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«non escludo di tornare»

Il post “Reset” di Marcello Manna: «Vittima di un complotto dei centri di potere»

L’ex sindaco di Rende pronto a scendere in campo: «Il Laboratorio Civico ha interesse solo a riaffermare quella buona pratica politica che ci ha guidati»

Pubblicato il: 24/10/2026 – 11:17
di Fabio Benincasa
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RENDE Difficile dimenticare il primo settembre 2022, una data da segnare con il circoletto rosso per la comunità di Rende, ma non solo. Il maxi blitz scaturito dall’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Reset” innescò un terremoto giudiziario che non risparmiò nessuno: politici, imprenditori, avvocati e malandrini. A distanza di quattro anni, tante cose sono cambiate. Il comune di Rende è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, oggi a guidare l’amministrazione è il sindaco Sandro Principe, i processi sono proseguiti e, negli scorsi giorni, la Corte d’appello di Catanzaro ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla Dda avverso le assoluzioni decise al termine del processo celebrato con rito ordinario. Tra gli imputati assolti figura anche Marcello Manna, avvocato e già sindaco di Rende, che ha inteso convocare la stampa per «approfondire i passaggi di una vicenda giudiziaria appena conclusasi positivamente e per illustrare i nuovi progetti». In una intervista al Corriere della Calabria, Manna ripercorre quanto accaduto nel corso di quattro anni di udienze, ricorsi e sentenze.

Se dovessere riassumere questi quattro anni…

«Sono stati anni intensi e difficili, ho dovuto prendere forza per seguire lentamente i passi della giustizia, certo con la voglia di accelerare e provare a modificare lo stato delle cose, ma i tempi della giustizia sono questi. Ho goduto della piena solidarietà dell’intera Amministrazione, della maggioranza, degli stessi impiegati del comune, di tutti quelli che sapevano che non poteva essere mosso nessun rilievo né per la cosiddetta malagestione e né per i fenomeni di natura mafiosa».

Rende è diventato un caso nazionale, riaccendendo il dibattito sulla legge sullo scioglimento dei comuni

«Assolutamente si. Oggi, lo possiamo dire, vista la parola fine sia per quanto riguarda il processo “Malarintha” e sia il processo “Reset”, il comune di Rende è stato sciolto per nulla e questo è un fatto particolarmente grave. Questo è il punto di partenza per un’analisi anche politica di quello che è accaduto. Dietro c’è stato un disegno, un apparato, un centro di potere intervenuto su un’amministrazione libera. In Calabria, se non «appartieni…» corri il rischio di essere aggredito senza sapere per quale motivo».

Avvocato parla di un disegno, chi c’è dietro?

«Ho più di un’idea, le segnalo dei fatti. A Rende, dopo il blitz, è stata organizzata una manifestazione contro la mafia alla quale hanno preso parte – tra gli altri – una parlamentare dei 5Stelle e anche un rappresentante di un sindacato. Ritengo sia stato del tutto inopportuno. E’ normale che nel Comitato dell’Ordine della Sicurezza il presidente della Provincia che appartiene a una forza politica garantista, Forza Italia, e un sindaco socialista e garantista votino e non si oppongano allo scioglimento? Per ultimo, altro dato che rilevo sono i complimenti che il Presidente della Regione Calabria rivolge alla Dda all’esito dell’indagine. Tutto questo mi fa pensare che ci sia stata una convergenza di forze anche antitetiche interessate a ciò che Rende stava producendo e sui progetti ancora da realizzare. Basta leggere le cronache attuali per capire come questo sia stato frutto di un disegno».

Le inchieste hanno inevitabilmente segnato il suo percorso lavorativo, ha abbandonato la fascia tricolare ma anche la toga

«E’ mancata la quotidianità, aggredita sulla base di accuse false. Come cittadini dobbiamo cominciare a interrogarci anche sulla qualità della democrazia e sulle garanzie necessarie».

La sua esperienza politica è archiviata?

«Ci sono stati momenti in cui forse ho pensato di mollare, non è facile davanti ad una attività coordinata di tre diverse procure. Mi sono sentito assediato, ma non sono il tipo che compie un passo indietro, questo mi ha aiutato. Ho chiuso un capitolo, ma oggi è necessario ritornare e riprendere in mano un percorso politico interrotto ma apprezzato dai cittadini. C’è un gruppo che fa capo al Laboratorio Civico che ha tutto l’interesse a riaffermare quella buona pratica politica che ci ha guidati. Anche se non avessi voglia di rimettermi in gioco, non posso cedere a questi centri di potere. C’è troppo familismo nel nostro Paese, c’è sempre stato, e per questo sono necessarie persone interessate alla politica, intesa come bene comune». (f.benincasa@corrierecal.it)

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