’Ndrangheta, dalla condanna in “Rinascita-Scott” alle battaglie di Michele Bonavota
Il 59enne di Sant’Onofrio si affida a una pagina di giornale per invitare gli italiani a votare scheda bianca contro il carovita e la malasanità. Nel suo passato anche le lettere a Bernardo Provenzano
LAMEZIA TERME C’è chi ha deciso di affrontare il caro vita acquistando un’intera pagina di un quotidiano locale per invitare gli italiani alla protesta, chiedere maggiore responsabilità alle istituzioni e proporre un Paese più moderno, giusto e attento ai bisogni dei cittadini. Un’iniziativa che, letta così, potrebbe sembrare una delle tante campagne di sensibilizzazione contro le difficoltà economiche delle famiglie. Se non fosse che il promotore è un personaggio tutt’altro che sconosciuto alle cronache giudiziarie calabresi. Parliamo di Michele Bonavota, 59 anni, di Sant’Onofrio, nel Vibonese, condannato lo scorso dicembre a 4 anni e 4 mesi nell’appello del maxiprocesso «Rinascita-Scott», scaturito dall’inchiesta della Dda di Catanzaro del dicembre 2019. Una storia giudiziaria ingombrante, e tutt’altro che conclusa, che naturalmente non gli impedisce di esprimere le proprie idee, ma conferisce un sapore decisamente particolare al suo appello per il cambiamento. E rende quantomeno singolare quella pagina pubblicitaria agli occhi di chi conosce le vicende del protagonista.

La scheda bianca, le pensioni e la sanità per tutti
«O si cambia o tutto si ripete». È la frase che campeggia sulla foto profilo WhatsApp di Michele Bonavota, accompagnata da un serpente che disegna il simbolo dell’infinito, dal tricolore e dal suo stesso ritratto. Un messaggio che sembra voler mettere in guardia contro gli errori del passato e che, alla luce delle vicende giudiziarie del protagonista, assume un significato quantomeno singolare. Soprattutto considerando che adesso è proprio Bonavota a invocare un cambiamento. La ricetta proposta dal 59enne di Sant’Onofrio è piuttosto articolata, illustrata attraverso una serie di grafiche e affidata anche alla pagina pubblicitaria apparsa sul giornale. Al centro campeggia un invito rivolto a tutti gli italiani: «Votare scheda bianca per protesta». Un gesto civile e pacifico, nelle intenzioni del promotore, per manifestare il dissenso nei confronti di una classe politica ritenuta incapace di rispondere ai problemi quotidiani. Ma non basta. Bonavota mette nero su bianco anche otto punti programmatici, passando dalle pensioni alla tutela del Tfr, dagli stipendi al lavoro per i giovani, fino agli aiuti alle famiglie e ai piccoli commercianti. Insomma, un programma che prova ad abbracciare quasi tutte le difficoltà economiche e sociali del Paese. C’è poi la sanità, con la richiesta di abbattere le liste d’attesa, garantire cure accessibili e difendere il diritto alla salute. E, soprattutto, un capitolo dedicato alla «responsabilità delle istituzioni», nel quale si chiedono «trasparenza, impegni verificabili e risposte pubbliche alle esigenze dei cittadini».
«Rinascita-Scott», la condanna e la pericolosità sociale
Michele Bonavota è uno dei nomi finiti nella maxioperazione «Rinascita-Scott», scattata nel dicembre 2019 contro le cosche del Vibonese. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 59enne era pienamente inserito nelle dinamiche della consorteria di Sant’Onofrio, partecipava alle riunioni degli esponenti di maggiore spessore ed era considerato un componente della cosiddetta «Società Maggiore». Gli inquirenti gli contestavano anche la disponibilità a favorire l’irreperibilità di figure di vertice della cosca. Una posizione giudiziaria che lo ha accompagnato fino alla sentenza di primo grado del novembre 2023, quando il Tribunale di Vibo Valentia gli ha inflitto una condanna a 4 anni di reclusione. Il 18 dicembre 2025 è arrivata poi la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro, che ha rideterminato la pena in 12 anni, a fronte dei 16 richiesti dalla pubblica accusa. Una decisione di secondo grado, dunque, ancora non definitiva. Ma c’è dell’altro. Nell’aprile 2026 il Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro ha disposto la proroga per un ulteriore anno della libertà vigilata nei suoi confronti, ritenendo ancora attuale la pericolosità sociale. Tra gli elementi presi in considerazione anche un deferimento per truffa risalente all’ottobre 2025. Un quadro che rende piuttosto singolare l’accostamento tra il nome di Bonavota e le parole d’ordine scelte per la sua iniziativa pubblica, soprattutto quando si parla di legalità, trasparenza e responsabilità.
Le lettere a Bernardo Provenzano e Dante spedito al padrino
Eppure, quella di oggi non è certamente la prima occasione in cui Michele Bonavota riesce a conquistarsi uno spazio sulle pagine dei giornali. Anzi, la sua storia riserva episodi che sembrano fatti apposta per attirare l’attenzione. Uno dei più singolari risale al 2008 e riguarda la corrispondenza epistolare con Bernardo Provenzano, il capo di Cosa Nostra arrestato nell’aprile 2006 dopo 43 anni di latitanza. Bonavota aveva iniziato a scrivere al boss detenuto al 41 bis, arrivando persino a spedirgli una copia della Divina Commedia di Dante Alighieri e un dizionario della lingua italiana. Un omaggio letterario decisamente insolito, al quale il capomafia aveva risposto con alcune lettere nelle quali cercava anche di cimentarsi con i versi danteschi. A raccontare la vicenda fu il Corriere della Sera, al quale lo stesso Bonavota spiegò di avere scritto a Provenzano perché lo considerava una figura carismatica che gli ricordava il padre scomparso. In una delle missive aveva manifestato apertamente la propria ammirazione per il capomafia. Non soltanto libri, peraltro. Bonavota aveva tentato anche di fargli recapitare degli indumenti, ma l’iniziativa si era scontrata con le regole del regime carcerario. Quella corrispondenza aveva suscitato interrogativi sulla natura dei messaggi scambiati, senza che fosse dimostrata l’esistenza di comunicazioni criminali in codice. Dalle lettere al padrino di Cosa Nostra agli appelli per una protesta civile, il percorso pubblico di Bonavota ha attraversato, insomma, stagioni decisamente differenti.
La pubblicità alle Far Oer e il modello Danimarca
C’è poi un’altra vicenda che racconta la particolare familiarità di Bonavota con il mondo della pubblicità. Nel settembre 2011, durante la partita Far Oer-Italia, disputata a Torshavn, sui tabelloni elettronici a bordo campo comparve la scritta «Calabria Scavi di Michele Bonavota». L’impresa di movimento terra dell’uomo di Sant’Onofrio si ritrovò così sotto gli occhi degli spettatori di una partita della Nazionale italiana, in uno degli stadi più lontani dalla Calabria. Un episodio che attirò l’attenzione della stampa nazionale, tanto che la Gazzetta dello Sport dedicò alla vicenda un articolo, ricostruendo anche il precedente carteggio con Bernardo Provenzano. Allora Bonavota pubblicizzava la propria impresa. Oggi, quindici anni dopo, ha scelto un’intera pagina di giornale per diffondere le proprie idee su pensioni, sanità, costo della vita e responsabilità delle istituzioni. Cambiano i messaggi, ma la propensione a cercare visibilità attraverso gli spazi pubblicitari sembra essere rimasta. E qui arriva una coincidenza che aggiunge un ulteriore elemento di curiosità. Nel materiale con cui invita gli italiani a immaginare una nazione più moderna, Bonavota propone infatti un modello preciso: «Guardiamo alla Danimarca!». Proprio la Danimarca. Quella di cui fanno parte, come territorio autonomo, le Isole Far Oer, dove nel 2011 comparve la pubblicità della sua impresa durante la partita degli azzurri. Adesso il 59enne si rivolge direttamente agli italiani. Li invita a lasciare bianca la scheda elettorale, denuncia il costo della vita, chiede interventi contro la malasanità e rivendica maggiore responsabilità da parte delle istituzioni. Nulla di illecito, certo, ma resta il singolare contrasto tra i propositi di rinnovamento e il percorso giudiziario di chi li sostiene. La scheda che Michele Bonavota invita gli italiani a lasciare bianca non è, del resto, l’unica pagina che racconta la sua storia. Le altre, quelle giudiziarie, sono già state scritte. E pesano molto più di un’inserzione pubblicitaria. (g.curcio@corrierecal.it)
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