantellamento.
Poi è arrivato Catania.
Dopo il disastro del Massimino, a caldo alla Rai, Coppitelli ha parlato di una «barca» da tenere a galla con «uno sforzo enorme». Ha detto di essere dispiaciuto soprattutto per i tifosi, perché «non meritano questa situazione, come non la meritiamo noi». E ha concluso con una frase che, più di ogni altra, fotografa il momento: «Questa è la fotografia del momento».
Pochi minuti dopo, in conferenza stampa il quadro si è fatto ancora più netto. «Per me è stato devastante», ha spiegato, riferendosi al percorso successivo al suo arrivo. Non soltanto per la quantità di giocatori usciti, ma anche per quelli entrati successivamente. Ha raccontato che, quando aveva scelto Cosenza, molti nel mondo del calcio gli avevano chiesto il perché di quella decisione. Lui, ha detto, crede ancora di poter «tirare fuori qualcosa di buono», ma ha ammesso che «onestamente è una sfida più ardua di quanto pensassi». E poi quel bilancio quasi surreale: «Alleno da vent’anni, ma questi due mesi valgono tre o quattro anni».
La salvezza? Coppitelli ha detto di essere sicuro che il Cosenza ci arriverà, ma oggi la considera un miracolo, «un obiettivo molto complesso». Anzi, «super complesso».
È qui che il problema smette di essere soltanto tecnico e diventa anche societario. Perché le parole dell’allenatore sono difficilmente conciliabili con quelle pronunciate da Lucioni alla vigilia della gara precedente, quando il direttore sportivo si era presentato, senza avvisare nessuno, al posto suo. Lucioni aveva parlato di un Cosenza con l’obiettivo di disputare un campionato tranquillo e aveva sostenuto che le difficoltà possono rafforzare, non sgretolare.
Due racconti dello stesso progetto.
Da una parte un allenatore che parla di una barca da tenere a galla, di un percorso «devastante» e di una salvezza «super complessa». Dall’altra un direttore sportivo che parla di una salvezza senza affanni.
Non è necessario pretendere che allenatore e direttore sportivo recitino lo stesso copione. Ma quando uno parla di un progetto drasticamente cambiato e l’altro di un campionato tranquillo, il problema non è più soltanto la scelta delle parole. È capire se il progetto sia ancora lo stesso.
Coppitelli, dal suo arrivo, è apparso un uomo solo e tutt’altro che convinto della scelta effettuata. Lo ha lasciato intendere prima ancora di dirlo apertamente, e a Catania lo ha sostanzialmente certificato. Il suo racconto è quello di un allenatore che si è trovato dentro una realtà molto diversa da quella immaginata.
Domani, quindi, non sarà interessante soltanto ascoltare cosa dirà sulla Cavese. Bisognerà capire se confermerà quello che ha detto a Catania, se proverà a ridimensionarlo o se tornerà al linguaggio rassicurante del 14 agosto. E soprattutto bisognerà vedere se parlerà Coppitelli o se, ancora una volta, al suo posto (o insieme a lui) comparirà Lucioni.
Perché, a questo punto, la domanda più semplice è anche quella più scomoda: Coppitelli e la società stanno ancora raccontando la stessa storia?
Se la risposta è sì, domani qualcuno dovrà spiegare perché quella storia, nel giro di poche settimane, è passata da «campionato non banale» a barca da tenere a galla.
E se invece la risposta è no, forse il problema del Cosenza non è soltanto capire come salvarsi. (f.v.)

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