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il processo

“Glicine”, Sculco al contrattacco: «Mi difenderò con le unghie e con i denti, ora e per sempre»

L’esponente politico dopo la richiesta di condanna. «Dal Pm una richiesta biblica di 26 anni»

Pubblicato il: 22/10/2026 – 14:42
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CROTONE “Mi difenderò con le unghie e con i denti, ora e per sempre”. Lo ha detto l’ex consigliere regionale della Calabria Vincenzo Sculco nel corso di una conferenza stampa indetta all’indomani della richiesta a 21 anni di reclusione avanzata dal pubblico ministero Alessandro Rho nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta “Glicine Acheronte”. Inchiesta che avrebbe fatto luce sull’esistenza di un comitato politico affaristico capace di condizionare le pubbliche amministrazioni della regione attraverso l’affidamento di incarichi in enti pubblici e appalti e che, in alcuni casi, si sarebbe avvalso dell’apporto delle cosche mafiose crotonesi. Del comitato, del quale Sculco, a detta dell’accusa, sarebbe stato l’esponente di punta, avrebbero fatto parte anche l’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, per il quale il pm ha chiesto la condanna a 6 anni di reclusione, e l’ex vice presidente calabrese Nicola Adamo, per il quale la richiesta è stata di 4 anni e 6 mesi. Stessa pena la pubblica accusa ha sollecitato per l’ex consigliere regionale Sebastiano Romeo, detto Sebi; 5 anni di reclusione per l’ex consigliera regionale Flora Sculco, figlia di Vincenzo. In proposito l’esponente politico, già segretario regionale della Cisl e vice presidente della Provincia di Crotone con un passato nella Dc, nel Ppi, nella Margherita e infine leader di un movimento territoriale denominato “I Demokratici”, ha ammesso che a fargli più male in questa vicenda è stato il coinvolgimento della figlia Flora “che non c’entra niente”. Insieme al suo difensore, l’avvocato Mario Nigro, Sculco si è soffermato sui passaggi principali dell’indagine, che nel giugno 2023 lo ha portato agli arresti domiciliari ai quali è rimasto sottoposto sino ad un mese fa, ripercorrendo poi le tappe del processo iniziato davanti al Tribunale di Crotone nell’ottobre 2024 a carico di cento imputati, tra i quali numerosi esponenti della cosca di Papanice capeggiata da Domenico Mico Megna per il quale il pm ha chiesto 30 anni di reclusione. Complessivamente il pm Rho ha chiesto 96 condanne per 587 anni di reclusione e 4 assoluzioni. “Mi hanno buttato addosso l’intero codice penale” ha affermato l’esponente politico mentre l’avvocato Nigro ha parlato di ‘biblicità’ della richiesta di condanna: 21 anni di reclusione. Molti i punti contestati alla pubblica accusa, a cominciare dalle discrasie tra quanto sostenuto in aula dal pm e quanto effettivamente emerso dalle perizie tecniche sulle intercettazioni alle quali e’ stato sottoposto Sculco. Come nel caso del pentito di ‘ndrangheta Francesco Farao, ex appartenente all’omonima cosca di Cirò, che agli inquirenti dichiarò di aver fatto votare per Flora Sculco alle regionali del 2014, ma sarebbe stato poi smentito dalle perizie e dalla sua stessa testimonianza in aula. “Non è che il pm vince il processo se Sculco viene condannato, lo vince se ne dimostra la colpevolezza” ha chiosato il difensore precisando che l’esponente politico è stato sottoposto ininterrottamente a intercettazione dal 2016 al 2022 senza che emergesse mai nulla di rilevante: “sono stati impiegati 25 periti per trascrivere tutte le intercettazioni che hanno riempito 71 faldoni ma mai una volta è stato ascoltato dire ‘vi faccio questo se mi date quest’altro’. Insomma, i migliori testimoni a discapito di Sculco sono proprio le intercettazioni”. L’avvocato Nigro, in proposito ha sottolineato che l’esponente politico è stato ascoltato e osservato contemporaneamente dal Ros dei carabinieri, Guardia di finanza, Polizia di Stato e Dia senza risultati apprezzabili. “Ma di tutto questo il pm in aula non ha tenuto conto avanzando una richiesta di pena spropositata che non tiene conto di quanto emerso nel dibattimento”. Il processo prosegue ora con le arringhe difensive, la sentenza è attesa per il 2027. (Agi)

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