Lamezia, Castello e Terina sotto la gestione dei Musei nazionali? Sudano: «Proposta al Ministero» – VIDEO
Il direttore regionale apre alla possibilità di affidare i due siti alla rete museale: «Vederli chiusi ci fa male». Intanto Ionà e Murone annunciano quasi 5 milioni per il recupero del Castello
LAMEZIA TERME Il Castello e l’area archeologica di Terina potrebbero entrare nella rete gestionale dei Musei nazionali della Calabria, attraverso un modello che preveda il coinvolgimento diretto del Museo archeologico lametino. È l’ipotesi avanzata da Fabrizio Sudano, direttore regionale dei Musei nazionali della Calabria, intervenuto a margine della riapertura del Museo archeologico lametino dopo sette mesi di lavori, ai microfoni del Corriere della Calabria. Una proposta che potrebbe aprire nuovi scenari per due dei luoghi simbolo del patrimonio storico e archeologico cittadino, da tempo al centro del dibattito sulla loro valorizzazione e fruibilità. Sudano non nasconde la disponibilità della Direzione regionale a valutare una soluzione capace di garantire una gestione più strutturata dei siti. E annuncia l’intenzione di sottoporre questa possibilità al Ministero della Cultura.

«Castello e Terina, potremmo gestirli attraverso il museo»
Il punto di partenza è l’attuale ripartizione delle competenze. «Gli altri due siti, il Castello e l’area archeologica di Terina, sono sempre stati attenzionati dal Ministero della Cultura in generale, non rientrano nelle competenze nostre della Direzione regionale Musei», spiega Sudano. Una distinzione amministrativa che, tuttavia, non esclude possibili sviluppi. «Potremmo essere tranquillamente anche disponibili, un giorno che si dovessero concentrare le forze, per gestire il Parco di Terina anche grazie a questo museo, come fanno in tanti altri siti», sottolinea il direttore regionale. Il riferimento è proprio al Museo archeologico lametino, riaperto al pubblico dopo gli interventi finanziati dal PNRR, che potrebbe diventare anche un punto di riferimento per la gestione e la valorizzazione dell’area archeologica.

Il modello di Locri, Medma e Kaulon
Sudano indica anche alcuni precedenti già esistenti nella rete museale calabrese. «Kaulon lo gestiamo tramite museo e parco, Medma, Rosarno lo gestiamo museo e parco, la stessa cosa Locri», osserva, ricordando come in diverse realtà regionali sia già operativo un modello che associa musei e aree archeologiche. Una formula che potrebbe essere presa in considerazione anche a Lamezia Terme, dove la presenza di un museo statale rappresenterebbe, secondo questa prospettiva, un possibile riferimento organizzativo per una gestione coordinata del patrimonio culturale. «Potrebbe essere un’opzione associarli, annetterli ai musei, in modo da avere anche una struttura che li presidia giornalmente», aggiunge Sudano. Non soltanto, dunque, una questione di competenze amministrative, ma la possibilità di individuare una struttura capace di assicurare una presenza continuativa e una migliore fruizione dei siti.
«Proporremo questa soluzione al Ministero»
Il passaggio più significativo riguarda proprio i prossimi rapporti con il Ministero della Cultura. «Proporremo questa cosa al Ministero, vediamo se è in ballo anche questa nuova destinazione dei siti, a cui ovviamente teniamo molto come Ministero della Cultura», afferma Sudano. Un’apertura che, pur non rappresentando ancora un percorso amministrativo formalmente avviato, introduce una possibile soluzione per il futuro del Castello e dell’area archeologica di Terina. Resta infatti da verificare se esistano le condizioni per una modifica degli attuali assetti gestionali e attraverso quali strumenti possa essere eventualmente realizzata.
«Vederli chiusi e non fruibili ci fa male»
Nelle parole di Sudano emerge anche la preoccupazione per le difficoltà che continuano a caratterizzare la fruizione dei due siti. «Noi come Direzione regionale, purtroppo non avendo le competenze, possiamo solamente auspicare una fruizione sempre maggiore dei due siti», spiega. Poi il passaggio più netto: «Il Ministero ci ha speso, ha fatto dei finanziamenti importanti, e vederli chiusi e non fruibili ovviamente ci fa male». Parole che riportano al centro una questione irrisolta per il patrimonio culturale lametino: come trasformare gli investimenti già effettuati in una possibilità concreta di accesso e valorizzazione. La riapertura del Museo archeologico lametino potrebbe dunque rappresentare qualcosa di più della restituzione alla città di uno spazio espositivo rinnovato. Potrebbe diventare il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla gestione del patrimonio storico e archeologico cittadino.
Terina, dieci anni dopo l’inaugurazione: Sudano conosce bene il sito
C’è un particolare che rende ancora più significativa la proposta del direttore regionale. Fabrizio Sudano era già tra i protagonisti dell’inaugurazione del Parco archeologico di Terina, avvenuta il 19 novembre 2016, quando ricopriva l’incarico di funzionario archeologo del Ministero e direttore scientifico degli scavi. Un progetto da circa un milione di euro che aveva consentito di riportare alla luce e valorizzare una porzione dell’antica città greca, nell’area di Iardini di Renda. Un traguardo importante, al quale però non era seguita una gestione capace di garantire la regolare apertura al pubblico. Già negli anni successivi, infatti, il Corriere della Calabria aveva raccontato le difficoltà di fruizione del sito, le denunce sullo stato di abbandono e le questioni amministrative rimaste irrisolte. A quasi dieci anni da quel taglio del nastro, dunque, è lo stesso archeologo che aveva seguito gli scavi a proporre una possibile soluzione gestionale, attraverso il coinvolgimento del Museo archeologico lametino e della Direzione regionale dei Musei nazionali. Un ritorno su una vicenda che Sudano conosce direttamente e che, nonostante gli investimenti realizzati, resta ancora aperta.

Quasi 5 milioni per il Castello: l’annuncio di Ionà e Murone
Intanto, proprio ieri, a margine dell’inaugurazione del Museo archeologico lametino, il consigliere regionale Emanuele Ionà e il sindaco Mario Murone hanno annunciato finanziamenti per quasi 10 milioni di euro destinati a tre interventi strategici per la città. La quota più consistente, pari a 4.970.870 euro, riguarda proprio la ristrutturazione del Castello normanno-svevo, nell’ambito di Agenda urbana e a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC). Altri 3,2 milioni di euro sono destinati alla scuola media Fiorentino, mentre 1.340.400 euro finanzieranno l’efficientamento energetico del Palazzo di Città. Un annuncio accolto con soddisfazione dal gruppo consiliare di Forza Italia, che ha sottolineato il valore della collaborazione tra Regione Calabria e amministrazione comunale. Per il Castello, dunque, si delineano due prospettive distinte ma potenzialmente complementari: da una parte le risorse per il recupero strutturale, dall’altra la disponibilità manifestata da Sudano a individuare, attraverso il Ministero della Cultura, una soluzione per la futura gestione e fruizione del monumento. Due passaggi che potrebbero contribuire a restituire alla città uno dei luoghi più rappresentativi della sua storia. (g.curcio@corrierecal.it)
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