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PROCESSO HYDRA

’Ndrangheta in Lombardia, da San Luca per una «partita di droga». Il pentito Bellusci: «In hotel senza lasciare i documenti»

Il passaggio attraverso Rocco Barbaro e l’arrivo nel Milanese di alcune persone dalla Calabria. «Non vennero registrate»

Pubblicato il: 26/10/2026 – 6:35
di Giorgio Curcio
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MILANO Persone arrivate da San Luca, il passaggio attraverso Rocco Barbaro e un soggiorno in albergo senza lasciare i documenti. Sullo sfondo, secondo il racconto di Francesco Bellusci, «una partita di droga». È un altro dei passaggi emersi nel corso dell’esame del collaboratore di giustizia nel processo “Hydra”, in corso davanti al Tribunale di Milano. Un episodio che Bellusci richiama quasi incidentalmente mentre ricostruisce altri affari e altri incontri, ma che riporta ancora una volta il racconto direttamente in Calabria.

Le persone alloggiate senza documenti

Il passaggio nasce mentre Bellusci racconta di avere fatto alloggiare alcune persone in una struttura ricettiva del Milanese senza che venissero registrati i documenti. Secondo il collaboratore, non si sarebbe trattato di un caso isolato. Bellusci spiega infatti che in altre occasioni avrebbe chiesto lo stesso «favore», facendo soggiornare persone senza lasciare traccia della loro presenza attraverso la normale registrazione. Ed è a quel punto che gli torna alla mente un precedente episodio.

Il passaggio attraverso Rocco Barbaro

«Erano saliti tramite Rocco Barbaro», racconta Bellusci. Il riferimento è a Rocco Barbaro, già citato dal collaboratore nel corso della sua deposizione. È attraverso di lui, secondo quanto riferito in aula, che sarebbe avvenuto l’arrivo in Lombardia di alcune persone provenienti dalla Calabria. Alla domanda sulla loro provenienza, Bellusci è netto: si trattava di «gente di San Luca». Anche in quel caso, sostiene il collaboratore, le persone sarebbero state fatte alloggiare nell’albergo senza essere registrate. Un dettaglio che assume particolare significato alla luce della ragione che Bellusci attribuisce a quella trasferta.

Barbaro, i venti chili di hashish e i rapporti con Cristello

Il nome di Rocco Barbaro, però, non compare per la prima volta nell’esame del 14 ottobre. Già durante l’udienza del 30 settembre, Bellusci aveva ricostruito un episodio legato al traffico di stupefacenti che avrebbe coinvolto lo stesso Barbaro, Giacomo Cristello e Cristian Sesto. Il collaboratore aveva raccontato di una fornitura di hashish, quantificata inizialmente in circa trenta chili e poi ricondotta, sulla base delle precedenti dichiarazioni richiamate dal pubblico ministero, a una quantità indicativa di 15-20 chili. Secondo il suo racconto, la sostanza sarebbe stata affidata per la rivendita ad un terzo soggetto. L’affare avrebbe però provocato contrasti sulla restituzione del denaro e sulla distribuzione dei guadagni. Barbaro, che nel frattempo sarebbe stato arrestato, non avrebbe ricevuto quanto gli spettava. Anche Cristian Sesto avrebbe reclamato la propria parte. Una vicenda che Bellusci precisa di avere appreso attraverso i racconti degli altri protagonisti, e nella quale sarebbe successivamente intervenuto per tentare di risolvere il contrasto.

Il contatto con Massimo Rosi

Il nome di Barbaro ritorna anche nella ricostruzione dei rapporti tra Samuele Bonanno e Massimo Rosi. Bellusci racconta che, durante un pranzo a Busto Arsizio, Bonanno avrebbe fatto riferimento allo zio Rocco Barbaro, prospettando la possibilità di procurare sostanze stupefacenti a Rosi, interessato a riprendere l’attività di spaccio. Un ulteriore elemento che, nel racconto del collaboratore, colloca Barbaro all’interno di una rete di conoscenze e affari legati al mercato della droga nel Milanese. Ed è proprio attraverso questo stesso nome che Bellusci introduce, nell’udienza del 14 ottobre, l’episodio delle persone arrivate da San Luca e ospitate in albergo senza registrazione. Non è tuttavia chiarito se quella trasferta fosse collegata alla precedente fornitura di hashish o riguardasse un affare distinto.

«Erano per una partita di droga»

Il collaboratore collega infatti la presenza degli uomini arrivati da San Luca a «una partita di droga». Non aggiunge, in quel passaggio dell’esame, dettagli sulla sostanza, sulle quantità o sull’esito dell’operazione. Né identifica le persone che sarebbero arrivate dalla Calabria. Il dato che emerge dalla deposizione è dunque circoscritto: uomini provenienti da San Luca, arrivati in Lombardia attraverso il canale indicato da Bellusci in Rocco Barbaro, sarebbero stati ospitati senza registrazione e la loro presenza sarebbe stata legata, sempre secondo il collaboratore, a un affare di droga.

Il sistema degli alloggi senza registrazione

L’episodio viene richiamato da Bellusci proprio per spiegare che l’utilizzo di alloggi senza registrare gli ospiti non sarebbe stato occasionale. Il collaboratore racconta di conoscere da tempo il titolare della struttura e sostiene di avergli chiesto in più circostanze di ospitare persone senza acquisirne i documenti. Nel corso dello stesso esame cita anche Ivano Sortino, soggetto che Bellusci dice essersi successivamente avvicinato a Massimo Rosi e che, per un periodo, avrebbe fatto alloggiare nella stessa struttura senza registrazione. Un sistema che, nel racconto reso in aula, avrebbe consentito di garantire una presenza nel Milanese senza lasciare le normali tracce documentali del soggiorno. (g.curcio@corrierecal.it)

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