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LA REPLICA

Michele Bonavota replica al Corriere: «Non faccio parte di alcuna organizzazione». La risposta del direttore

«I fatti, quando documentati, non diventano insinuazioni soltanto perché risultano scomodi, così come una replica non può trasformarsi in una richiesta di riscrittura della cronaca»

Pubblicato il: 20/10/2026 – 9:57
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Riceviamo e pubblichiamo:

In riferimento all’articolo pubblicato dal Corriere della Calabria il 19 ottobre 2026, ritengo doveroso intervenire pubblicamente per contestare alcune ricostruzioni che mi riguardano e chiarire la mia posizione. Non accetto che la mia storia personale venga raccontata attraverso accostamenti e interpretazioni che, a mio avviso, non restituiscono correttamente la realtà dei fatti. Ho diritto di esprimere la mia versione e di chiedere che ogni affermazione sul mio conto sia precisa, verificabile e rispettosa dei principi di correttezza dell’informazione.

1. Smentisco di avere partecipato alle riunioni descritte

Dichiaro in modo netto che, per quanto mi riguarda, non ho mai partecipato alle riunioni di cui si parla nell’articolo, né a riunioni politiche né ad altri incontri del genere che mi vengono attribuiti. Contesto inoltre la rappresentazione secondo cui avrei fatto parte della cosiddetta «Società Maggiore». Non riconosco questa appartenenza e respingo l’immagine che ne deriva.

2. La mia posizione personale

Non faccio parte di alcuna organizzazione o società del genere: rispondo delle mie azioni e della mia persona. Chiedo pertanto che eventuali affermazioni contrarie siano valutate sulla base di atti, circostanze concrete e riscontri verificabili, e non presentate come una descrizione indiscutibile della mia identità.

3. La vicenda giudiziaria e il rispetto della verità

Per quanto riguarda il procedimento denominato «Rinascita-Scott», preciso che, secondo la mia posizione, la vicenda che mi riguarda è legata a un’accusa di favoreggiamento. Non ho mai fatto parte, secondo quanto dichiaro, di sistemi contrapposti allo Stato italiano. Respingo qualsiasi generalizzazione che trasformi la vicenda giudiziaria in una rappresentazione complessiva della mia persona e delle mie convinzioni. Non intendo sostituire la mia dichiarazione agli atti giudiziari, né chiedere trattamenti di favore. Chiedo che si distinguano le contestazioni, le decisioni dei giudici, il loro stato processuale e le mie dichiarazioni personali. La verità giudiziaria deve essere ricostruita attraverso i provvedimenti effettivi, non attraverso insinuazioni o interpretazioni.

4. La corrispondenza con Bernardo Provenzano: la mia spiegazione

Desidero chiarire anche la vicenda della corrispondenza con Bernardo Provenzano, richiamata nell’articolo. La mia spiegazione è semplice: vedevo in lui una persona anziana e ammalata che, per quanto mi risultava, chiedeva una Bibbia. All’epoca vendevo copie della Divina Commedia e gliene inviai una. Ribadisco che, come inviai quel libro a lui, inviai pubblicazioni anche al Papa dell’epoca e ad altri esponenti del mondo ecclesiastico, oltre che a persone che me le chiedevano. La mia intenzione, secondo quanto dichiaro, era legata ai libri, alla cultura e a un gesto di carattere umano e religioso. Non accetto che la sola spedizione di un libro venga utilizzata, senza una ricostruzione completa delle circostanze, per definire la mia intera persona. Sono disponibile a chiarire questa vicenda sulla base della corrispondenza e dei documenti eventualmente disponibili. Chiedo che si considerino il contesto e le ragioni che mi spinsero a compiere quel gesto, evitando conclusioni che vadano oltre ciò che può essere dimostrato.

5. La protesta contro il caro vita e la malasanità

La mia iniziativa pubblica nasceva da problemi che riguardano la vita quotidiana delle famiglie: il costo degli alimenti, le bollette, gli affitti, le pensioni insufficienti, gli stipendi e le difficoltà di accesso alle cure sanitarie. A sessant’anni, osservando le condizioni sociali ed economiche del Paese e studiando la sua storia, ho maturato una riflessione personale: quanto può diventare fragile una società quando i cittadini si abituano alla rassegnazione, rinunciano a interrogarsi e smettono di pretendere risposte dalle istituzioni? È anche da questa riflessione che nasce il mio richiamo alla storia italiana e ai vent’anni del regime fascista. Mi sono chiesto come sia stato possibile che Benito Mussolini concentrasse un potere così esteso per un periodo tanto lungo. La mia conclusione personale è che l’arretratezza culturale, l’assenza di adeguati strumenti di partecipazione e la rinuncia al pensiero critico possono rendere una società più vulnerabile all’autoritarismo. È una riflessione che merita discussione storica e civile. La mia protesta intendeva richiamare l’attenzione sui diritti dei cittadini e sulla necessità di istituzioni responsabili, trasparenti e capaci di affrontare i problemi concreti. Era una proposta di protesta civile e pacifica, non un invito alla violenza o al disordine.

6. Il diritto di parlare non dipende dal giudizio degli altri

Una persona può essere sottoposta a un procedimento giudiziario e, allo stesso tempo, avere il diritto di esprimere le proprie idee sui problemi del Paese. Questo diritto non cancella le responsabilità eventualmente accertate dalla giustizia, ma neppure autorizza a ridurre ogni iniziativa civile alla storia giudiziaria di chi la promuove. Le idee devono essere discusse per ciò che propongono. I fatti giudiziari devono essere riportati con precisione. Le affermazioni contestate devono poter essere verificate. Non pretendo che tutti condividano le mie idee; chiedo che il confronto avvenga con correttezza e che la mia persona non venga descritta attraverso conclusioni che contesto espressamente.

7. La mia richiesta alla redazione

Invito la redazione a prendere atto di questa replica e a valutare una rettifica delle affermazioni che, alla luce dei documenti e dei riscontri disponibili, risultassero inesatte o presentate in maniera non corretta. Non chiedo privilegi, né un trattamento diverso da quello riservato a qualsiasi cittadino. Chiedo il rispetto della verità, della precisione e della dignità personale. La libertà di stampa è un principio fondamentale. Lo è altrettanto il diritto di replica, soprattutto quando una persona ritiene che la ricostruzione pubblicata non rappresenti correttamente la propria posizione. «La mia storia deve essere raccontata attraverso fatti verificabili, non attraverso etichette. Le mie dichiarazioni devono essere ascoltate, le contestazioni devono essere dimostrate e ogni eventuale errore deve poter essere corretto». È questo il senso della mia replica: non sottrarmi al confronto, ma chiedere che il confronto avvenga nel rispetto della verità e della responsabilà.


Prendiamo atto della replica di Michele Bonavota, che rivendica il diritto di essere giudicato per ciò che dice oggi, senza dimenticare ciò che risulta dagli atti di ieri. La libertà di espressione è sacrosanta, ma non comporta il diritto di scegliere quali fatti possano essere raccontati e quali, invece, debbano essere ignorati. Il nostro mestiere non è distribuire patenti di credibilità, né riscrivere la storia per renderla più conveniente a qualcuno. I fatti, quando documentati, non diventano insinuazioni soltanto perché risultano scomodi, così come una replica non può trasformarsi in una richiesta di riscrittura della cronaca.

(Il direttore Paola Militano)

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