Lega, resa dei conti al congresso: Romeo attacca, Salvini tace
Tensioni al vertice del Carroccio: «La gente non ci vota più»
I nervi erano tesi e a un certo punto sono saltati. La tensione covata per mesi nella
Lega. come riportato da Ansa, esplode nel primo giorno del congresso straordinario riunito nel cuore di City Life a Milano e con lo slogan retrò “Lega di lotta e di governo”. E se tutti invocano un chiarimento, e non un regolamento di conti, il finale sembra proprio quello. Sott’accusa un solo “imputato”: Massimiliano Romeo, segretario della Lega lombarda che più si è esposto, insieme ad Attilio Fontana, nel chiedere aria nuova e una squadra allargata. Lui prova a difendersi e poi contrattacca: «Il problema non è dentro la Lega ma è la gente fuori che non ci vota più», dice gelido. Tace Salvini, qui da segretario dimissionario, e costretto al silenzio dalla contesa aperta con Massimo Garavaglia, il senatore che ha deciso di sfidarlo e al congresso in cravatta verde e spilletta di Alberto da Giussano. I due si danno il pugno, si fanno fotografare sorridenti e restano nella sala ad ascoltare. Parleranno all’indomani, e poi il voto. Lì conteranno quanti sì per Garavaglia, quanta distanza da Salvini e quante schede bianche. Ma la risposta del “capitano”, dopo mesi di accuse di un partito chiuso, arriva con due novità nello statuto: la segreteria politica e il coordinatore federale delle segreterie regionali. Nuovi organi, entrambi scelti dal segretario, che potrebbero rimettere in gioco il recordman di voti della Lega , alias Luca Zaia. Esposto fino a un certo punto con il progetto della Lega federale insieme agli altri nordisti, l’ex Doge è poi rimasto defilato. Ma ora un suo nuovo ruolo, tutto da chiarire, potrebbe fare la differenza nel Carroccio che cerca di risalire la Cina. Il partito guarda al futuro e si accoglie nel tempio dei congressi milanesi. Quell’Allianz MiCo con la copertura avveniristica a forma di cometa e una capienza fino a 21 mila persone, ci sono un migliaio di persone. La sala però resta interdetta ai media. Poco dopo le 14 parte la maratona di interventi tra big, parlamentari e amministratori e a gestire il flusso è un impeccabile Lorenzo Fontana, allenato dal ruolo di presidente della Camera. I primi interventi – a partire da quello di Alberto Di Rubba, tesoriere e reggente – sono tutto un appello all’unità e alla conferma a Salvini segretario. Poi un po’ a sorpresa è il senatore Marco Dreosto,aplomb friulano e segretario regionale della
Lega, a scaldare la sala. Cita il capogruppo Romeo ricordando il lavoro fatto insieme a Palazzo Madama e poi affonda il colpo: «Non si può mettere in discussione un segretario per quelle che sono diatribe personali interne trasformandole in un dibattito nazionale». Parte un applauso da gran parte dei presenti e cala il gelo. Pochissimi minuti dopo tocca a Romeo. Prima gioca in difesa: «Nessuno ha mai messo in discussione la riconoscenza al nostro segretario e nessuno di noi ha chiesto un congresso – elenca – Io non ho mai sfidato nessuno e mai ho chiesto a Salvini di fare un passo indietro». E dice non aver mai parlato di tre Leghe ma di “una Lega confederata, se questa è una colpa mi dichiaro colpevole». Poi la rasoiata d’effetto: «Il problema è che la gente fuori che non ci vota più» ed è perché, spiega, «la
Lega ha perso identità ed è poco riconoscibile. »Colpa anche della virata troppo a destra del “Capitano”, su alcune battaglie. Quindi insiste sulla sua via di uscita: «Perché accanto al segretario non può esserci un gruppo di governatori, che hanno un appeal particolare?». Non lascerà il partito, assicura ma a difenderlo apertamente sono in pochi. Attilio Fontana c’è e condivide con lui l’accusa di uno spostamento a destra del partito, che “non fa parte del nostro dna”. E punta sul federalismo perché, ribadisce, «è giusto che io difenda le esigenze del Nord, così come Roberto Marti (coordinatore pugliese, ndr) sostenga le ragioni del Sud». Distante da loro invece Claudio Durigon: l’uomo di Salvini al centro-sud ammette che «Romeo ha sbagliato nel modo e nel metodo comunicativo». Soprattutto Durigon incoraggia Zaia a mettersi in gioco accanto a Salvini nella segreteria politica. «Ora non ci si può tirare indietro», insistono. Zaia però dribbla («Non lo so e non ho mai rincorso cariche, sono un militante io») e nel suo intervento sposa la linea morbida ed ecumenica. Tanto che concludono: «Spero che chi perderà subito dopo dirà: ‘Lui è il mio segretario’ e chi vincerà che siamo una grande famiglia ed è giusto rispettare le idee di tutti».
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