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le “manovre” del carroccio

Il congresso della Lega e i due calabresi che “salvano” Garavaglia

Staglianò e Folino hanno messo le firme decisive in favore del competitor di Salvini

Pubblicato il: 23/10/2026 – 6:49
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LAMEZIA TERME «Il tempo di Matteo è finito». È un atto d’accusa netto, ma al tempo stesso una mossa strategica dal sapore storico, quella che arriva dritta dalla Calabria e scuote i vertici della Lega. Secondo quanto scrive “La Stampa” a “salvare” la candidatura di Massimo Garavaglia al congresso del Carroccio — consentendogli di superare il vaglio delle sottoscrizioni necessarie per correre alla segreteria contro Matteo Salvini — sono state infatti due firme arrivate proprio dal Sud, le uniche in tutto il Mezzogiorno. A metterci faccia e firma sono stati i delegati calabresi Giuseppe Staglianò e Giuseppe Folino, delegato all’assemblea del Carroccio, ex segretario provinciale e militante della Lega Nord fin dalla fine degli anni ’90. Una mossa che a molti è apparsa spiazzante, ma che Folino rivendica con orgoglio e con un sorriso: «Li ho letti i titoli ironici sui giornali, dicono che da Catanzaro abbiamo aiutato il Nord». Respingendo l’etichetta di una linea puramente settentrionalista legata al nome di Garavaglia, il dirigente calabrese spiega le ragioni di una svolta che guarda prima di tutto alla sopravvivenza elettorale del partito nei territori del Sud: «Questa linea settentrionalista, nel programma di Garavaglia, non l’ho letta. Ho letto di territori e di valori che devono essere ribaditi. Non mi pare che voglia essere il segretario del Nord. Garavaglia può fare il bene anche del Mezzogiorno». Il punto critico, secondo Folino, risiede nei numeri impietosi della realtà attuale e nella tenuta della rappresentanza meridionale: «Con le percentuali che abbiamo, la Lega rischia di non eleggere nessun parlamentare né in Calabria, né in Basilicata né in Puglia. Forse uno in Campania. Di quale mozione per il Sud parliamo se non siamo capaci di eleggere qualcuno che quelle istanze le porti nelle istituzioni?». Nel mirino del dirigente calabrese – prosegue “La Stampa” – finisce senza filtri la gestione del segretario uscente, accusato di aver sacrificato il rapporto con la base sull’altare della doppia carica di ministro e leader: «Non puoi fare il ministro e il segretario di partito nello stesso momento. Non puoi essere “di lotta e di governo” contemporaneamente perché le scelte che sei costretto a prendere da ministro si scontreranno sempre con quelle che faresti da leader politico». (redazione@corrierecal.it)

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