La Pec della Prefettura di Reggio nelle mani degli hacker: si fingono poliziotti e ingannano Revolut
Per almeno due mesi avrebbero ottenuto indirizzi, numeri di telefono e cronologie delle transazioni. Coinvolti quasi 700 conti, indaga la Polizia postale
REGGIO CALABRIA Una Pec istituzionale della Prefettura di Reggio Calabria compromessa e utilizzata come “copertura” per fingersi operatori della Polizia postale e ottenere da Revolut i dati riservati di centinaia di clienti. È questo il cuore della truffa informatica sulla quale sta indagando la Polizia postale e per la sicurezza cibernetica. Le ipotesi di reato sono frode informatica e accesso abusivo a sistema informatico. Secondo le prime ricostruzioni, un gruppo di hacker sarebbe riuscito a utilizzare l’indirizzo di posta elettronica certificata appartenente alla Prefettura reggina, presentandosi alla società finanziaria come un’autorità pubblica italiana. Una copertura sufficientemente credibile da indurre Revolut a fornire informazioni riservate sui propri clienti. Le richieste, infatti, apparivano provenire da un dominio istituzionale e sarebbero state formulate come parte di presunte attività investigative della Polizia postale.
I contatti durati mesi
La vicenda, però, sarebbe molto più ampia di un singolo scambio di e-mail. Secondo quanto riferito al Financial Times dagli stessi presunti autori dell’attacco, gli hacker avrebbero mantenuto i contatti con Revolut per almeno due mesi, inviando ripetutamente richieste di informazioni e continuando a spacciarsi per appartenenti alle forze dell’ordine italiane. Uno o più componenti del gruppo, contattando il quotidiano britannico attraverso Telegram e utilizzando lo pseudonimo “iamnotavillain”, hanno sostenuto di essersi rivolti per la prima volta alla società «un paio di mesi fa», fingendosi un’autorità di polizia. Nelle settimane successive avrebbero chiesto informazioni su specifici clienti sostenendo che fossero necessarie nell’ambito di attività investigative. Tra i dati richiesti figurerebbero indirizzi, numeri di telefono e cronologie delle transazioni. Secondo le ricostruzioni finora emerse, la violazione avrebbe interessato quasi 700 conti Revolut. Gli hacker avrebbero dunque sfruttato non una falla diretta nei sistemi della società finanziaria, ma l’affidabilità attribuita a una comunicazione proveniente da una casella istituzionale.
Le indagini
Solo dopo una serie di richieste Revolut avrebbe cominciato a nutrire dubbi sull’autenticità delle comunicazioni, rivolgendosi direttamente all’amministrazione italiana interessata. Da lì sarebbe emerso che le richieste non provenivano realmente dagli uffici pubblici. La Polizia postale sta ora cercando di ricostruire come sia stato possibile compromettere la casella Pec della Prefettura di Reggio Calabria, chi abbia materialmente inviato le richieste e quale sia l’effettiva quantità di dati finita nelle mani dei responsabili. Revolut ha parlato di una «sofisticata truffa di impersonificazione esterna», precisando che l’episodio non avrebbe comportato un’intrusione nei propri sistemi informatici e che i fondi dei clienti non sarebbero stati toccati. Resta però il nodo della quantità e della natura delle informazioni consegnate agli impostori e, soprattutto, quello della compromissione di un indirizzo istituzionale utilizzato per dare credibilità alle richieste. Un elemento che porta direttamente a Reggio Calabria una vicenda di cybersicurezza dalle dimensioni internazionali.
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