Turismo delle radici, Federalberghi punta sugli 8 milioni di calabresi nel mondo
D’Agostino alla Consulta regionale: «Trasformare il rientro affettivo in valore reale». Lamezia indicata come porta d’ingresso, tra pacchetti genealogici e soggiorni nei borghi
REGGIO CALABRIA Trasformare il ritorno in Calabria dei discendenti degli emigrati in una vera occasione di sviluppo turistico ed economico. È la proposta lanciata da Federalberghi Calabria nel corso della Seconda Sessione Plenaria della Consulta regionale dei Calabresi nel mondo, riunita a Reggio Calabria.
Il presidente Fabrizio D’Agostino è intervenuto nel panel dedicato a «La Calabria globale: turismo delle radici, identità e rappresentanza internazionale», richiamando la dimensione potenziale del fenomeno: secondo le stime citate da Federalberghi, gli italo-discendenti nel mondo sarebbero tra 80 e 120 milioni, mentre la Regione Calabria stima in oltre otto milioni i calabresi all’estero ancora legati alla terra d’origine. Un pubblico che, secondo D’Agostino, presenta caratteristiche particolarmente interessanti per il sistema turistico regionale: soggiorni più lunghi, viaggi anche fuori stagione e una maggiore capacità di spesa nei piccoli comuni rispetto al turista balneare medio.
Dal rientro spontaneo all’incoming organizzato
Federalberghi propone però di compiere un salto di qualità: passare dal semplice rientro di chi torna in Calabria e alloggia presso familiari e conoscenti a un vero incoming organizzato, costruito attorno a raduni familiari, percorsi genealogici e pacchetti che uniscano il soggiorno alla ricerca delle proprie origini. «L’incoming organizzato può trasformare il rientro affettivo in valore reale per l’economia turistica calabrese», è il messaggio lanciato dal presidente di Federalberghi Calabria. Tra le priorità indicate figurano la formazione del personale per un’accoglienza capace di raccontare il territorio, un collegamento strutturato tra strutture ricettive, archivi e anagrafi comunali e la creazione di pacchetti che integrino soggiorno, ricerca genealogica ed esperienza nei borghi.
Lamezia porta d’ingresso
Un passaggio specifico è stato dedicato a Lamezia Terme, indicata come possibile porta d’ingresso della regione grazie al potenziamento dei collegamenti aerei con i Paesi dove vivono le comunità calabresi. Gli alberghi dell’area, secondo D’Agostino, possono diventare il primo punto di accoglienza per chi rientra, facendo da raccordo tra l’arrivo in aeroporto e il successivo viaggio verso i borghi d’origine. Il ragionamento si inserisce in un settore che, secondo i dati TEHA Group richiamati durante l’incontro, avrebbe generato per la Calabria un impatto economico di 5,8 miliardi di euro nel triennio 2023-2025, pari al 14,1% del Pil regionale. Federalberghi invita però a distinguere il turismo identitario dal turismo competitivo, sottolineando come una parte consistente del valore prodotto dai ritorni della diaspora non transiti ancora dalle strutture ricettive. L’obiettivo più ampio, condiviso nel corso dei lavori, è fare in modo che il ritorno dei calabresi nel mondo non si esaurisca nella vacanza, ma possa diventare anche il primo passo verso nuovi investimenti o persino un trasferimento stabile in Calabria. «Prima di investire, prima di trasferirsi – ha concluso D’Agostino – c’è sempre un momento in cui una persona torna e ha bisogno di sentirsi accolta come a casa propria». (redazione@corrierecal.it)
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