Piantedosi ad Arghillà: «Ora rendiamo vivibile la periferia»
Firmato il protocollo tra Prefettura e Comune di Reggio Calabria: sul tavolo 5 milioni per cambiare strade, scuola e riaprire il presidio di polizia
REGGIO CALABRIA Ad Arghillà non servono parole per raccontare il degrado: basta guardarsi intorno. E a pronunciarle, questa volta, è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «Non è degna di un Paese civile la situazione che ho visto». Una fotografia netta della periferia nord di Reggio Calabria, dove da trent’anni si intrecciano case popolari, disagio sociale, abbandono e una lunga attesa di risposte.
Perché Arghillà, in fondo, è sempre stata questo: un nome che compare nelle cronache quando succede qualcosa di grave, e sparisce subito dopo, inghiottito dal silenzio delle periferie che non contano. Per una volta, il copione si è rotto. Il ministro è atterrato a Reggio Calabria e, prima ancora di varcare la soglia del Palazzo del Governo, ha scelto di andare a vedere. Un sopralluogo nel quartiere, per toccare con mano — è la prima volta nella storia, ricorda il sindaco Francesco Cannizzaro, che un ministro dell’Interno entra fisicamente ad Arghillà — quello che fino ad oggi era rimasto affidato a relazioni, dossier, e qualche servizio televisivo di passaggio. Ad accompagnarlo ci sono il sindaco Francesco Cannizzaro, il presidente della Regione Roberto Occhiuto, la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro e il prefetto Clara Vaccaro. Ad attenderlo ci sono i cittadini, gli abitanti di Arghillà, i rappresentanti del Comitato di quartiere.


Per il sindaco, quella presenza pesa più di ogni altro annuncio degli ultimi anni. Si dice molto soddisfatto, definendo la visita del ministro non solo simbolica ma sostanziale, soprattutto perché arriva nel momento in cui le risorse — 5 milioni di euro ottenuti in Parlamento già un anno fa — vengono finalmente indirizzate verso interventi concreti, che Cannizzaro definisce un punto di partenza e non di arrivo. Dal sopralluogo si passa ai fatti: nel Salone degli Stemmi del Palazzo del Governo, arriva la firma del protocollo d’intesa tra Prefettura e Comune di Reggio Calabria, sottoscritto dal prefetto Clara Vaccaro e dal sindaco Francesco Cannizzaro. Tra i punti principali, la riattivazione del posto fisso di polizia nel quartiere, richiesta da anni da comitati e residenti. Piantedosi spiega: «Sicurezza e prevenzione vanno di pari passo. E la presidente Meloni e l’intero governo, da tempo, lavorano moltissimo per rendere vivibili le periferie». Per Arghillà, ha spiegato il ministro, «rinnoviamo l’attenzione sul futuro di uno dei quartieri più complessi della città di Reggio Calabria, avviando un piano straordinario di riqualificazione urbana». Un intervento che, nelle parole di Piantedosi, si inserisce in una strategia più ampia: «Il governo ha già destinato mille unità di personale a questo territorio perché la situazione lo richiede».

Il programma, voce per voce
Il piano presentato ha un valore complessivo di 5 milioni di euro, articolato in cinque linee di intervento, pensate non come somma di interventi isolati ma come percorso unico. Un milione di euro è destinato a strade e mobilità: rifacimento e messa in sicurezza delle pavimentazioni, eliminazione di buche e dissesti, sistemazione della segnaletica orizzontale e verticale, interventi sui marciapiedi e sui percorsi pedonali, ripristino dei punti più degradati, adeguamento del sistema di raccolta delle acque meteoriche e individuazione di percorsi prioritari verso scuola e servizi pubblici. Un altro milione va alla nuova illuminazione pubblica: sostituzione e integrazione dei punti luce, apparecchiature LED ad alta efficienza, illuminazione delle strade oggi insufficientemente coperte, messa in sicurezza degli impianti e sistemi di gestione da remoto, con priorità agli spazi vicini alla scuola, alle fermate del trasporto pubblico e ai percorsi più frequentati. Un milione di euro è riservato a scuola e servizi educativi, con la ristrutturazione del plesso scolastico esistente e la realizzazione di spazi per attività didattiche e aggregative. Su questo punto Cannizzaro è stato esplicito: qualcuno, prima della sua amministrazione, aveva scelto di chiudere uno dei presidi di legalità più importanti del quartiere, cioè proprio la struttura scolastica. Il milione destinato alla ristrutturazione servirà a riaprirla. Il sindaco ha aggiunto che le risorse annunciate non bastano da sole, e che il Comune sta già lavorando a un programma più a lungo termine, con il presidente Occhiuto impegnato ad attivare altre linee di finanziamento e ulteriori canali economici da richiedere al Governo centrale. Mezzo milione è destinato a videosorveglianza e sicurezza: telecamere nei punti strategici del quartiere, monitoraggio degli accessi e delle arterie principali, controllo delle aree più esposte all’abbandono illecito di rifiuti, collegamento con una centrale operativa e sistemi di registrazione conformi alla normativa sulla privacy. La cifra più alta, un milione e mezzo, è riservata alla bonifica delle carcasse abbandonate e alla riqualificazione delle aree degradate: censimento delle carcasse presenti sul territorio, individuazione e classificazione delle aree interessate, rimozione dei veicoli secondo le procedure previste, rimozione di materiali e rifiuti speciali, bonifica e messa in sicurezza, pulizia straordinaria, ripristino del decoro urbano e trasformazione degli spazi recuperati in aree verdi, parcheggi o luoghi di aggregazione.
Il presidio di polizia e i fondi per sicurezza e decoro
Accanto ai 5 milioni del programma di riqualificazione, la giornata porta con sé altre due voci di finanziamento, che Cannizzaro ha tenuto a distinguere con precisione. La prima riguarda il protocollo firmato con la Prefettura: il Comune destina 60mila euro, a cui si aggiungono 40mila euro già in dotazione al Ministero dell’Interno, per un totale di 100mila euro che serviranno a riaprire il commissariato di polizia nel giro di poche settimane. La seconda riguarda un ulteriore finanziamento annunciato dallo stesso Piantedosi, pari a 350mila euro, destinato questa volta a videosorveglianza e decoro urbano. Per il sindaco, la somma di tutti questi elementi — i 5 milioni del programma, i 100mila euro per il commissariato, i 350mila euro per videosorveglianza e decoro — non è solo motivo di speranza, ma il segno che da oggi si apre un tavolo permanente su Arghillà, capace di far entrare il quartiere nell’agenda del governo centrale come vera e propria emergenza nazionale. Elementi concreti, li definisce Cannizzaro, per avviare in modo definitivo la soluzione del problema.

Il nodo che resta: mantenere nel tempo ciò che si costruisce
Resta però una domanda che accompagna da sempre le vicende di Arghillà, ed è la stessa che viene posta al sindaco nel corso della giornata: come garantire che gli effetti di questi interventi straordinari non si esauriscano nel tempo. Il problema del quartiere, si osserva, è un problema carico di stratificazioni — sociali, urbanistiche, di sicurezza — che nessun intervento, per quanto consistente, può risolvere con un’unica infornata di fondi. È il motivo per cui lo stesso Cannizzaro insiste sul concetto di programma più a lungo termine e di tavolo permanente, piuttosto che di intervento a sé stante. La logica complessiva del piano, del resto, richiama esplicitamente il modello Caivano: strade, illuminazione, presidio educativo, videosorveglianza, bonifica e decoro, in una sequenza che punta a intervenire prima sul degrado fisico dei luoghi per ricreare le condizioni utili anche al contrasto della criminalità. Sul piano degli strumenti amministrativi, Piantedosi parla di una valutazione ancora aperta con la Regione tra un intervento normativo e l’uso dei poteri ordinatori già nelle mani di prefetto, sindaco e presidente regionale, ipotizzando persino di qualificare la situazione come emergenza sanitaria, di sicurezza pubblica o di protezione civile. Una cabina di regia, prevista dallo stesso protocollo, dovrà stabilire quali strumenti utilizzare concretamente. (redazione@corrierecal.it)
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