“Ricostruzione”, arrestato l’ex capo di Gabinetto di Acquaroli
Ipotesi di corruzione e infiltrazioni di ’ndrangheta e camorra negli appalti da 350 milioni
ANCONA Ditte riconducibili ad ambienti di ‘ndrangheta e camorra infiltrate attraverso i subappalti della ricostruzione privata post-sisma 2016 nelle Marche grazie a un imprenditore locale ‘cerniera’ per sfuggire ai controlli anti-mafia; e un comitato d’affari che avrebbe inciso su alcuni appalti nel quale avrebbe avuto un ruolo centrale l’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di Gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, dimessosi nel dicembre 2025, secondo quanto riportato da ANSA.
Ci sono appalti per 350 milioni di euro – 200 privati e 150 pubblici – al centro dell’inchiesta della ‘Ricostruzione’ della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato a otto arresti, 57 milioni di euro di sequestri preventivi e 51 indagati, oltre a perquisizioni in vari regioni italiane. L’indagine, ha sottolineato la procuratrice distrettuale Monica Garulli, a margine di una conferenza stampa con i pm della Dda e la Finanza di Ancona, ha messo in evidenza un «fenomeno apparentemente sottotraccia, quello dell’infiltrazione di organizzazioni criminali nel tessuto dell’economia legale approfittando della ricostruzione post sisma e delle risorse pubbliche mobilitate».
In Regione, i Gruppi di opposizione (Pd, M5s, Avs, Progetto Marche, Lista Ricci) esprimono «profondo sconcerto, sgomento e fortissima preoccupazione»: pur nella «presunzione d’innocenza per tutti», sottolineano, «sul piano strettamente politico e istituzionale sorgono interrogativi spontanei e legittimi». In manette – riporta ancora Ansa – oltre a Pistarelli, l’imprenditore maceratese Enrico Crucianelli che come appaltatore avrebbe lucrato circa 39 milioni, consentendo di inserire nella ricostruzione aziende subappaltatrici facenti capo a persone in odore di ‘ndrangheta (Avignone e Crea) e camorra (Casalesi di Michele Zagaria) tramite prestanome. Altro arrestato è Vincenzo Chiappalone, dagli anni ’90 insediato nell’hinterland anconetano con aziende edili: per l’accusa, avrebbe creato un sistema di ditte ‘cartiere’, distribuendo soldi a criminalità calabrese, e infiltrando alcune società nella ricostruzione nonostante avessero condizioni ostative. Sono quattro i filoni d’inchiesta – distinti ma con connessioni – nel mirino della Dda con l’inchiesta partita nel 2023 e culminata in perquisizioni nelle Marche, in Emilia Romagna, Calabria, Campania, Abruzzo, Veneto e Umbria: tra i reati contestati agli arrestati, a vario titolo, truffa per erogazioni pubbliche, l’associazione per delinquere per corruzione, frode fiscale e turbativa di incanti. Nel caso di Pistarelli, secondo l’accusa, insieme ad altri due imprenditori arrestati – Antonio Cervigni e Antonio Ezechielli – e altri soggetti inseriti in contesti istituzionali regionali o universitari, avrebbe creato una «struttura stabile d’intermediazione illecita negli appalti capace di sfruttare relazioni qualificate con pubblici ufficiali e centri decisionali per orientare gare, finanziamenti e ottenere utilità». Gli inquirenti – scrive Ansa – gli contestano circa 105mila euro di vantaggi illeciti tra contanti e ristrutturazioni immobili, grazie al «peso istituzionale conferito al gruppo» con “capacità concreta di incidere su procedure amministrative e appalti anche con la divulgazione di notizie riservate coperte da segreto d’ufficio».
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