Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 9:03
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 3 minuti
Cambia colore:
 

la mattanza

Nessun codice d’onore, le donne vittime della scia di sangue della ’ndrangheta nella Sibaritide

Antonella Lopado, Hanene Hedhli, Ibtissam Touss, Silvana Sibarelli. Lungo l’elenco delle donne cadute sotto i colpi della mala

Pubblicato il: 25/10/2026 – 8:12
di Fabio Benincasa
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

CASSANO ALLO IONIO Vittime innocenti della ferocia criminale, brutalmente assassinate, cadute sotto i colpi d’arma da fuoco sparati dai responsabili dell’esecuzione di sentenze di condanne a morte decise dal “tribunale” della ‘ndrangheta. La Sibaritide macchiata dall’ennessimo fatto di sangue, un agguato di chiaro stampo mafioso arrivato al culmine di un regolamento di conti concluso a colpi di piombo e sangue. In quel lembo di territorio gli equilibri sono saltati, la pax è durata il tempo di un altro omicidio, lo spettro di una nuova faida è concreto. Nella notte tra venerdì e sabato, il commando composto da soggetti ancora ignoti ha raggiunto l’abitazione di Damiano Pepe facendo fuoco contro il 64enne e contro la moglie Silvana Sibarelli di 60 anni. La donna è caduta sotto i colpi dei killer, l’uomo si è miracolosamente salvato e si trova ricoverato in gravi condizioni (non è in pericolo di vita, ndr) all’ospedale Annunziata di Cosenza. Saranno i suoi racconti a svelare i dettagli dell’azione omicidiaria compiuta da chi voleva mettere per sempre a tacere uno degli uomini ritenuti al vertice della mala della Sibaritide. “Tripolino”, questo il nome in codice criminale di Pepe, è considerato «partecipe del locale di ‘ndrangheta di Corigliano» e «promotore della cosca degli Zingari nell’area coriglianese alle dipendenze di Santo Carelli, sia sull’area cassanese».

Non solo Sibarelli, gli omicidi Lopardo, Touss, Hedli

L’omicidio di Sibarelli ha scosso un’intera comunità e riportato indietro la memoria ad un recente passato che sfata tutti i falsi miti che troppo spesso accompagnano fantasiosi racconti sul modus operandi adottato dalla ‘ndrangheta. Non esiste alcun codice d’onore, le donne e i bambini non vengono risparmiati.
Maggio 2023, Cassano allo Ionio. Antonella Lopardo, moglie di Salvatore Maritato, si trova all’interno della propria abitazione, la sua sagoma attraversa una finestra che affaccia sulla strada: quanto basta per convincere i sicari nascosti all’esterno a fare fuoco. Gli assassini, armati di un kalashnikov e di una pistola, sparano senza neanche darle il tempo di reagire. Il buio confonde i killer, il corpo della donna diventa bersaglio della scarica di pallottole verosilmente destinate al marito, Salvatore Maritato: ritenuto presunto esponente della cosca Forastefano e reale obiettivo dell’agguato.
Un anno prima, il 4 aprile 2022 in contrada Gammellone nel comune di Castrovillari, vengono ritrovati i corpi senza vita di Maurizio Scorza e della compagna Hanene Hedli, raggiunti da 14 colpi di arma da fuoco. I cadaveri vengono rinvenuti in una strada di campagna a bordo di una Mercedes di proprietà dell’uomo. Lo stesso e insanguinato perimetro all’interno del quale, il 16 gennaio 2014, vennero ritrovati senza vita un bimbo di tre anni, Cocò Campolongo, suo nonno Giuseppe Iannicelli e la compagna di quest’ultima Ibtissam Touss. Un’altra vittima innocente sacrificata in un nome e per conto del più brutale regolamento di conti.
Torniamo all’omicidio di Castrovillari. I carabinieri trovano il cadavere di Hanene Hedhli sul sedile anteriore, lato passeggero, mentre quello di Scorza nel bagagliaio con a fianco un agnello sgozzato. E’ una mattanza. «Senza Hanene Hedhli non ci sarebbe celebrato nessun processo», ricorda il pm della Dda di Catanzaro Alessandro Riello nel corso della requisitoria del processo celebrato in Corte d’Assise a Cosenza. Il destino riserva alla donna una tragica fine, si trova nel posto sbagliato e con le persone sbagliate e gli assassini, giunti sul posto per ammazzare Scorza, «l’hanno uccisa senza farsi problemi». Una testimone da eliminare. (f.benincasa@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x