Il “caso Stasi” e le trappole del 416-ter: ecco perché le carte dell’inchiesta sembrerebbero scagionare il Sindaco
L’analisi delle carte dell’inchiesta e i dubbi sull’accusa di scambio elettorale politico-mafioso. «Non emerge dagli atti alcuna prova o riscontro» di un accordo con il sindaco
CORIGLIANO-ROSSANO Tutti coloro che, come me, conoscono Flavio Stasi sono rimasti a dir poco basiti dalle notizie diffuse all’alba di ieri dei suoi arresti domiciliari nell’inchiesta che lo ha coinvolto, soprannominata “Ginestra”. Per questo motivo mi sono prodigato a leggere con molta attenzione le carte dell’inchiesta (pp. 120-136) che, a mio sommesso avviso – ovviamente saranno poi i giudici a statuirlo – permettono di scindere nettamente le condotte degli indagati principali dalla figura del primo cittadino. Se da un lato l’inchiesta fotografa dinamiche complesse attorno alla campagna elettorale del giugno 2024, dall’altro gli elementi fattuali desumibili dall’estratto dell’ordinanza sembrerebbero scagionare il Sindaco Flavio Stasi, dimostrando come la sua azione sia rimasta del tutto impermeabile ai tentativi di inquinamento illecito.
Il cortocircuito del 416-ter: un articolo pericoloso per tutti gli amministratori
La vicenda Stasi riaccende inevitabilmente i riflettori su una delle norme più discusse e delicate del nostro ordinamento penale: l’articolo 416-ter c.p., che disciplina lo scambio elettorale politico-mafioso. L’articolo in esame non fa solo da sfondo alle accuse – poi smentite dai fatti – rivolte al Sindaco di Corigliano-Rossano, ma incarna un rischio sistemico per chiunque ricopra una carica pubblica. La giurisprudenza di legittimità richiamata negli stessi atti ricorda, infatti, che il reato in questione è configurato come un reato di pericolo. Ciò significa che, per la sua astratta configurabilità, non è necessaria l’effettiva attuazione del patto, né la programmazione di una campagna elettorale intimidatoria, ma “basta il solo accordo finalizzato allo scambio tra voti e utilità”. Il vero pericolo insito nella struttura di questa norma è che rischia di permettere, mi sia consentito il pleonasmo, a chiunque di accusare chiunque. A causa della sua natura immateriale, infatti, basta che soggetti terzi o esponenti della criminalità locale millantino un contatto, spendano il nome di un candidato a sua insaputa o pianifichino unilateralmente di “mettersi a disposizione” per trascinare un amministratore onesto nel fango di un’indagine per mafia. Un’arma impropria che espone la politica e le istituzioni alla vulnerabilità dei passaparola, delle intercettazioni tra terzi e delle strategie unilaterali di consorterie criminali desiderose soltanto di accreditarsi sul territorio.
Il muro delle intercettazioni: nessun contatto diretto
Il dato più macroscopico emerso dalle attività di captazione risiede nella totale assenza di un canale di comunicazione diretto tra il Sindaco e Annibale Matalone. È lo stesso Matalone, non sapendo di essere ascoltato dalle microspie, ad ammettere esplicitamente di «non aver avuto nessun tipo di frequentazione con Stasi Flavio». I tentativi degli indagati di agganciare il primo cittadino si scontravano sistematicamente con l’impossibilità di stabilire patti occulti. Anche la circostanza in cui l’intermediario Vincenzo Curia racconta di aver “bloccato il Sindaco” mentre stava per fare una telefonata elettorale per “prendere un caffè” non è stata riscontrata dalle intercettazioni dirette tra questi e Stasi. Dalla lettura attenta dei dialoghi appare evidente che il presunto meccanismo di scambio – voti in cambio di assunzioni presso il cimitero o enti comunali – fosse un progetto ideato ed elaborato esclusivamente da Matalone e Curia. Non emerge dagli atti alcuna prova o riscontro che tali richieste siano mai state sottoposte a Flavio Stasi, né tantomeno che da quest’ultimo sia arrivato un benché minimo segnale di assenso. Gli indagati parlavano tra loro al futuro («vediamo se si mette a disposizione»), confermando che l’accordo era un mero auspicio unilaterale e non un patto bilaterale perfezionato.
Il riscontro interno alla famiglia: «Stasi aiuta anche chi non lo vota»
Molto importanti ai fini dell’inchiesta e della posizione di Stasi sono le dichiarazioni intercettate all’interno delle stesse mura domestiche degli indagati. Il 5 giugno 2024, la moglie di Matalone, Annita Larocca, si lascia andare a una riflessione spontanea che dovrebbe assumere un valore probatorio non di poco conto. Uso ancora una volta il condizionale perché, a scanso di equivoci, ribadisco che saranno i magistrati preposti a stabilirlo. La signora Annita si esprime con queste testuali e semplici parole: «Flavio Stasi non è che ti pensi che ha aggiustato… ha dato posti più a gente che non lo ha votato che a gente sua». Tale affermazione, proveniente da una fonte interna e non sospetta, di una percezione pubblica e privata dell’operato di Stasi, ribadisce che lo stesso ha amministrato secondo criteri di imparzialità, rifiutando le logiche dell’appartenenza o del favoritismo.
L’episodio del muretto: ordinaria amministrazione
L’unico contatto precedente a cui Matalone fa riferimento riguarda la richiesta, avanzata da cinque famiglie di Piazza del Popolo, per la deviazione delle acque piovane che allagavano i magazzini. La risposta del Sindaco in quell’occasione fu l’emblema della trasparenza istituzionale: l’invio di un ingegnere comunale per verificare la fattibilità tecnica dei lavori. Un atto dovuto da parte di qualsiasi amministratore a tutela della sicurezza dei cittadini, privo di ogni minima ombra di opacità. Questa volta non uso il condizionale, perché mi sembra davvero lampante.
Il contrasto evidente con il Capo 8
La totale estraneità del Sindaco Stasi risulterebbe in modo ancora più nitido se confrontata con i fatti contestati al “Capo 8” della medesima ordinanza, relativi a un’altra posizione. In quel caso, l’attività investigativa ha documentato donazioni di denaro, accordi espliciti nelle sedi elettorali e la successiva, effettiva assunzione a tempo indeterminato del soggetto coinvolto. Anche questa volta nulla di tutto questo sfiora Flavio Stasi: nei suoi confronti non vi sono passaggi di denaro, non vi sono promesse reciproche, né tantomeno atti amministrativi successivi volti a dare seguito alle speranze di Matalone. L’inchiesta restituisce la fotografia di un Sindaco rimasto del tutto estraneo alle manovre e alle strategie di soggetti terzi. Nel ribadire la massima stima nell’azione della magistratura distrettuale, in modo particolare del Procuratore Salvatore Curcio, persona di altissimo spessore umano e professionale, nel proseguire l’accertamento della verità, dai dati documentali che ho avuto modo di approfondire sembra emergere l’immagine di una figura istituzionale, quella di Flavio Stasi, la cui trasparenza politica e amministrativa esce pienamente confermata. (redazione@corrierecal.it)
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