Occhiuto: «Solo Fi può essere la casa riformista»
Il governatore della Calabria: il centrodestra mostri meno imbarazzo sui diritti civili
LAMEZIA TERME In un colloquio con il direttore de “L’Espresso” Emilio Carelli il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, vicesegretario nazionale di Forza Italia, spiega come l’esperienza della sua Giunta regionale possa diventare un modello per l’intero Paese. Sulla scorta del suo libro, “Il coraggio di governare”, Occhiuto chiarisce la natura del suo approccio amministrativo: «È il racconto di un metodo» fondato sulla capacità di prendere decisioni coraggiose e talvolta impopolari. A questo proposito, il governatore cita esempi concreti della sua gestione in Calabria, come la scelta di ingaggiare medici cubani e il ricorso vincente in Corte Costituzionale sulle licenze Ncc che ha portato Uber X nella regione: «Non sono amato dai tassisti, ma ho aperto il mercato con grande soddisfazione dei turisti e degli utenti. Se alcune cose possono essere fatte nella regione più complicata d’Italia, con lo stesso coraggio si potrebbero fare nel Paese». Nel ricostruire il proprio percorso personale, Occhiuto si sofferma sull’importanza dell’inclusione sociale e delle opportunità economiche: «Mio padre aveva la quinta elementare. Io sono diventato presidente della Regione dopo aver fatto il capogruppo di Forza Italia. Un Paese liberale è un Paese nel quale non è importante da dove parti, ma è importante che tu possa arrivare. A volte le incrostazioni che ci sono nel mercato, nelle professioni, l’eccessivo peso delle corporazioni rende meno praticabile questo ascensore sociale. Io vorrei che questa mia storia fosse quasi ordinaria e non solo una rara eccezione».
«Togliere l’Irpef per i giovani»
In vista dei prossimi interventi sui conti pubblici, il governatore calabrese individua due priorità: la burocrazia e la leva fiscale. Sul fronte delle autorizzazioni Occhiuto porta l’esempio dei lavori contro l’erosione costiera, per i quali «in Italia servono 18 autorizzazioni preventive. Il ministro Zangrillo ha fatto molto, ma bisogna fare ancora di più. E poi occorre trovare delle bandiere che siano riconoscibili dagli elettori. Berlusconi aboliva intere tasse, non interveniva sulle percentuali. Io propongo di togliere l’Irpef, cioè le tasse, per tutti i giovani fino a 35 anni. Tratteniamoli, incidendo sulla leva fiscale». E sulla sostenibilità finanziaria dell’intervento aggiunge: «Se non si può fare la no tax area fino a 35 anni per problemi di risorse, proviamo a farla almeno fino a 30 anni, ma diamo un segnale ai giovani. Diciamo che questo Paese vuole investire su di loro».
«Parlarne senza timidezza dei diritti civili»
Sui diritti civili, Occhiuto esorta la propria coalizione ad avere più coraggio: «Si tratta semplicemente di parlare dei diritti civili senza timidezza. Io non penso che nel centrodestra ci siano posizioni reazionarie. Ma penso che se ne parli soltanto quando sei costretto a farlo, dà l’impressione di avere imbarazzo su questi temi. Il centrodestra farebbe bene ad accorgersene, perché altrimenti i giovani ci percepiranno come una coalizione che parla loro come se fossimo i loro nonni».
No a Vannacci, sì ai riformisti
Sulla nuova legge elettorale approvata dal Parlamento, Occhiuto esprime un giudizio privo di riserve: «Non vedo difetti in questa legge elettorale. È chiaro che poi non bastano le leggi elettorali per vincere le elezioni. Occorrono i voti». Netta è invece la chiusura nei confronti di Roberto Vannacci e di un’eventuale intesa post-elettorale con Futuro Nazionale: «Vannacci non c’entra nulla con noi. Rappresenta la destra populista che non indica soluzioni. Il centrodestra, invece, si è sempre caratterizzato come una coalizione che indicava soluzioni. Vannacci è distante dal centrodestra e in politica non sempre valgono le regole dell’aritmetica. Non aggiungerebbe molti voti alla nostra coalizione che ne prenderebbe molti di più se si aprisse con maggiore determinazione ai liberali e ai riformisti. Con Vannacci sarebbe davvero complicato governare». Alla domanda sull’esclusione di un accordo, Occhiuto ribadisce: «Assolutamente sì». Sull’area riformista e sul confronto con le altre forze politiche, il governatore osserva: «Io mi auguro che Calenda e Marattin possano far parte della parte liberale e riformista di un centrodestra che valorizzi di più quest’area». Quanto a Matteo Renzi, Occhiuto aggiunge: «Renzi mi è simpatico, ma ci invita in una casa dove forse non ha posto nemmeno lui. Ho sentito Conte dire che Schlein deve garantire per Renzi. Quindi il campo largo fatica a vedere in Renzi uno dei suoi leader. È singolare che Renzi inviti i riformisti liberali a far parte del campo largo. Io penso che solo nel centrodestra questa parte dell’offerta politica può essere davvero rappresentata». E sulla figura del presidente del Consiglio Occhiuto aggiunge: «Meloni ha il grande merito di avere costruito una destra italiana moderna, è una leader apprezzata della destra europea, ma non si può chiedere a Giorgia di fare anche la riformista. Deve essere un’altra parte della coalizione a farlo».
Il futuro di Forza Italia
Infine, su un suo futuro ruolo di guida di Forza Italia, Occhiuto conclude: «No, io ho quattro anni davanti a me come presidente della Regione Calabria. Se posso parlare di questi temi con la libertà che ho avuto nel mio libro è proprio perché faccio un altro lavoro. Vorrei solo essere da stimolo per far recuperare a Forza Italia la carica di innovazione che aveva quando è nata. Quando Berlusconi fondò Forza Italia era un partito capace di comunicare modernità, aperto al ceto intellettuale e al mondo produttivo. Inoltre aveva un certo appeal anche sui giovani. Mi chiedo se abbiamo ancora quelle caratteristiche. Se non le abbiamo la responsabilità è di tutti, anche mia, che sono vicesegretario nazionale. Tutti – conclude il presidente della Regione Calabria – dobbiamo lavorare, preservando l’unità del movimento, per attualizzare quel metodo che fu il metodo di Berlusconi». (a. c.)
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