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VERSO LE ELEZIONI

Comunali di Catanzaro, i partiti (ancora) nella “terra di nessuno”. Nell’anarchia generale vanno tutti a briglie sciolte

Sia nel centrosinistra sia nel centrodestra le forze politiche faticano a tenere a bada fughe in avanti, ambizioni individuali e spinte terzopoliste

Pubblicato il: 19/10/2026 – 10:34
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CATANZARO Nell’angolo, ancora completamente impreparati e comunque già in ritardo. Il quadro politico di Catanzaro in vista delle elezioni amministrative è al momento un campo “minato” e quasi impraticabile. Ovviamente, c’è ancora tanto da camminare e sicuramente i tempi sono ancora prematuri, ma il dato che tanti analisti stanno riscontrando in queste ore è l’estremo caos che vivono sia il centrosinistra – coalizione che oggi guida il Comune sia pure con una maggioranza “ibrida” e di fatto trasversale – sia il centrodestra. La fase attuale è quella della “terra di nessuno” e proprio per questo chiaramente sensibile alle incursioni di quanti – guastatori o ambiziosi – vogliono comunque dire la loro o essere protagonisti alle prossime Comunali. Messaggi più o meni cifrati, provocazioni, fughe in avanti, forzature, candidature che si bruciano o che si lanciano alla rinfusa per vedere l’effetto che fa, veline agli organi di informazione , i primi “sgambetti” e le prime delegittimazioni. Il campionario elettorale – a tratti confinante con il bestiario – a Catanzaro è già nei fatti, in netto anticipo – è questa l’impressione condivisa dagli osservatori politici – rispetto al necessario. Uno “sbaraglio” totale che rivela plasticamente il grande vulnus che ormai da anni attraversa la politica catanzarese: l’assenza totale dei partiti o comunque la loro ormai acclarata incapacità di controllare e gestire processi, dinamiche e anche i propri dirigenti. In tanti in questa fase si stanno prodigando in mosse e “manovre” individuali in modo del tutto autonomo e slegato completamente dai partiti: forse, in alcuni casi, addirittura contro i rispettivi partiti di appartenenza. L’anarchia regna sovrana, quasi dappertutto.

Il centrosinistra

E così si assiste ormai sistematicamente alle “ambasce” di un Pd che dopo un anno ha finalmente eletto un segretario cittadino, Vanessa Zinzi, ma che non sembra ancora aver ritrovato un minimo di unità, a causa della permanente guerriglia tra le varie anime dem, una volta amiche un’altra invece divise. Zinzi è stata designata su input dell’area della dirigente nazionale Jasmine Cristallo e con il sostegno di altre aree come quelle della vicesindaco Giusy Iemma, del dirigente Francesco Pitaro e del capogruppo regionale Ernesto Alecci, ma il resto del Pd non sembra attestato sulla stessa linea. E poi quanto durerà la pax tra i big?. E il Pd si trova oggi davanti al dilemma se sostenere la ricandidatura del sindaco uscente Nicola Fiorita, non iscritto al Pd ma in buoni rapporti con Elly Schlein e comunque guida di una Giunta nella quale i dem sono persino sovrarappresentati rispetto al loro peso consiliare, o sostenere la candidatura dello stesso Pitaro, iscritto al Pd ma promotore di un movimento civico – “Punto di svolta” – che già veleggia in città e che però non manca occasione di criticare quella Giunta della quale il Pd è asse portante. Una bella contraddizione da sbrogliare e chiarire, per i democrat, anche se in tanti si spingono a ritenere possibile un Pd che alla fine decida di puntare su una terza opzione “di superamento”. Nel fronte progressista poi non è un mistero che, a parte il Pd, il resto sia quasi impalpabile: il M5S – a quanto sembra – starebbe per costituire finalmente il gruppo territoriale ma sul territorio non si vede e non si sente, mentre Avs ha un potenziale “cavallo di razza”, il presidente del Consiglio comunale Gianmichele Bosco, ma non sembra avere il contorno per dettare alcunché.

Il centrodestra

Ma nemmeno nel centrodestra c’è da rallegrarsi, anzi qui forse è persino peggio. L’unico partito che sembra mantenere una barra più o meno dritta è Fratelli d’Italia di Wanda Ferro, che sta rivendicando con forza la candidatura a sindaco, anche se l’asso nella manica dei meloniani è un civico, sia pure di rango, l’imprenditore e presidente di Unindustria Catanzaro Aldo Ferrara. La Lega in realtà non c’è, perché la sua figura di spicco, il vicepresidente della Giunta Filippo Mancuso, altro papabile candidato sindaco, al tirar delle somme con il suo seguito va ben oltre il Carroccio. E poi Forza Italia, un capitolo a parte. Nelle fila azzurre milita Sergio Abramo, che non fa mistero di voler tentare la sua quinta candidatura a sindaco a prescindere dagli orientamenti del partito. E poi Sergio Costanzo, consigliere comunale di Fi, che in prima battuta “sponsorizza” non un azzurro ma la meloniana Wanda Ferro o, se la Ferro non vuole correre da sindaco, sponsorizza se stesso per le eventuali primarie o per un progetto civico autonomo dal centrodestra. Per non parlare poi di Antonello Talerico, già consigliere regionale di Fi e oggi consigliere comunale ma spesso disallineato dal partito. Poi, Futuro Nazionale di Vannacci: il coordinatore regionale Domenico Furgiuele ha già preannunciato una lista e un candidato autorevole ma il big vannacciano sul territorio, Mimmo Tallini, secondo diversi analisti con il suo quasi leggendario fiuto sembrerebbe a ragionare più nella direzione di un “patto per la città” con chi ci sta e meno da uomo di partito. In tutto questo marasma che vede i partiti ancora all’angolo, è evidente che alla fine da una parte e dall’altra a decidere sarà Roma. Ed è quasi scontato che alla fine spunteranno terzi poli trasversalissimi, come peraltro è nel Dna di Catanzaro. (redazione@corrierecal.it)

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