Dalle truffe sui bonus alle banche cinesi: gli affari della ‘ndrangheta al Nord
La scalata dei clan per conquistare l’economia legale tra Lombardia ed Emilia
Sono trascorsi vent’anni da quando, nel carcere di Torino, il pentito Rocco Varacalli rompeva il silenzio dando il via alla stagione dell’Antimafia al Nord con le maxioperazioni Minotauro, Crimine/Infinito e Aemilia. Oggi, con gran parte dei cinquecento condannati di allora tornati in libertà, la ‘ndrangheta non è scomparsa: ha semplicemente cambiato pelle, puntando ai grandi business finanziari e mimetizzandosi nell’economia legale.
Il sistema
Dalle false fatturazioni ai fondi Covid, fino alle truffe sul Superbonus 110%, le cosche si sono insinuate nei bisogni del Paese. Emblematico il caso di Giovanni Morabito, medico milanese e figlio del boss detenuto al 41 bis Giuseppe “U Tiradrittu”. Secondo quanto riportato da La Stampa, Morabito avrebbe messo in piedi un sistema di reati finanziari «con l’aiuto di professionisti e imprenditori, titolari nel centro di Milano di diverse società di consulenza e portatori del necessario know how tecnico-giuridico». Il meccanismo prevedeva la creazione di «false polizze fideiussorie», «falsi crediti di imposta» e «truffe aggravate ai danni dello Stato, dirette al conseguimento di finanziamenti previsti dalle norme per la pandemia», reinvestendo i proventi nell’edilizia «sfruttando i benefici dell’ecobonus e del 110%».
Per tessere questa tela, Morabito poté contare su un funzionario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, definito dagli atti un «esempio lampante del capitale sociale». Di lui Morabito diceva «che è un portento che ci farà fare grandi cose», mentre l’altro ne lodava la signorilità, sottolineando che «non si fa vedere o sentire per quello che è e non dice chi è quando ha gli appuntamenti». Infiltrazioni analoghe hanno toccato persino il sindacato, come dimostra il caso dell’esponente della Cisl Edili di Torino arrestato perché «contribuiva al controllo del settore edile da parte del sodalizio, favorendo interessi delle imprese ad esso contigue, procurando l’assunzione di soggetti d’interesse mafioso, fornendo indicazione di imprese vicine alla ‘ndrangheta per affidamento di appalti/sub-appalti».
La forte capacità imprenditoriale dei clan resiste anche in Emilia-Romagna, dove il Prefetto di Bologna Enrico Ricci ha ricordato che «nel triennio 2024-2026 sono state adottate in regione più di 250 interdittive». A conferma della modernità criminale, la Guardia di Finanza ha scoperto persino una “banca cinese” dedita al trasferimento illecito di capitali all’estero tramite “token” di riconoscimento, senza muovere fisicamente il denaro. Tra contrabbando di tabacchi e gasolio «che viaggiava in regime di sospensione di imposta», liquidati dai boss come «un reatucolo», i clan continuano a rastrellare liquidità per puntare ad aziende sane dotate di Soa, indispensabili per vincere gli appalti pubblici. Una metamorfosi continua, dove la forza della ‘ndrangheta passa ormai attraverso la finanza e i colletti bianchi.
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