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«Forza e onore», la frase in codice della rete delle slot truccate a Cosenza. L’indagine prosegue

Il funzionario delle Dogane, «riceveva denaro e un surplus per l’incremento dell’attività del meccanismo elusivo»

Pubblicato il: 26/10/2026 – 12:48
di Fabio Benincasa
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COSENZA «Le indagini proseguono». Ci sono ancora troppi nodi da sciogliere nella maxi inchiesta coordinata dalla procura di Cosenza, guidata da Vincenzo Capomolla, che questa mattina ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari da parte dei carabinieri del Comando provinciale e del personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Lo ha riferito il Comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, il colonnello Andrea Mommo, nel corso della conferenza stampa in procura per svelare i dettagli della complessa attività investigativa.

La prosecuzione dell’inchiesta

A novembre 2025, una operazione coordinata dalla procura bruzia aveva portato a scoprire l’alterazione di una serie di slot machine che avrebbe determinato la sottrazione dell’importo giocato e anche del prelievo unico erariale che il gestore della società doveva versare all’Erario. Nell’ipotesi della procura di Cosenza, guidata da Vincenzo Capomolla, all’interno degli apparecchi – intercettati in tutta la provincia bruzia – le schede venivano clonate e la contabilizzazione delle giocate impediva la registrazione alla rete unica nazionale. L’indagine, avviata nel 2022 è proseguita fino al 2025. L’attività investigativa odierna è la diretta prosecuzione del blitz concluso un anno fa. La svolta è arrivata grazie anche alle dichiarazioni rese nel corso degli interrogatori di garanzia da parte di alcuni soggetti coinvolti. Alcuni, invece, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Il patto corruttivo e il guadagno della “talpa”

Il procuratore Capomolla, rivolgendosi ai giornalisti, passa in rassegna i punti chiave dell’attività coordinata. «L’esistenza dell’associazione è determinata da un patto corruttivo tra l’imprenditore oggetto di indagine e un funzionario dell’Agenzia delle Dogane di Cosenza». Quest’ultimo precisa il procuratore «a fronte della percezione di somme di denaro e di alcuni surplus legati all’incremento delle attività del meccanismo elusivo, forniva indicazioni su notizie coperte dal segreto di ufficio e investigativo». In buona sostanza, avrebbe avvisato l’imprenditore sui luoghi e sui tempi delle ispezioni. Le schede poi oggetto di manomissione arrivavano dalla Campania, «il principale canale di approvvigionamento». Capomolla nel sottolineare la complessità delle indagini svolte, ribadisce quanto e come – non solo in riferimento ai numeri – il fenomeno della dipendenza da gioco in provincia di Cosenza abbia assunto i tratti dell’emergenza. «L’ammontare della spesa destinata la gioco, nella sola provincia bruzia, ammonta a circa 237milioni di euro all’anno, cifra che non tiene conto delle giocate in “nero”».

L’attività dei carabinieri

Il colonnello Andrea Mommo, alla guida del Comando provinciale dei carabinieri di Cosenza, fornisce ulteriori dettagli sulle indagini svolte. «Il materiale sequestrato era “criptato “inaccessibile” ed è stato oggetto di analisi, due nostri militari sono riusciti a decriptare le informazioni contenute in due diversi applicativi». Passando al setaccio le captazioni, una frase ha accompagnato alcune delle principali interlocuzioni finite nelle carte dell’inchiesta: «Forza e onore». Un dettaglio che per gli investigatori è stato «utile a comprendere la solidità del legame tra i soggetti coinvolti nell’inchiesta».

I flussi anomali e le segnalazioni

«Un’operazione complessa», la definisce Luca Turchi di Adm. «L’alterazione delle schede non era semplice da intercettare, il personale da Roma ha analizzato i flussi di gioco e rilevato diverse anomalie. La successiva decriptazione dei file sequestrati ha permesso – invece – di svelare l’esistenza di un sistema che coinvolgeva diverse soggetti». Sulla presenza di una presunta “talpa” all’interno dell’Agenzia, Turchi ammette: «Siamo dispiaciuti per il coinvolgimento del funzionario, ma l’azione di un singolo non mina il lavoro di tutti». (f.benincasa@corrierecal.it)

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