Colosimo: «Travolta dalla storia di Denise Cosco. Ma con lei lo Stato ha fatto la sua parte, a differenza che con la madre Lea»
La presidente dell’Antimafia: «La morte di Denise è stata anche l’ultimo omicidio – tra tante virgolette – di ‘ndrangheta»
CATANZARO «La storia di Denise Cosco mi ha travolto, per una serie di motivi. Negli ultimi anni da remoto, dal Servizio centrale di protezione, ho seguito l’evolversi della sua storia: il fatto che si fosse innamorata, avesse avuto un figlio e per questo avesse anche chiesto di cambiare sede di lavoro. Sembrava che lo Stato lì avesse fatto la sua parte e secondo me, visto che ormai ho letto tutte le carte che riguardano Denise, a differenza di quanto avvenuto con la madre Lea Garofalo nel caso di Denise lo Stato ha fatto la sua parte, perché Denise è stata accompagnata sul piano psicologico, lavorativo ed economico». Lo ha detto Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, intervenendo in videocollegamento all’iniziativa “Tam-Talk about mafia” organizzata dall’Anm a Catanzaro.
L’eredità di Denise Cosco
«Quello che è mancato a Denise – ha proseguito Colosimo – è stata la piena accettazione della sua storia. Se questa è e resta una sconfitta dello Stato, sono però anche convinta che questo sia anche l’ultimo omicidio – tra tante virgolette – di ‘ndrangheta perché quel legame che il padre di Denise ha mantenuto in piedi in modo assolutamente folle in tutti questi anni ha di fatto condizionato tutta la vita di questa ragazza e l’ha condizionata probabilmente portandola ad avere dei sensi di colpa che hanno fatto tutto il resto. Allora ci dobbiamo chiedere fino a che punto possiamo arrivare in certi casi. Ma allo stesso tempo – lo dico ad alta voce – ho osteggiato con tutte le mie forze ogni tentativo di far rientrare Denise in Calabria, perché non si può pensare che con un colpo di spugna si cancelli il coraggio di madre e figlia di affrancarsi dalla ‘ndrangheta. Questo lo Stato non poteva permetterselo e per fortuna non se lo è non lo è permesso, e questo – ha proseguito la presidente della Commissione parlamentare antimafia – mi rende particolarmente orgogliosa e devo ringraziare la magistratura e le forze dell’ordine che hanno permesso di evitare che questa storia diventasse un boomerang. Denise è e rimane una testimone di giustizia, esattamente come lo è stata sua madre Lea, e resta l’esempio di come tagliare alcuni legami sia difficilissimo. Ma lei ha lasciato oggi un bambino e a quel bambino con le sue scelte di vita ha lasciato un’eredità che vale molto di più di qualsiasi storia di ‘ndrangheta».

Il tema dei testimoni di giustizia
«E’ arrivato il momento di fare di più» nella tutela dei testimoni di giustizia, ha poi aggiunto Colosimo: tra l’altro si è trattato della prima volta in cui Colosimo, trattenuta a Roma dai problemi odierni nel traffico aereo, ha partecipato a un’iniziativa dell’Anm: «Da quello che ho ascoltato – ha commentato – sono convinta di aver fatto la scelta giusta perché ho trovato molti spunti interessanti. Sto lavorando ad esempio a un emendamento per i testimoni di giustizia sul piano pensionistico e ho sentito proposte interessanti. Quando sono arrivata alla guida della Commissione Antimafia – ha ricordato Colosimo – ero a digiuno di questi temi, ma studiare senza preconcetti mi ha aiutato a capire la complessità del ruolo delle donne nella ‘ndrangheta». Con riferimento alle problematiche legate ai testimoni di giustizia, Colosimo ha osservato: «Il problema principale è il tempo, con il passare degli anni queste persone si sentono un po’ abbandonate. E’ uno dei problemi che stiamo affrontando anche sotto l’aspetto pensionistico: su questi temi – ha specifica la presidente dell’Antimafia – è arrivato il momento di fare di più». (a. cant.)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
