Trump ferma le nuove sanzioni contro la Russia. «Interesse nazionale»
Sospese le misure previste dal Graham Act firmate appena un mese fa
Donald Trump ferma le nuove sanzioni contro la Russia. Con un ordine esecutivo firmato venerdì 16 ottobre, il presidente degli Stati Uniti ha sospeso l’applicazione di una parte sostanziale delle misure economiche e commerciali previste dal Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, la legge approvata dal Congresso americano per aumentare la pressione su Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina. Una decisione arrivata a soli due giorni dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni e giustificata dalla Casa Bianca con la necessità di tutelare gli «interessi nazionali» degli Stati Uniti. La svolta assume un significato politico particolare: era stato lo stesso Trump, appena un mese fa, a promulgare la legge che adesso ha deciso di congelare. Sullo sfondo ci sono la corsa dell’amministrazione americana a contenere i prezzi del diesel, le tensioni con Kiev e le elezioni di metà mandato in programma il prossimo 3 novembre.
Le sanzioni sospese e la clausola dell’«interesse nazionale»
Il provvedimento, firmato il 18 settembre, prevedeva una stretta significativa nei confronti dell’economia russa, attraverso nuove sanzioni contro funzionari, istituti finanziari e soggetti coinvolti nel commercio energetico. Tra le misure figuravano anche dazi fino al 500% sui prodotti provenienti dalla Russia e tariffe aggiuntive del 100% nei confronti dei maggiori importatori di petrolio e gas russo, oltre a penalizzazioni per i Paesi accusati di favorire l’aggiramento delle restrizioni. Trump ha utilizzato una clausola contenuta nella stessa legge che consente al presidente di sospendere l’applicazione delle misure qualora ritenga che ciò risponda agli interessi nazionali degli Stati Uniti. Nel documento ufficiale, pubblicato dalla Casa Bianca, il presidente riferisce di aver trasmesso al Congresso una certificazione e una relazione a sostegno della decisione. Non vengono però illustrate pubblicamente le ragioni specifiche della sospensione. La deroga non equivale alla cancellazione di tutte le sanzioni americane contro Mosca: le misure precedentemente adottate e non interessate dall’ordine esecutivo restano in vigore. Le nuove esenzioni non prevedono una scadenza automatica e potranno essere riviste dal presidente o dalle autorità competenti.
Il nodo del diesel e le elezioni di novembre
La decisione arriva dopo l’accordo annunciato nei giorni scorsi tra Washington e Mosca per favorire la fornitura di diesel russo, nel tentativo di contenere l’aumento dei prezzi energetici. Trump aveva parlato di oltre 300mila tonnellate di carburante da rendere immediatamente disponibili, seguite da ulteriori forniture nei mesi successivi. Una scelta che aveva già provocato forti critiche negli Stati Uniti e in Ucraina, dove il timore è che un allentamento delle restrizioni energetiche finisca per garantire nuove entrate alla Russia, impegnata da oltre quattro anni nella guerra contro Kiev. Il caro carburanti rappresenta intanto un problema politico per la Casa Bianca, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. L’aumento dei prezzi dell’energia, aggravato dalle tensioni e dal conflitto con l’Iran, sta alimentando le preoccupazioni degli elettori americani. In questo quadro, l’applicazione di nuovi dazi contro i Paesi che acquistano energia russa avrebbe rischiato di complicare ulteriormente gli sforzi dell’amministrazione per contenere i costi.
Le critiche del Congresso e le conseguenze per Kiev
Lo stop alle sanzioni ha provocato reazioni critiche soprattutto tra i democratici. Il senatore Richard Blumenthal, tra i promotori della legge, ha accusato Trump di voltare le spalle al Congresso, agli alleati europei e alla maggioranza degli americani, sostenendo che le deroghe favoriscano Vladimir Putin anziché la sicurezza nazionale statunitense. Anche il deputato Don Beyer ha contestato la decisione, chiedendo un intervento legislativo per impedire che la pressione economica sulla Russia venga ulteriormente indebolita. Il Graham Act era stato sostenuto da un’ampia maggioranza bipartisan dopo la morte, lo scorso luglio, del senatore repubblicano Lindsey Graham, uno dei principali sostenitori di una linea più dura nei confronti del Cremlino. Per l’Ucraina, la scelta americana rappresenta un ulteriore elemento di incertezza nei rapporti con Washington. L’obiettivo originario della legge era ridurre le risorse economiche a disposizione di Mosca per proseguire il conflitto. Con il congelamento delle nuove misure, uno degli strumenti di pressione elaborati dal Congresso rimane per il momento inutilizzato. Resta ora da capire se la sospensione sarà temporanea o se segnerà un cambiamento più duraturo nella strategia americana verso la Russia.
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