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Legge elettorale, FdI apre al Pd sulle preferenze. Forza Italia alza il muro

Il nodo divide il centrodestra alla vigilia del voto in Senato

Pubblicato il: 10/09/2026 – 11:14
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ROMA Una crepa nella maggioranza sulla legge elettorale proprio alla vigilia del voto in Senato. Al centro dello scontro ci sono le preferenze e, soprattutto, la possibilità che Fratelli d’Italia finisca per votare insieme alle opposizioni su uno dei punti più delicati della riforma. Una prospettiva che ha immediatamente provocato la reazione di Forza Italia: per gli azzurri cambiare adesso l’intesa raggiunta nel centrodestra significherebbe rimettere in discussione l’intero impianto della legge.
La questione nasce da due subemendamenti presentati dal Pd, a firma di Dario Parrini e Nicola Irto, che ripropongono le cosiddette «preferenze pure»: niente capilista bloccati e possibilità per gli elettori di scegliere direttamente i candidati. Una soluzione diversa da quella finora concordata nella maggioranza, che prevede invece capilista bloccati e tre preferenze da esprimere all’interno di una rosa di sei nomi già stampati sulla scheda. Ed è proprio su questo terreno che Fratelli d’Italia si trova in difficoltà. Il partito di Giorgia Meloni ha sempre sostenuto la necessità di restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti e, secondo le ricostruzioni di queste ore, starebbe quindi valutando di votare gli emendamenti delle opposizioni. Il Fatto Quotidiano parla apertamente di un FdI che «medita di votare il testo dei Dem», mentre nel centrodestra aumentano i malumori.
A frenare è soprattutto Forza Italia. Il messaggio che arriva dagli azzurri è netto: gli accordi raggiunti nella maggioranza prevedono un altro modello e non possono essere modificati unilateralmente. «Non sono questi gli accordi, così salta la legge», è la posizione riportata dal Corriere della Sera. Anche Matteo Salvini avrebbe ribadito che il testo attuale rappresenta per la Lega un punto di equilibrio da non rimettere in discussione. La partita sulle preferenze si inserisce peraltro in un quadro ancora tutt’altro che definito. La riforma dovrebbe approdare nell’Aula della Camera il 28 settembre, ma nelle ultime ore sono tornati in discussione anche altri nodi, dal premio di maggioranza alla soglia necessaria per farlo scattare. Il Quotidiano Nazionale riferisce dell’ipotesi di fissarla al 42%, mentre appare tramontata, almeno per ora, l’idea del ballottaggio. Il rischio, dunque, è che una battaglia apparentemente tecnica sulle modalità di scelta dei candidati si trasformi in un nuovo test politico per la tenuta dell’accordo nel centrodestra. FdI è chiamato a scegliere se difendere una delle sue posizioni storiche sulle preferenze oppure preservare il compromesso raggiunto con Forza Italia e Lega. E proprio da quel voto potrebbe dipendere il futuro della riforma. (redazione@corrierecal.it)

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