Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 21:24
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

il voto di metà mandato in usa

A 48 ore dal Midterm i dem aumentano il vantaggio

Repubblicani distanziati di 7 punti nei sondaggi. Trump: se vincono sarò “Mr Veto”

Pubblicato il: 01/11/2026 – 21:24
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

ROMA I democratici allungano il passo. A 48 ore dalle elezioni di metà mandato il loro vantaggio sui repubblicani per la conquista della Camera e del Senato sale a sette punti: il 52% degli elettori li vorrebbe alla guida del Congresso, contro un 45% che preferirebbe i repubblicani. “Se vincono loro, sarò Mr Veto”, ha minacciato un combattivo Donald Trump lasciando intendere di non voler essere un’anatra zoppa passiva e immobile. Nonostante i sondaggi contrari, il presidente continua a sperare e a battersi anche sul campo. Dopo la festa di Halloween a base di caviale e champagne a Mar-a-Lago, il presidente è volato in Iowa e in Kansas per tirare la volata finale al 3 novembre e cercare di convincere in extremis il popolo Maga ad andare in massa a votare alle midterm, trasformate in un referendum sul proprio operato. “Sono le più importanti della storia americana”, ripete da settimane. Il tycoon sembra aver perso però il suo tocco magico: fra il carovita che non molla la presa e la contrarietà alla guerra in Iran, all’intelligenza artificiale e ai data center, gli americani e la sua base gli stanno voltando le spalle. Il timore dei repubblicani è che alle urne gli elettori esprimeranno tutto il loro disappunto, dando vita a quell’onda blu che tanto fa paura. Ma la vittoria dei democratici, soprattutto in Senato, è tutt’altro che scontata. Lo scandalo dell’omonimia in Alaska e lo strappo interno al partito in Michigan stanno agitando gli ultimi scampoli di campagna elettorale. Nonostante Trump gridi alla frode elettorale, un giudice ha respinto la causa preventiva dell’amministrazione per bloccare la certificazione dei voti in Alaska qualora il candidato repubblicano perdesse. In Michigan la crisi dei liberal è ben più profonda e pericolosa, con implicazioni per tutta l’ala progressista. La deputata democratica Haley Stevens ha preso le distanze dal candidato al Senato Abdul El-Sayed – che l’aveva battuta alle primarie – e in un colpo di scena ha appoggiato il rivale repubblicano Mike Rogers. Una mossa che potrebbe mettere in pericolo le chance di vittoria di El-Sayed, già nel mirino dei repubblicani e di Trump per la sua fede musulmana, e quindi quelle dei democratici di realizzare il sogno di conquistare il Senato. “E’ una grande notizia”, ha scritto sul suo social Truth il presidente lodando il “coraggio” di Haley e intravedendo un’apertura per il suo Rogers, indietro nei sondaggi. “Non penso a Haley Stevens. Voglio parlare di politiche per il Michigan”, ha tagliato corto El-Sayed evidentemente irritato dalla presa di posizione della deputata democratica, scaricata dal suo intero staff che aveva lasciato all’oscuro della sua intenzione di appoggiare il candidato repubblicano. Pur accogliendo gli scandali dei liberal con sollievo, i repubblicani si preparano al peggio. Alla Casa Bianca si sono aperte le grandi manovre su come continuare a governare qualora i liberal si aggiudicassero la maggioranza alla Camera e al Senato. Lo staff del tycoon sta valutando di procedere a colpi di ordini esecutivi per aggirare il Congresso e portare avanti l’agenda del presidente. Allo stesso tempo i legali valutano fino a quanto Trump può spingersi nella sua azione solitaria e difendere le sue mosse in sede giudiziaria. Fra i più stretti consiglieri del presidente serpeggiano anche molte preoccupazioni su come il tycoon possa reagire in caso di una sconfitta pesante. Il ricordo del 6 gennaio del 2021 è ancora vivo e il timore è che l’imprevedibile presidente possa rispondere in modo violento. Secondo indiscrezioni, in caso di una pesante sconfitta potrebbe decidere di attaccare l’Iran già il giorno dopo le midterm per distogliere l’attenzione. Un’altra ipotesi è quella che tenti di bloccare la certificazione del voto da parte degli Stati, invocando brogli elettorali e interferenze straniere e aprendo di fatto una possibile crisi costituzionale senza precedenti. (Ansa)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x