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LA DECISIONE

Lamezia, assolto l’imprenditore Caporale dalle accuse di bancarotta

Il Tribunale collegiale chiude il processo di primo grado. «Il fatto non sussiste» per la bancarotta patrimoniale, «il fatto non costituisce reato» per quella documentale

Pubblicato il: 16/09/2026 – 16:14
di Gi. Cu.
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LAMEZIA TERME Si è concluso con l’assoluzione il processo di primo grado celebrato davanti al Tribunale collegiale di Lamezia Terme nei confronti dell’imprenditore Gianfranco Caporale, difeso dall’avvocato Aldo Ferraro. Caporale era accusato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per avere, secondo l’impostazione accusatoria, distratto oltre 1 milione e 200mila euro dalle casse della società e la stessa azienda poi fallita attraverso un contratto di fitto ritenuto simulato. Contestata anche la bancarotta fraudolenta documentale, con l’accusa di avere alterato la contabilità allo scopo di arrecare pregiudizio ai creditori e procurarsi un ingiusto vantaggio. Il procedimento aveva avuto origine il 7 maggio 2019, quando la Guardia di finanza aveva dato esecuzione a un’ordinanza cautelare emessa dal gip di Lamezia Terme che disponeva nei confronti di Caporale gli arresti domiciliari e il sequestro dei beni, anche ai fini della confisca per equivalente. Poche settimane dopo, il 28 maggio 2019, il Tribunale della Libertà di Catanzaro aveva però annullato entrambe le misure cautelari, personale e reale, accogliendo le argomentazioni della difesa. All’udienza di ieri, al termine della discussione e della camera di consiglio, il Tribunale, presieduto da Angelina Silvestri, con a latere Martina Gallucci e Felice Forte, ha assolto Caporale dall’accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale «perché il fatto non sussiste» e da quella di bancarotta fraudolenta documentale «perché il fatto non costituisce reato». Il collegio ha inoltre dichiarato estinte per intervenuta prescrizione due contestazioni relative all’omessa presentazione delle dichiarazioni ai fini Irpef e Iva. Assolto «perché il fatto non sussiste» anche F. B., indicato dagli inquirenti come presunto «prestanome» di Caporale e difeso dagli avvocati Luigi Muraca ed Eugenio Naccarato. (g.curcio@corrierecal.it)

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