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campo largo e litigioso

Le scintille tra Conte e Renzi infiammano le primarie

Il leader di Iv: dal Movimento 5 Stelle polemiche stucchevoli

Pubblicato il: 01/11/2026 – 22:51
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ROMA Mentre i tavoli sul programma unitario del centrosinistra si devono ancora riunire, il dibattito tra i leader di partito si è già surriscaldato. Dopo le esternazioni di Giuseppe Conte, che ha messo rigidi paletti all’ingresso di Matteo Renzi in coalizione, è quest’ultimo ad alzare la voce, puntando il dito sulla “polemica stucchevole” dei 5 stelle: “Io non sarò candidato nel listino di maggioranza per mia scelta. Se tornerò in Parlamento, lo farò con i miei voti, non con l’aiutino dei 5 Stelle o del Pd”, rivendica il leader di Iv. Che, poi, a sua volta punge: “Sono eletto ininterrottamente da oltre vent’anni prendendo voti, non scroccando passaggi”. Il nodo principe resta quello primarie: dalle regole ai partecipanti. Se il Pd preferirebbe una sfida a due e, in alternativa, il doppio turno, la preferenza del M5s sarebbe per una competizione allargata e a turno unico. E sono già diversi i candidati papabili: oltre a Giuseppe Conte e Elly Schlein, è possibile si presentino: Alessandro Onorato di Progetto Civico, Franco Gabrielli per Più Uno, poi un rappresentante di Avs, Riccardo Magi per Più Europa e un frontman (o una frontwoman) per Italia viva. Che sia Renzi stesso, come estremo sgambetto a Conte? Secondo alcuni pronostici non sarebbe impensabile, ma dal quartier generale dell’ex ‘rottamatore’ non arriva alcuna conferma. Per Alleanza Verdi Sinistra, invece, spunta l’ipotesi – soffocata sul nascere – di presentare la storica Michela Ponzani (di recente protagonista di un durissimo botta e risposta con Ignazio La Russa sul ‘giovedì nero’ di Milano). Ma lei subito smentisce e lo fa “categoricamente”: “Non sono interessata a partecipare alle primarie del centrosinistra e nessuno me lo ha chiesto – scrive su Instagram -. Mi limito a svolgere il mio lavoro di storica e se qualcuno vuole confutare ciò che scrivo o dico, meglio lo faccia con le fonti”. Intanto, da domani i leader dovranno cerchiare in rosso una data per dare il via – probabilmente già in settimana – ai tavoli tematici sul programma: c’è chi ipotizza un giorno tra martedì e mercoledì. E i parlamentari progressisti sono quasi certi che si inizierà dal lavoro, uno degli argomenti su cui i diversi partiti hanno consolidato la maggiore convergenza. A tal fine, l’appuntamento di mercoledì nella competente commissione della Camera, dove si tornerà a lavorare sul salario minimo, potrebbe cadere a fagiolo: l’ipotesi del campo largo è, seguendo il flusso dell’inflazione, innalzare la proposta iniziale di 9 euro orari a 10. Dal Pd guardano il bicchiere mezzo pieno: “Non partiamo da zero”, ribadisce il responsabile organizzazione Igor Taruffi. “Ci baseremo sul lavoro fatto in questi anni in Parlamento: progetti di legge e risoluzioni condivise” che vanno dal “lavoro” alla “difesa della sanità pubblica” fino alla “scuola”. “Abbiamo in cantiere anche un progetto di legge sull’energia che arriverà a breve. La nostra bussola è chiara”. Anche sull’Ucraina, il punto più divisivo, a suo avviso “le posizioni non sono così inconciliabili. Magari serviranno più giorni, ma non sono preoccupato”. (Ansa)

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