Spiava i conti di Mattarella e Meloni, chiuse le indagini sull’ex bancario
Nel mirino anche La Russa e Crosetto
Dai conti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a quelli della premier Giorgia Meloni. E poi ministri, esponenti politici e migliaia di normali correntisti. Sono 3.572 i clienti di Intesa Sanpaolo i cui dati sensibili e finanziari sarebbero stati monitorati dall’ex dipendente Vincenzo Coviello, sul quale la Procura di Bari ha ora chiuso le indagini preliminari. Un’attività che gli inquirenti definiscono di vero e proprio «spionaggio patrimoniale», condotta in maniera «occulta, sistematica e prolungata».
Coviello, 54 anni, già addetto alla sede Agribusiness di Bisceglie e licenziato nell’agosto del 2024, avrebbe sfruttato le proprie credenziali professionali per accedere a informazioni che non erano necessarie allo svolgimento delle sue mansioni. Le verifiche hanno ricostruito una sequenza di intrusioni iniziata nel gennaio 2020 e proseguita fino alla fine di aprile 2024, con consultazioni che secondo gli investigatori si sarebbero moltiplicate in maniera «quasi ossessiva».
Mattarella, Meloni e gli altri nomi
Tra i clienti finiti nel mirino figurano alcune delle più alte cariche dello Stato. Oltre a Mattarella e Meloni, risultano consultati i dati del presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro della Difesa Guido Crosetto. Nelle verifiche compaiono inoltre, tra gli altri, Mario Draghi, Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, Marta Fascina, Raffaele Fitto e Umberto Bossi. L’inchiesta è partita nel luglio 2024 dalla denuncia di un correntista che aveva rilevato accessi sospetti. I carabinieri, con l’ausilio di specialisti nel contrasto al cybercrime, hanno poi analizzato log di sistema e tracciati informatici della banca, ricostruendo la rete delle consultazioni. Alle indagini ha collaborato anche la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.
Le accuse
Le contestazioni vanno ben oltre la violazione della privacy. La Procura ipotizza innanzitutto l’accesso abusivo a un sistema informatico, con l’aggravante legata al fatto che l’infrastruttura bancaria rientra nel Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. Viene contestato anche il procacciamento illecito di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, in relazione soprattutto alle informazioni sulle transazioni delle più alte cariche politiche e istituzionali, oltre alle violazioni della normativa sulla protezione dei dati personali. Secondo la Procura, l’acquisizione di una mole così ampia di informazioni avrebbe esposto a rischio non soltanto la riservatezza dei singoli clienti ma anche la sicurezza delle istituzioni democratiche. E il caso non sarebbe limitato a Coviello. Dagli accertamenti sono emerse condotte analoghe attribuite ad altri sette dipendenti dell’istituto. Le loro posizioni sono state stralciate e trasmesse alle Procure territorialmente competenti. Secondo quanto ricostruito, tuttavia, per questi ulteriori accessi non sarebbe emersa una finalità strutturata di dossieraggio: in alcuni casi gli investigatori parlano piuttosto di una sorta di «curiosità illecita», esercitata attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla banca. (redazione@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
