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Camorra, maxi sequestro da 220 milioni di euro

Nel mirino il patrimonio di un imprenditore campano e dei familiari

Pubblicato il: 15/10/2026 – 10:19
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Un patrimonio mobiliare e immobiliare del valore complessivo stimato in circa 220 milioni di euro, riconducibile a un imprenditore campano attivo nei settori edilizio e immobiliare e ai componenti del suo nucleo familiare, è stato sottoposto a sequestro dalla Guardia di Finanza. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione del Tribunale di Napoli, su proposta della Direzione distrettuale antimafia partenopea, guidata dal procuratore Nicola Gratteri. L’operazione è stata eseguita dai finanzieri dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli e Bologna, con il concorso del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (Scico).

I rapporti con gli ambienti della camorra

Al centro dell’inchiesta ci sono i rapporti d’affari e le cointeressenze societarie che l’imprenditore avrebbe intrattenuto con soggetti ritenuti riconducibili ad ambienti camorristici. Le indagini economico-patrimoniali hanno consentito di ricostruire una rete di interessi imprenditoriali nel settore immobiliare e di individuare, secondo gli investigatori, una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio effettivamente riconducibile all’imprenditore e ai suoi familiari. A sostenere le risultanze investigative anche le dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, che avrebbero contribuito a delineare i rapporti imprenditoriali con soggetti ritenuti appartenenti o contigui alla criminalità organizzata campana. Tra le operazioni immobiliari finite sotto la lente degli inquirenti figura anche la realizzazione del complesso residenziale «Parco Primavera», nel comune di Melito di Napoli, richiamato espressamente nel comunicato della Procura.

La sproporzione tra redditi e patrimonio

Un ruolo importante nell’inchiesta è stato svolto dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bologna, che, in collaborazione con lo Scico, ha approfondito la posizione patrimoniale dell’imprenditore. Gli accertamenti, riferiti al periodo compreso tra il 1999 e il 2016, avrebbero evidenziato una sproporzione tra le disponibilità economiche riconducibili all’uomo e i redditi ufficialmente dichiarati. Nel patrimonio ricostruito dagli investigatori figurano partecipazioni societarie, disponibilità finanziarie e beni immobili distribuiti tra Campania e Lazio. Sulla base degli elementi raccolti, il Tribunale di Napoli ha disposto il sequestro ai sensi delle disposizioni previste dal Codice Antimafia.

I 394 immobili e le società sequestrate

Il provvedimento riguarda un patrimonio particolarmente consistente. Nel dettaglio, sono 394 le unità immobiliari sottoposte a sequestro, tra appartamenti, locali commerciali, uffici, depositi, autorimesse, terreni e immobili ancora in costruzione, ubicati nelle province di Napoli e Roma. Il sequestro interessa inoltre 12 beni mobili registrati e 28 rapporti finanziari, tra disponibilità bancarie, strumenti finanziari e prodotti assicurativi. Sigilli anche alle partecipazioni societarie e ai beni riconducibili a tre società operanti nei settori immobiliare e sanitario, oltre a ulteriori beni mobili e immobili. La misura è stata adottata nell’ambito di un procedimento di prevenzione patrimoniale ed è soggetta ai rimedi di impugnazione previsti dalla legge. Non costituisce, pertanto, un accertamento definitivo di responsabilità penale. (redazione@corrierecal.it)

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