Posti rene a Reggio, Fintred: «Pretendiamo trasparenza». Dieci annunciati, nessun atto
Domani notte sit-in al GOM. L’associazione ringrazia il personale sanitario e chiede che il provvedimento della Giunta sia pubblicato sul BURC
REGGIO CALABRIA Doveva essere una soluzione tampone, da usare per pochi giorni, il tempo di sistemare le cose. Invece i dializzati reggini sono ancora al Grande Ospedale Metropolitano, ancora con il turno di notte che comincia alle nove di sera e finisce all’una, ancora con la clinica San Giorgio chiusa e nessuna data certa per una risposta stabile. Persone fragili, molte con una disabilità o altre patologie, che si curano a un’ora in cui chiunque altro dorme, e che portano addosso, insieme alla fatica fisica, un peso psicologico e familiare che cresce a ogni giorno di attesa. Il 19 ottobre la Giunta regionale ha annunciato dieci posti rene in più per Reggio Calabria, ma a oggi, per i malati, resta soltanto questo: un annuncio. Il provvedimento non è ancora pubblicato sul Bollettino ufficiale, secondo Fintred, e senza un atto le notti restano quelle di prima. Per questo domani, all’una, a fine turno, l’associazione porterà la sua protesta davanti ai reparti del GOM.
«Con estrema cautela»
Fintred Calabria, la Federazione italiana nefropatici, trapiantati di rene e donatori, accoglie l’annuncio della Giunta «con estrema cautela». Dopo anni di richieste, l’associazione ritiene che «non sia più sufficiente annunciare nuovi posti, individuare possibili sedi o prospettare interventi futuri». La richiesta è di pubblicare «senza ulteriori ritardi» il provvedimento sul BURC, perché «solo attraverso un atto ufficiale sarà possibile verificare il contenuto della decisione e comprendere quali passaggi siano necessari per tradurla in un servizio effettivo». «La nostra fiducia non può più basarsi sulle dichiarazioni. Abbiamo bisogno di atti ufficiali e tempi di attuazione verificabili. I pazienti dializzati reggini hanno già aspettato troppo», dichiara Francesco Puntillo, coordinatore regionale.
Il 2018, o della memoria
La diffidenza ha una data. Nel settembre 2018, ricorda la nota, «mentre l’ASP aveva già quantificato in 29 posti rene il fabbisogno aggiuntivo di Reggio Calabria, venne annunciata dalla Prefettura la realizzazione di altri 16 posti tecnici presso l’ex ENPAS, con tempi stimati in dodici mesi». Il seguito è scritto in una riga: «Quel centro non è mai stato realizzato e il fabbisogno non ha trovato la risposta attesa nella rete nefrodialitica». Quell’annuncio, «che avrebbe dovuto rappresentare una soluzione, finì per alimentare aspettative senza produrre risultati concreti, mentre la questione del fabbisogno rimaneva irrisolta». Da qui la linea dell’associazione: «non consentiremo che nuovi annunci servano ancora a placare le preoccupazioni dei pazienti senza arrivare a un atto ufficiale e a un’effettiva risposta assistenziale».
La relazione dell’ASP e via Willermin
Fintred chiede “ulteriori chiarimenti in merito alla relazione trasmessa dall’ASP di Reggio Calabria, richiamata dalla stampa come elemento del percorso amministrativo collegato alla decisione regionale. L’associazione chiede di conoscere il contenuto di tale relazione e di comprendere in che modo stia incidendo sui tempi di pubblicazione del provvedimento sul BURC. A chi giova un ulteriore rallentamento quando è necessario accelerare?”. «Non formuliamo accuse senza conoscere tutti gli atti, ma pretendiamo trasparenza da parte dell’ASP, perché non possiamo permettere che il percorso si blocchi ancora una volta», afferma Puntillo. Nel frattempo, mentre si attendono gli atti ufficiali e i necessari chiarimenti, non intendiamo attribuire valore risolutivo a nuove ipotesi ancora da verificare.». Prudenza anche su via Willermin, l’ultima ipotesi di sede: l’associazione dice di non voler «alimentare ulteriori discussioni in assenza di certezze sulla reale fattibilità del progetto». Dopo il precedente del 2018, scrive, i pazienti «non hanno bisogno di nuove prospettive annunciate, ma di risposte concrete, atti ufficiali e percorsi realmente attuabili in tempi rapidi». E ancora: «Le soluzioni si misurano dai risultati raggiunti in poco tempo, non dagli annunci».
All’una finiscono le terapie
Intanto, denuncia Fintred, «i rallentamenti della burocrazia e le perdite di tempo strumentali continuano a gravare sui pazienti» trasferiti temporaneamente al GOM, «dove le sedute straordinarie si svolgono anche in orario notturno». E precisa: «Terminare una terapia salvavita intorno all’una di notte comporta un peso fisico, psicologico e familiare particolarmente gravoso per persone spesso fragili, con disabilità e altre patologie. Una condizione che non può diventare una soluzione permanente». Per questo, nella notte tra lunedì 26 e martedì 27 ottobre, alle 01:00 di martedì, «al termine del turno di dialisi iniziato lunedì sera alle 21:00», Fintred promuove «un sit-in pacifico nel piazzale esterno antistante l’ingresso principale ai reparti del GOM». L’iniziativa, spiega la nota, «vuole essere innanzitutto un momento di ringraziamento al personale sanitario che assiste i pazienti nelle ore notturne, ma anche un’occasione per richiamare l’attenzione pubblica sull’urgenza di superare una situazione che non può protrarsi indefinitamente». «Saremo lì per ringraziare chi si prende cura dei nostri malati – continua Puntillo – e per dare voce a chi è costretto a curarsi nel cuore della notte. Dietro ogni passaggio amministrativo ci sono persone che hanno bisogno di cure puntuali e dignitose. Non chiediamo promesse: chiediamo che le decisioni annunciate diventino realtà e non si perdano per l’ennesima volta dentro i meandri della burocrazia. Non vogliamo assistere a un’altra promessa destinata a svanire. Vogliamo che questa volta la storia del 2018 non si ripeta».
«Non ci fermiamo più davanti alle parole»
Otto anni, e un 2018 che non si scorda. Per Fintred il conto è semplice: «Dopo otto anni di battaglie e dopo il precedente del 2018, non possiamo più permetterci di scambiare una promessa per una soluzione. Prima venga pubblicato il provvedimento sul BURC e poi si può discutere di soluzioni a medio e lungo termine. È il minimo che si debba ai pazienti dializzati e alle loro famiglie». Le parole, per l’associazione, hanno già dato quello che potevano. «Non ci fermiamo più davanti alle parole. Chiediamo di poter verificare i fatti. Perché la dialisi non può aspettare e la dignità dei malati non può essere nuovamente sacrificata a un annuncio che rischia di diventare l’ennesimo specchietto per le allodole». (redazione@corrierecal.it)
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