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L’INCHIESTA

Slot truccate nel Cosentino, la «talpa» delle Dogane svelava i controlli e faceva sparire le schede sequestrate – VIDEO

Quindici misure cautelari nell’inchiesta della Procura di Cosenza. Scoperto un presunto sistema di giocate in nero attraverso schede clonate e telecomandi wireless. Sequestrati 145 apparecchi

Pubblicato il: 26/10/2026 – 11:05
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COSENZA Una doppia contabilità nascosta all’interno delle slot machine, telecomandi wireless per deviare le giocate su circuiti illegali e persino un funzionario dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che avrebbe avvisato in anticipo degli accertamenti, consentendo di occultare le irregolarità prima dell’arrivo degli ispettori. È il sistema ricostruito dalla Procura della Repubblica di Cosenza nell’ambito della maxi-inchiesta sulla gestione degli apparecchi da gioco con vincite in denaro, sfociata questa mattina nell’esecuzione di 15 misure cautelari da parte dei carabinieri del Comando provinciale e del personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il bilancio dell’operazione comprende due persone agli arresti domiciliari, sei destinatarie di misure non custodiali e altre sette raggiunte dal divieto di esercitare l’attività di gioco per un anno. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, comprendono associazione a delinquere, corruzione, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato e favoreggiamento.

Il sistema delle slot con doppia scheda

L’inchiesta prende le mosse dall’analisi dei flussi telematici degli apparecchi da intrattenimento, effettuata dalla Direzione Centrale Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Roma. Gli investigatori avevano rilevato anomalie significative nei volumi delle giocate registrate da numerose slot machine installate in esercizi commerciali della provincia di Cosenza. I successivi controlli avevano portato al sequestro di 145 apparecchi, nei quali era stato ipotizzato l’utilizzo di schede doppie o manomesse, oltre a circa 80mila euro custoditi nelle macchinette. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il meccanismo sarebbe stato particolarmente sofisticato. Accanto alla scheda regolare, collegata alla rete telematica dello Stato, veniva installata una seconda scheda abusiva, completamente sconosciuta all’Erario. Attraverso telecomandi wireless, cablaggi modificati, timer e interruttori collocati sui monitor, sarebbe stato possibile deviare il flusso delle giocate sulla scheda illegale, consentendo di incassare somme in nero senza versare il corrispondente prelievo unico erariale, il cosiddetto Preu. Per evitare che gli apparecchi si bloccassero automaticamente a causa dell’interruzione della comunicazione con la rete ufficiale, venivano inoltre utilizzate copie delle smart card autorizzate. I sensori antimanomissione, secondo gli investigatori, sarebbero stati bloccati attraverso colla o fascette. Il denaro non registrato veniva poi recuperato durante lo «scassettamento», ossia l’operazione di prelievo degli incassi dalle slot machine.

Il funzionario delle Dogane e i controlli anticipati

Uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine riguarda il presunto coinvolgimento di un funzionario dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Cosenza. Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe esistito un vero e proprio patto corruttivo tra il dipendente pubblico e un imprenditore attivo nella distribuzione e gestione degli apparecchi da gioco. In cambio di somme di denaro corrisposte periodicamente, il funzionario avrebbe comunicato in anticipo date, orari e obiettivi dei controlli programmati. Informazioni riservate che avrebbero permesso agli indagati di nascondere le schede irregolari e ripristinare temporaneamente il funzionamento regolare delle macchinette prima dell’arrivo degli ispettori. Ma il quadro ricostruito dalla Procura sarebbe ancora più articolato. Il dipendente avrebbe anche sottratto dai depositi dell’ufficio dell’Agenzia delle Dogane cartoni sigillati contenenti schede già sequestrate, consegnandoli all’imprenditore e a un tecnico di fiducia. Le componenti elettroniche sarebbero state successivamente formattate, con l’azzeramento dei contatori, per essere reimmesse sul mercato.

Il sequestro da oltre 12 milioni e le indagini informatiche

L’operazione di oggi rappresenta un ulteriore sviluppo dell’inchiesta che, il 6 novembre 2025, aveva già portato al sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni e disponibilità finanziarie per oltre 12 milioni di euro nei confronti di un operatore del settore, nell’ambito di un’ipotesi di peculato legata al mancato versamento del prelievo erariale sulle giocate. Determinante, nella prosecuzione degli accertamenti, è stata l’attività di analisi informatica condotta dai carabinieri e dai funzionari della Direzione Centrale Giochi dell’Adm di Roma. Gli investigatori hanno esaminato smartphone, tablet, computer e supporti di memoria sequestrati, recuperando dati occultati e incrociandoli con documenti cartacei, scritture informali e appunti contabili. Attraverso operazioni di estrazione e decifrazione dei dati sarebbe stato possibile ricostruire non soltanto le modalità di alterazione delle macchinette, ma anche la distribuzione dei presunti proventi illeciti e le strategie adottate per eludere i controlli. L’inchiesta avrebbe così consentito di delineare i ruoli dei diversi partecipanti al presunto sodalizio: dal fornitore delle schede alterate e delle smart card clonate ai tecnici incaricati dell’installazione, manutenzione e occultamento dei dispositivi, fino ai soggetti che avrebbero garantito il funzionamento degli apparecchi manomessi all’interno degli esercizi commerciali. Le accuse sono attualmente formulate nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere sottoposte alla verifica processuale nel contraddittorio con le difese. (redazione@corrierecal.it)

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