Liste d’attesa, la Calabria fa meglio della media italiana: oltre l’87% delle visite nei tempi
Gli indicatori peggiorano rispetto al 2025 e resta il nodo delle prescrizioni programmabili, che rappresentano il 66% delle prime visite e consentono attese fino a 120 giorni
LAMEZIA TERME I numeri, a una prima lettura, sembrerebbero raccontare una sanità capace di rispettare i tempi di attesa in quasi nove casi su dieci. In Calabria l’87,2% delle prime visite specialistiche viene prenotato entro i termini previsti, mentre per gli esami diagnostici la percentuale raggiunge l’85,4%. Valori superiori alla media nazionale che, tuttavia, nascondono una situazione decisamente più complessa. Perché mentre in Italia si registra un miglioramento generale, in Calabria gli indicatori peggiorano rispetto al 2025. E soprattutto perché il 66% delle prescrizioni per prime visite specialistiche rientra nella classe di priorità P, quella che consente di attendere fino a 120 giorni.
È quanto emerge dal nuovo bollettino dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che analizza l’andamento delle liste d’attesa nei primi nove mesi del 2026, confrontandolo con lo stesso periodo dell’anno precedente. Un monitoraggio che fotografa non soltanto la capacità del sistema sanitario di rispettare le scadenze, ma anche il modo in cui vengono attribuite le priorità alle prestazioni richieste dai cittadini.
Calabria in controtendenza: peggiorano visite ed esami
Il primo elemento riguarda l’andamento delle prestazioni. Nei primi nove mesi del 2025 la Calabria garantiva il rispetto dei tempi massimi per l’89,9% delle prime visite specialistiche. Nello stesso periodo del 2026 la percentuale è scesa all’87,2%, con una flessione di 2,7 punti percentuali. Non va meglio per gli esami diagnostici: dall’87,5% dello scorso anno si passa all’85,4%, con una riduzione di 2,1 punti. Il confronto con il resto del Paese rende ancora più significativo il risultato. A livello nazionale, infatti, le prime visite garantite nei tempi previsti passano dal 76,9% al 78,6%, mentre gli accertamenti diagnostici crescono dall’83,3% all’85%. La Calabria continua dunque a collocarsi sopra la media italiana, ma si muove nella direzione opposta rispetto al miglioramento complessivo.
Il nodo delle prescrizioni: il 66% può attendere fino a quattro mesi
È però l’attribuzione delle classi di priorità a rappresentare uno degli aspetti più delicati del rapporto. Il sistema sanitario prevede quattro categorie, attraverso le quali il medico stabilisce entro quanto tempo una prestazione debba essere garantita: urgente entro 72 ore, breve entro 10 giorni, differibile entro 30 giorni per le visite e 60 per gli esami, programmabile entro 120 giorni. Ed è proprio quest’ultima categoria a caratterizzare in maniera significativa la Calabria. Secondo il monitoraggio Agenas, il 66% delle prescrizioni per prime visite specialistiche viene classificato in fascia P, a fronte di una media nazionale del 34,9%. In altre parole, quasi due prescrizioni su tre prevedono un tempo massimo di attesa che può arrivare a quattro mesi. Non significa che tutti i pazienti debbano necessariamente aspettare 120 giorni, ma che il sistema considera rispettata la scadenza anche quando la prestazione viene garantita entro quel termine. Il dato regionale è sostanzialmente stabile rispetto al 2025, quando il ricorso alla classe P raggiungeva il 66,6%. La Calabria si colloca così tra le regioni con la maggiore incidenza di prescrizioni programmabili, insieme a Basilicata, Campania e Molise. Una differenza che impone cautela anche nella lettura delle percentuali complessive: rispettare il termine massimo di una prescrizione programmabile non equivale a garantire una visita in pochi giorni.
Agenas: le priorità incidono sul rispetto dei tempi
La stessa Agenas richiama l’attenzione sulle differenze nell’attribuzione delle classi di priorità tra le regioni. Nel bollettino viene evidenziato come questa variabilità condizioni anche le percentuali di rispetto dei tempi massimi, proprio perché cambia la distribuzione delle prenotazioni tra le diverse categorie. Il problema, dunque, non riguarda necessariamente soltanto la disponibilità degli appuntamenti, ma anche il modo in cui viene valutata la necessità clinica di una prestazione. Questo non significa che le prescrizioni in classe P siano automaticamente inappropriate. La programmazione a 120 giorni può essere del tutto corretta in presenza di determinate condizioni cliniche. Una concentrazione così elevata, tuttavia, rende particolarmente importante verificare che le priorità vengano attribuite in maniera omogenea e coerente con i bisogni dei pazienti. Anche perché una quota consistente di prestazioni considerate programmabili può contribuire a migliorare le percentuali complessive di rispetto dei tempi, senza necessariamente tradursi in un accesso più rapido alle cure.
In Italia oltre due milioni di prestazioni in più nei tempi previsti
Il quadro nazionale presenta segnali di miglioramento. Secondo Agenas, nei primi nove mesi del 2026 le prenotazioni monitorate sono passate da 19,7 a 21,8 milioni, con un incremento superiore al 10%. Sono oltre due milioni le prestazioni in più garantite entro le scadenze previste rispetto allo stesso periodo del 2025. Restano tuttavia circa quattro milioni di prime visite ed esami diagnostici prenotati oltre i termini di garanzia, una parte dei quali con ritardi contenuti rispetto alla soglia prevista. Il monitoraggio riguarda 14 tipologie di prime visite specialistiche e 22 accertamenti diagnostici. Non rappresenta, quindi, la totalità delle prestazioni effettuate dal Servizio sanitario nazionale. (redazione@corrierecal.it)
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