Intelligenza artificiale e lavoro, in Calabria il confronto sul futuro
L’incontro promosso da Entopan affronta gli effetti dell’IA sull’occupazione e sui modelli produttivi, con un focus sul ruolo dell’etica e sulla centralità della persona
Imprese, istituzioni, università e finanza attorno allo stesso tavolo per discutere degli effetti dell’intelligenza artificiale sull’occupazione e sui modelli produttivi. È l’«Harmonic Innovation: Words of Hope for a Magnifica Humanitas», in corso in questi giorni in provincia di Catanzaro, tra Tiriolo e Simeri, con protagonista il percorso di Entopan, realtà calabrese nata con l’obiettivo di favorire un approccio integrato e multidisciplinare ai temi dell’innovazione territoriale, sociale, tecnologica e digitale. Un obiettivo, quest’ultimo, che si va, passo passo, tramutando in una realtà visibile e cioè un vero e proprio centro multidisciplinare che si ripropone di accompagnare imprese e territori nelle sfide delle transizioni digitale e tecnologica, verde e circolare, sociale ed economica.
«Esiste un Sud che può essere avanguardia»
Nelle molte sessioni organizzate, con oltre cento partecipanti provenienti da Europa, Stati Uniti e Africa, si dialoga sul futuro in un mondo che cambia. «È un cammino – precisa il presidente di Entopan, Francesco Cicione – iniziato 25 anni fa con l’ambizione di mostrare che esiste un Sud che sa pensarsi una prospettiva globale, che vuole parlare al mondo, che può essere avanguardia e non retroguardia, che vuole trasformare i sentieri interrotti in traiettorie di cambiamento possibile, agganciando le grandi economie digitali ad alta marginalità. Sembrava un sogno, oggi è un segno». Un percorso che per Cicione ha compiuto molti passi ma è ben lungi dall’essere completato. «Sembrava impossibile, oggi invece è realtà. Però, come diceva Robert Frost, abbiamo ancora miglia da percorrere e promesse da mantenere prima di andare a dormire. Il cammino è ancora lungo, è solo all’inizio, perché costruire un ecosistema per l’innovazione, di iniziativa privata ma di interesse pubblico, esige un tempo lungo». «Chi lo ha fatto in altre parti del mondo, e non sono tantissimi, si contano sulle dita di una mano, ha avuto tempi di impianto e di sviluppo non inferiori a 20 anni. Siamo a metà del cammino e tra qualche anno speriamo che questo luogo, che già oggi inizia a vivere, sia un luogo scontato per questo territorio, capace di attrarre grandi big tech, organizzazioni accademiche e istituzionali, così come è avvenuto oggi ma in maniera stabile, per consentire un salto di questo territorio e abilitare processi di sviluppo bilanciato».

Armonia, etica e speranza
Il contesto dell’incontro promosso da Entopan è quello dell’innovazione, ma tutto richiama a concetti “antichi”, quelli dell’armonia e della speranza. «L’armonia nella nostra visione, ma anche nella visione magno-greca e nella grande tradizione cristiana, non è solo un metodo, non è solo estetica, è etica, è obbedienza. È obbedienza alle leggi della vita, cosmologiche, storiche, fisiche e morali». «In quell’obbedienza – chiarisce Cicione – è la speranza, perché la speranza che non nasce dall’obbedienza è solo un’illusione effimera».
«La Calabria può parlare al mondo»
Impegni e concetti che si coniugano con un nuovo senso di Calabria. «Realizzare tutto questo qui – dice Cicione – è molto difficile, ma proprio perché è difficile è maledettamente necessario. Non siamo solo noi a farlo, perché ci sono diverse istituzioni che lo fanno, le università, ma anche gli enti locali, le Regioni che stanno lavorando in questa direzione. Si inizia insomma a creare un senso comune, si inizia a lavorare per affrancare un territorio che sembrava rassegnato». «Oggi recuperiamo anche la memoria di ciò che la Calabria è stata ed è. Siamo nel cuore della Magna Grecia, in quella che fu l’America dell’antichità, quella che può e deve ritornare ad essere il più antico luogo di futuro, un luogo che parla al mondo». «La Calabria – aggiunge ancora Cicione – può riappropriarsi di questo luogo e, riappropriandosene, può parlare al mondo con la forza di chi non si sente ultima, ma di chi si sente capace di poter illuminare ancora una volta il mondo».
La Chiesa e l’etica dell’intelligenza artificiale
Nell’incontro promosso da Entopan, con gli obiettivi ambiziosi descritti da Francesco Cicione, l’etica è il leitmotiv. Si discute di futuro, di innovazioni impensabili fino a qualche anno fa, ma lo si fa con un approccio che chiama in causa e mette al centro il magistero della Chiesa e, in particolare, quella capacità propria dell’universalità del cattolicesimo di essere guida morale nelle grandi trasformazioni. A sottolinearlo è il cardinale Fabio Baggio, direttore generale del Centro di Alta Formazione Laudato Si’: «Sono molti i segni che indicano che stiamo davvero assistendo a un cambio d’epoca. Papa Francesco lo aveva già indicato in diversi discorsi, Papa Leone XIV lo ha ribadito in diverse occasioni e ci ha regalato un’enciclica meravigliosa, la Magnifica Humanitas, che legge questi segni, che sono positivi e meno positivi». «Papa Leone ha sottolineato che nell’era dell’intelligenza artificiale e di una tecnologia che avanza a passi enormi ritorniamo alla centralità della persona umana e della sua dignità». «In questo senso – aggiunge mons. Baggio – reputo che tra i segni sia possibile individuare questo grande interesse per un discorso etico».

«Le grandi imprese ci chiedono dei paletti»
Ed è proprio la Chiesa, in forza della sua natura universale, ad avere su questi percorsi un punto di vista più ampio, più profondo. «È interessante notare come ci sia stato durante i mesi passati, anche di fronte a questa bellissima innovazione che chiamiamo intelligenza artificiale, un nuovo approccio anche rispetto a quella che è l’autorità della Chiesa cattolica, quasi a chiedere che vengano posti dei paletti, una richiesta di aiuto. Grandi imprese che stanno sviluppando queste tecnologie si stanno rapportando direttamente anche con i nostri uffici proprio per riuscire a comprendere insieme come poter procedere». «Noi come Chiesa abbiamo la grande facilità di raggiungere gli estremi confini della Terra, lì dove la Chiesa cattolica è presente, anche ascoltando la voce di coloro che normalmente non sono ascoltati, coloro che sono esclusi dalle grandi arene». «D’altra parte – conclude mons. Baggio – abbiamo anche un tesoro di verità che ci è stato consegnato direttamente dal buon Dio, attraverso di Lui, questo tesoro di verità che siamo chiamati a testimoniare con la vita e con le riflessioni anche in altre arene, un po’ sentendoci come San Paolo che va all’Areopago di nuovo e non ha difficoltà a ripresentare quelle tematiche fondamentali, cioè le risposte alle domande esistenziali che in qualche momento sembrano passare in secondo ordine e che invece devono essere riprese. Da dove veniamo? Perché siamo qui? Cosa siamo chiamati a fare?». (redazione@corrierecal.it)
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