Processo “Glicine”, chiesti 21 anni per Enzo Sculco e 6 per Oliverio. Le richieste di condanna – NOMI
La requisitoria del pm Alessandro Rho davanti al Tribunale di Crotone. Cinque anni chiesti per Flora Sculco, 4 anni e mezzo per Adamo, Romeo e i fratelli Vrenna. Esclusa l’aggravante mafiosa
CROTONE Ventuno anni di reclusione per l’ex consigliere regionale Vincenzo “Enzo” Sculco (1950), sei anni per l’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio (1953) e cinque anni per Flora Sculco (1979), figlia di Vincenzo ed ex consigliera regionale. Sono alcune delle richieste di condanna formulate dal pubblico ministero Alessandro Rho al termine della requisitoria pronunciata oggi, mercoledì 21 ottobre, nel processo “Glicine-Acheronte”, in corso davanti al Tribunale di Crotone. Il procedimento nasce dalla vasta inchiesta della Dda di Catanzaro che, nel giugno 2023, aveva portato alla luce quello che gli investigatori ritengono un articolato sistema politico-affaristico, capace di condizionare pubbliche amministrazioni, nomine e appalti attraverso rapporti tra esponenti politici, imprenditori e funzionari pubblici.
Le richieste di condanna
Oltre alle pene sollecitate per Sculco e Oliverio, il pubblico ministero ha chiesto 4 anni e 6 mesi di reclusione per l’ex vicepresidente della Regione Nicola Adamo (1957) e la stessa pena per l’ex consigliere regionale Sebastiano “Sebi” Romeo (1975). Quattro anni e sei mesi sono stati richiesti anche per gli imprenditori Raffaele Vrenna (1958) e Giovanni “Gianni” Vrenna (1960), quest’ultimo presidente del Crotone calcio, e per l’ex dirigente Aterp Nicola Santilli (1956). La pubblica accusa ha inoltre sollecitato 3 anni e 6 mesi per l’altro ex dirigente Aterp Ambrogio Mascherpa (1965), per il dirigente regionale Domenico Pallaria (1959) e per l’ex assessora regionale Antonietta Rizzo (1964).
Il presunto patto politico e il sistema degli appalti
Al centro dell’impianto accusatorio c’è un presunto comitato politico-affaristico che, secondo gli inquirenti, avrebbe utilizzato incarichi, nomine e affidamenti pubblici per consolidare consenso elettorale e rafforzare la propria influenza nelle istituzioni. Tutto avrebbe avuto origine, secondo la ricostruzione della Procura, da un accordo tra Enzo Sculco, leader del movimento territoriale dei Demokratici, e l’allora presidente della Regione Mario Oliverio. Il primo avrebbe garantito sostegno elettorale al secondo in cambio della candidatura della figlia Flora al Consiglio regionale, con il coinvolgimento anche di Nicola Adamo. Da quell’intesa, secondo l’accusa, sarebbe derivato un sistema di incarichi e appalti destinati a dirigenti e imprenditori ritenuti vicini al gruppo politico. Le contestazioni riguardano, tra l’altro, turbative delle gare, corruzione e reati elettorali. Il presunto condizionamento avrebbe interessato il Comune di Crotone, attraverso la scelta di dirigenti e l’affidamento di appalti e incarichi, ma anche la società partecipata Crotone Sviluppo, la Provincia, l’Aterp e l’Azienda sanitaria provinciale.
Esclusa l’aggravante delle modalità mafiose
Un passaggio significativo della requisitoria riguarda l’aggravante delle modalità mafiose, inizialmente contestata nell’ambito dell’inchiesta della Dda e che il pubblico ministero ha escluso nelle proprie conclusioni. Resta invece al centro della ricostruzione accusatoria il presunto sistema clientelare attraverso il quale gli imputati avrebbero cercato di accrescere il proprio peso politico ed elettorale, condizionando la gestione delle amministrazioni pubbliche. Le richieste formulate oggi rappresentano le conclusioni dell’accusa e non una decisione del Tribunale, che dovrà pronunciarsi sulle responsabilità degli imputati al termine del dibattimento. (redazione@corrierecal.it)
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