Sicilia, Schifani accerchiato. E il centrodestra rischia la crisi
Lo scontro con Minardo, le tensioni con Tajani e l’ombra delle dimissioni
Renato Schifani rischia di vedere compromesso il proprio futuro alla guida della Sicilia non per un attacco delle opposizioni, né per una rivolta degli alleati, ma per una frattura dentro il suo stesso partito. È Forza Italia, infatti, ad aver aperto una crisi che rischia di travolgere gli equilibri del centrodestra siciliano, trasformando la questione della ricandidatura alle Regionali del 2027 in una resa dei conti che da Palermo arriva direttamente a Roma. E mentre il governatore valuta le proprie mosse, sul tavolo è finita persino l’ipotesi delle dimissioni anticipate.
Lo scontro con Forza Italia e il nodo della ricandidatura
A innescare la tensione sono state le dichiarazioni del commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, che ha invocato una proposta politica nuova per la Sicilia, mettendo sostanzialmente in discussione la prospettiva di un secondo mandato per Schifani. Parole che hanno provocato una reazione durissima del governatore e un confronto particolarmente teso con il segretario nazionale Antonio Tajani. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Schifani avrebbe anche prospettato la possibilità di lasciare anticipatamente Palazzo d’Orléans. Una frattura che arriva in un momento già delicato per la maggioranza, attraversata dalle conseguenze politiche di alcune inchieste giudiziarie. L’ultima coinvolge Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione ed ex consigliere giuridico del governatore, nei cui confronti la Procura di Palermo ha avanzato una richiesta cautelare nell’ambito di un’indagine per corruzione. Accuse che dovranno essere vagliate nelle sedi giudiziarie, ma che hanno contribuito ad alimentare le tensioni politiche. Il problema, tuttavia, è soprattutto di leadership. Schifani non intende accettare che il suo futuro venga deciso senza un confronto, mentre una parte di Forza Italia sembra voler aprire una fase nuova in vista dell’appuntamento elettorale del prossimo anno.
Gli alleati difendono il governatore, ma la partita si gioca a Roma
A rendere ancora più singolare la situazione è la posizione degli alleati. Fratelli d’Italia, Lega e le altre componenti del centrodestra non hanno formalmente ritirato il sostegno al presidente della Regione. Anzi, hanno espresso apprezzamento per il lavoro svolto, consapevoli che un’eventuale interruzione anticipata della legislatura potrebbe aprire uno scenario difficile da governare. Elezioni anticipate significherebbero rimettere in discussione candidature, alleanze e rapporti di forza, senza la certezza di riuscire a individuare rapidamente una figura capace di tenere insieme l’intera coalizione. Per questo, nelle ultime ore, sembra prendere corpo l’ipotesi di un chiarimento con Tajani e Minardo, nel tentativo di evitare una rottura definitiva. Ma anche un’eventuale tregua lascerebbe irrisolto il nodo principale: può un presidente continuare a governare sapendo che il proprio partito non gli garantisce più la ricandidatura? È questa la domanda che pesa sul futuro politico di Schifani. Perché la crisi siciliana, al di là delle tensioni personali, rappresenta anche una prova per gli equilibri nazionali del centrodestra e per la capacità di Forza Italia di gestire la propria classe dirigente. Il governatore conserva un elemento di forza: le elezioni anticipate potrebbero non convenire a nessuno, nemmeno a chi oggi ne mette in discussione la leadership. Ma la partita resta aperta. Schifani potrebbe riuscire a salvare la legislatura senza avere più la certezza di poter guidare la coalizione alle prossime elezioni. (redazione@corrierecal.it)
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