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la genesi dell’inchiesta

Slot truccate nel Cosentino, tre controlli svelano le anomalie. «Contatori fermi, doppi fondi, incassi irrisori»

Le verifiche dell’Adm hanno fatto emergere incongruenze nei flussi di gioco e sospetti di manomissione degli apparecchi

Pubblicato il: 27/10/2026 – 15:29
di Fabio Benincasa
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COSENZA Schede elettroniche illecite, sistemi di commutazione, telecomandi, smart card clonare, cablaggi occultati. Il funzionamento parallelo delle schede taroccate installate in alcune slot del cosentino è al centro dell’inchiesta coordinata dalla procura di Cosenza, guidata da Vincenzo Capomolla. Il titolare del fasciolo è il pm Antonio Bruno tridico. Ieri, nel corso di una conferenza stampa, sono stati diffusi i dettagli dell’attività condotta dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza in sinergia con Adm. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Francesco Gaudio, funzionario dell’Agenzia dei Monopoli di Cosenza avrebbe fornito informazioni all’imprenditore Gianni Spadafora, indicato nelle carte dell’inchiesta come «promotore, organizzatore dell’organizzazione» che «ideava, dirigeva e coordinava il programma criminoso, curando il reperimento delle schede alterate, la gestione del magazzino e la base logistiica». Il «patto corruttivo» tra i due, come sostenuto dagli investigatori, sarebbe sorretto da un do ut des che avrebbe garantito ad entrambi un guadagno. Il funzionario avrebbe fornito informazioni su ispezioni, notizie riservate e attività di controllo delle slot, dall’altra parte l’imprenditore avrebbe garantito una remunerazione alla presunta talpa. Secondo quanto emerso nel corso dell’attività investigativa, Spadafora avrebbe promesso e corrisposto a Gaudio «una somma fissa mensile di 2.000 euro e ulteriori compensi variabili parametrati agli utili illeciti prodotti dagli apparecchi Awp alterati e dalla raccolta delle scommesse». Dalle captazioni, chi indaga, intercetta anche il linguaggio criptico utilizzato da Gaudio per “richiedere” il pagamento della somma di denaro, con «mezza dose» l’indagato indicava mille euro.
Della presunta associazione avrebbero fatto parte, inoltre, Pino Tenuta, Andrea Montalto, Fabrizio Gioia, Gianluca Iaccino, Giorgio Basile, Guanito Greco, impegnati nella «manutenzione, installazione, gestione, rimozione, ripristino e occultamento degli apparati alterati». Ed ancora, Grazia Romano e Carmine Galizia, entrambi campani, sarebbero invece «i fornitori esterni» delle schede installate nelle slot.

I sequestri e la genesi dell’inchiesta

Come annunciato nel corso della conferenza stampa dal procuratore Capomolla, le dichiarazioni rese da alcuni indagati sono state utili alle indagini e avrebbero permesso di ricostruire «in modo dettagliato l’atlività illecita (…) e l’utilizzo di schede clonate che consentivano di sottrarre alla contabilizzazione della rete nazionale il 70-80 % delle giocate svolte in esercizi commerciali». Altro dettaglio importante nella complessa attività di indagine è rappresentato dal sequestro di telefoni cellulari, tablet e computer utilizzati da Spadafora, «con acquisizione di elementi indiziari assolutamente granitici a carico degli indagati che permettevano di fornire un quadro indiziamo univoco in merito all’esistenza di un vero e proprio sodalizio criminoso». Da quanto emerso, Spadafora avrebbe condiviso con il funzionario Adm anche «le schede contabili».

I tre controlli e i dubbi degli investigatori

I flussi di gioco e alcune anomalie emerse nel corso di alcuni controlli, hanno spinto gli uomini dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a raccogliere poi diventati fondamentali nella costruzione dell’ipotesi di accusa. Tre controlli avrebbero insospettito gli investigatori. In una sala del Cosentino, «vi era una pulizia eccessiva sotto gli apparecchi, segno che erano stati spostali di recente» e durante l’ispezione di un apparecchio è stato rinvenuto «un doppiofondo con un biglietto». L’ultima presunta anomalia dei contatori, avrebbe riguardato «gli incassi irrisori, come se gli apparecchi fossero stati spenti». Nel corso di successivi controlli in altre sale slot, i funzionari Adm rileveranno le medesime anomalie «contatori fermi prima della verifica e magicamente in ripresa al momento dell’accesso; l’AWP non rivelava nessuna manomissione nonostante l’anomalia dei flussi di gioco». Tutti elementi trasmessi all’Ufficio Controlli Giochi ADM di Roma, che nelle successive e approfondite analisi effettuate confermerà i sospetti avanzati dagli investigatori calabresi. (f.benincasa@corrierecal.it)

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