Antonini boccia nuovamente il commissariamento della sanità calabrese. «Lo Stato ha incancrenito la situazione»
Il vicepresidente della Corte costituzionale cita la vicenda come emblema dello scarso coordinamento istituzionale. E promuove la legge regionale sugli Ncc
LAMEZIA TERME E’ stato l’estensore della famosa e per certi versi rivoluzionaria sentenza che “boccio” il commissariamento governativo della sanità calabrese perché inefficace al punto da peggiorare la situazione, e anche al Festival delle Regioni in corso a Firenze il vicepresidente della Corte costituzionale, Luca Antonini, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha ribadito le sue critiche a quel commissariamento lungo 17 anni che, al tirar delle somme, ha «incancrenito» la situazione. Una vicenda, quella della sanità calabrese “sotto chiave” da parte del livello centrale, che per Antonini è esemplare di un grave “vulnus” istituzionale in Italia.
«Un commissariamento disastroso»
«Non è solo la leale collaborazione che ha scarseggiato in questi 25 anni. Possiamo sostenere che a volte è anche mancata a livello centrale un serio e efficace ruolo di coordinamento. Ne è l’emblema il commissariamento della Regione Calabria, censurato dalla Corte Costituzionale con la clamorosa sentenza 168 del 2021, che lo dichiarò parzialmente illegittimo», ha detto oggi Antonini rincarando con ancora più forza la denuncia già fatta mesi fa in un incontro alla Cittadella a Catanzaro. «In Calabria – ha aggiunto il magistrato della Consulta – il commissariamento statale durava da 11 anni, con risultati disastrosi. Dopo 11 anni i Lea non erano garantiti, il disavanzo restava pesante, alcune aziende sanitarie non approvavano i bilanci e altre erano sciolte per infiltrazioni mafiose. Nel frattempo le addizionali regionali erano state portate al massimo. I calabresi pagavano da 11 anni le imposte più alte d’Italia, ma per curarsi erano costretti a penose migrazioni sanitarie. La Corte intervenne – ha ricordato Antonini – spiegando che il potere sostitutivo statale deve essere efficace, mettere in campo i migliori strumenti, i migliori mezzi e il miglior personale. E non può certo incancrenire una Regione per 11 anni e alla fine portare risultati peggiori dal punto di partenza. A partire da quella sentenza è nato un processo diverso che ha avuto sviluppi positivi al punto che la Calabria è stata fatta uscire oggi dal commissariamento».
«Calabria innovativa sugli Ncc»
Inoltre per Antonini, che a Firenze ha tenuto una “lectio magistralis” dal titolo “A 25 anni dalla riforma del Titolo V”, «il regionalismo italiano ha ancora grandi potenzialità e può contribuire a valorizzare gli anticorpi al presente. Del resto, il progresso delle istituzioni, il processo di riforma delle istituzioni, è sempre stato legato alla vitalità nazionale. Io penso che il regionalismo italiano, in questo difficile frangente della storia, possa ancora dare molto. Se la ricerca del bene comune prevarrà sui mille e piccolissimi, o meno piccoli, motivi di interesse. Nella vigenza del Titolo V ci sono state leggi regionali innovative e importanti. Penso alle leggi sul contenimento del consumo di suolo, Lombardia, Toscana, Veneto, Emilia Romagna, importanti anche perché a livello statale non si è mai riusciti a fare una legge nazionale sul consumo di suolo. Penso al Friuli Venezia Giulia, che ha affrontato la recente carenza di medici e disposto misure straordinarie che poi sono diventate un modello a livello nazionale. Penso alla Toscana, che ha introdotto il dibattito pubblico sulle grandi opere, istituto che è poi entrato nel codice dei contratti pubblici. Penso – ha proseguito il vicepresidente della Consulta – alla legge della Regione Calabria, che ha permesso alla Corte Costituzionale di sollevare davanti a se stessa la questione del blocco statale delle gare per le licenze di noleggio con conducente e quindi porre fine a una misura protezionistica». (a. cant.)
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