Mafie, meno violenza e più affari. «Criptovalute sempre più coinvolte nel riciclaggio»
Masciulli traccia le nuove sfide dell’antimafia
ROMA Le mafie cambiano pelle, abbandonano sempre più spesso le manifestazioni visibili della violenza per infiltrarsi nell’economia e sfruttano le opportunità offerte dalle nuove tecnologie per occultare i profitti illeciti. Dalle criptovalute alle piattaforme digitali, fino ai sofisticati sistemi utilizzati per rendere difficilmente tracciabili i flussi finanziari. È questa una delle sfide principali che attende la Direzione investigativa antimafia secondo il suo direttore, il generale Nicola Massimo Masciulli, intervenuto a Roma in occasione delle celebrazioni per il 35° anniversario della DIA. Un intervento nel quale il nuovo vertice dell’organismo investigativo interforze ha tracciato il bilancio dell’attività svolta negli ultimi cinque anni, illustrando anche le prospettive di sviluppo delle indagini contro la criminalità organizzata.
Le mafie cambiano: meno violenza visibile, più infiltrazioni economiche
«Le mafie, lo sappiamo da tempo, si evolvono, cambiano modalità di azione», ha spiegato Masciulli, sottolineando come le organizzazioni criminali riescano ad adattarsi ai mutamenti economici e tecnologici, «talvolta sostituendo la violenza visibile con forme più silenziose fondate su infiltrazione economica e corruzione». È soprattutto sul terreno del riciclaggio che si concentrano le nuove sfide investigative. «Assistiamo ad asset crittografici sempre più coinvolti nel riciclaggio di denaro, frutto degli illeciti tradizionali della criminalità organizzata», ha avvertito il direttore della DIA. Il principio investigativo, tuttavia, resta quello indicato da Giovanni Falcone: seguire il denaro. «Non è cambiato il principio: tracciare i flussi finanziari continua a essere una delle chiavi imprescindibili per contrastare il crimine organizzato». A cambiare sono gli strumenti e le competenze necessarie per ricostruire i movimenti dei capitali illeciti.
Criptovalute, blockchain e intelligenza artificiale
Per Masciulli, la risposta deve passare attraverso una profonda trasformazione delle capacità investigative, accompagnata da un investimento nella formazione del personale. «Per affrontare il crimine dobbiamo disporre di investigatori che sappiano aggiungere ai tradizionali metodi, metodi di indagine nuove professionalità nel dominio cibernetico, su piattaforme digitali, nel mondo delle blockchain». Il direttore ha richiamato la necessità di costruire gruppi investigativi multidisciplinari, capaci di riunire esperti di criminalità finanziaria, conoscitori delle organizzazioni mafiose e specialisti informatici. Tra gli strumenti destinati ad assumere un ruolo crescente figura anche l’intelligenza artificiale, da utilizzare con adeguate garanzie di riservatezza per contrastare le tecniche di occultamento dei capitali. Masciulli ha fatto riferimento in particolare al mixing, una delle tecniche impiegate per rendere più complessa la ricostruzione delle operazioni in criptovalute e la provenienza dei proventi illeciti. «La ventata di tecnologia portata dalla digitalizzazione dei processi e dalla disponibilità di apparati sempre più performanti a nulla servirebbe senza una vera e propria cultura del digitale».
I numeri della Dia: 320mila accertamenti sulle imprese
Il direttore ha quindi illustrato il bilancio delle attività condotte dalla DIA nell’ultimo quinquennio, a partire dalle investigazioni preventive finalizzate a individuare e aggredire i patrimoni riconducibili alle organizzazioni mafiose. In cinque anni, la DIA e i gruppi interforze antimafia provinciali hanno effettuato 320mila accertamenti sulle imprese e 1,2 milioni sulle persone fisiche. Sul fronte del monitoraggio finanziario sono state analizzate quasi 800mila segnalazioni di operazioni sospette, dalle quali sono scaturiti circa 8 milioni di controlli su persone fisiche e giuridiche. Una mole di accertamenti che ha portato alla formulazione di proposte di misure di prevenzione per un valore complessivo di circa 400 milioni di euro. «Si tratta in sintesi di misure di prevenzione che, affidate alla DIA, hanno confermato di essere uno strumento decisivo per depotenziare le mafie», ha sottolineato Masciulli. Risultati significativi anche sul versante delle investigazioni giudiziarie: nell’ultimo quinquennio sono stati eseguiti quasi 1.300 provvedimenti restrittivi, mentre il valore complessivo dei beni sequestrati ha raggiunto 283 milioni di euro.
La rete internazionale: 45 Paesi e oltre 1.300 arresti
Un altro pilastro dell’attività della DIA è rappresentato dalla cooperazione internazionale, attraverso il progetto europeo ETON, avviato nel 2014. L’iniziativa, che vede la DIA nel ruolo di capofila e coinvolge Europol e il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione. Dagli iniziali otto Paesi, la rete è arrivata a coinvolgere 45 Stati e 56 forze di polizia. Il bilancio illustrato dal direttore comprende 327 indagini finanziate, 1.391 persone arrestate, sequestri per 431 milioni di euro e 46 tonnellate di sostanze stupefacenti. Numeri che testimoniano la dimensione internazionale del contrasto alle organizzazioni criminali e l’importanza dello scambio di informazioni tra autorità investigative.
L’eredità di Falcone e la sfida dei prossimi anni
Nel ripercorrere i 35 anni della Direzione investigativa antimafia, Masciulli ha ricordato l’intuizione originaria di Giovanni Falcone: costruire un organismo interforze capace di valorizzare le competenze delle diverse forze di polizia e moltiplicarne l’efficacia operativa. Un modello che continua a coinvolgere Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria, con il contributo delle competenze forestali dell’Arma anche nella lotta alle ecomafie. Il direttore ha ribadito la centralità del rapporto con la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e con le procure distrettuali, ringraziando l’autorità giudiziaria per la collaborazione investigativa. Il futuro della DIA, ha spiegato, passerà dalla capacità di integrare esperienza investigativa, strumenti tecnologici e nuove professionalità. «Si tratta quindi di un aggiornamento tecnologico e di un aggiornamento culturale», ha sintetizzato Masciulli. Un percorso che si inserisce nella continuità della missione affidata alla struttura nata nel 1991. E proprio richiamando Giovanni Falcone, il direttore ha concluso il suo intervento ricordando che la criminalità organizzata non è invincibile: «È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà una fine».
